Il viaggio verso l’ignoto: un resoconto sincero e stimolante sui preparativi, sulla motivazione e sull’inizio dell’avventura del Cammino di Santiago.
1 luglio 20266 min di lettura
"Com'è andata la vacanza?"
Raramente ho sentito questa domanda così tante volte come questa volta, dopo il mio pellegrinaggio lungo il Caminho Portugues.
E ogni volta mi viene ancora un piccolo brivido!
Vacanze? Camminare ogni giorno per 20-40 km con 8-9 kg di bagaglio sulle spalle, a volte sotto il sole cocente e talvolta anche con pernottamenti poco tranquilli in ostelli strapieni?
Due settimane con lo stesso ritmo: dormire, darsi una mossa, correre, correre, correre, trovare un ostello, lavarsi, mangiare, dormire?
Era davvero una “vacanza”?
O forse ho semplicemente “viaggiato”? Che cos’è un “pellegrinaggio”? Una sorta di escursione a lunga percorrenza? Oppure l’esperienza è stata completamente diversa?
Beh, sono passate due settimane dal mio ritorno, un tempo decisamente insufficiente per mettere ordine tra tutte le esperienze vissute.
Sento che qualcosa sta cambiando dentro di me.
Non sono partito in un momento di crisi, né nell’attesa di rivelazioni travolgenti che mi cambiassero la vita. Ma naturalmente avevo con me alcuni punti da chiarire, ho trovato delle risposte (in parte sorprendenti) e sono tornato a casa con nuove domande.
«Cambiamento» è forse il termine che meglio descrive la situazione. Le priorità sono cambiate. Alcune cose che fino a qualche settimana fa mi facevano arrabbiare ora mi lasciano indifferente, mentre altre hanno preso il loro posto al centro della mia attenzione.
Più un’evoluzione che una rivoluzione. :-)
Si dice, infatti, che il vero cammino inizi solo quando si raggiunge la meta. Forse è proprio così.
Ciò che mi ha davvero sorpreso, invece, al mio ritorno, è stato il fatto che, a differenza di altri viaggi, mi sono ritrovato molto rapidamente nella routine quotidiana. Anche se da allora la osservo un po’ dalla distanza del Cammino. :-)
Ebbene, quel periodo di stanchezza, quella vita vissuta al limite delle mie possibilità, è stato davvero rigenerante! Ok, stare sdraiato in spiaggia per 2-3 ore, anche solo in vacanza, mi stressa comunque, lo sapevo. Ma il fatto che, dopo 320 km di fatica e stanchezza, mi sarei sentita fisicamente rigenerata, mi ha comunque sorpreso.
Allora, cosa mi porto dietro?
È stata un’esperienza “da sogno”. Non un’esperienza isolata come un viaggio, ma piuttosto una porta d’accesso a un mondo per me nuovo.
Anche se ho già viaggiato molto, non ero mai stato in Portogallo prima d’ora (se non ho sbagliato i conti, è stato il quarantesimo Paese che ho visitato).
Questo Paese e, soprattutto, la sua gente mi hanno conquistato in un batter d’occhio.
Ho avuto il piacere di conoscere tante persone meravigliose e non vorrei rinunciare a nessuno di questi incontri.
È stato un modo di viaggiare completamente “diverso”, ricco di esperienze, ma anche di tranquillità, pieno di serenità, ma anche di momenti di “orgoglio” per aver superato me stessa.
Ricco di incontri gioiosi, ma anche di momenti di solitudine, quando dovevo separarmi di nuovo dalle persone a cui mi ero affezionato.
Ho capito cosa significa essere una “famiglia di pellegrini” e come persone diverse possano percorrere insieme lo stesso cammino.
Ho notato che ogni persona porta con sé due zaini: uno visibile e uno invisibile. E per alcuni, il peso di quest’ultimo era maggiore di quello dello zaino che portavano sulle spalle.
Ho incontrato persone che, per una miriade di motivi, hanno intrapreso lo stesso percorso.
Sono stati forse quei pensionati canadesi che, dopo quattro settimane di vacanza in Europa, hanno deciso spontaneamente e senza alcuna preparazione di percorrere il Cammino?
Era forse quel cinese di Manhattan che, felicissimo, mi ha chiesto una foto sotto la croce del Finistère, perché era riuscito a percorrere il tragitto da Saint-Jean al Capo in 39 giorni, anche se a casa nessuno credeva che ce l’avrebbe fatta?
Era forse l’antiquario di Plymouth che, dopo aver percorso 800 km del Camino Francés, ha deciso di percorrere in senso inverso anche i 240 km del Cammino Portoghese “per rilassarsi”, solo perché il volo da Porto costava meno?
Era forse quel ragazzino di 11 anni che aveva perso una gamba in un incidente stradale e che aveva espresso il desiderio di percorrere insieme ai suoi genitori, ai suoi fratelli e alla sua protesi quei 240 km?
Era forse quella giovane famiglia che, con la loro bambina di due anni, aveva affrontato tutto quel viaggio e sembrava sempre così felice e rilassata?
Erano forse le suore olandesi, che volevano semplicemente stare insieme e trasmettevano tanta armonia?
Sono così tante le impressioni completamente diverse che mi sono rimaste nel cuore.
Mi sono chiesto spesso: cosa contraddistingue i pellegrini, qual è il loro denominatore comune? Di certo non è la religiosità. Ho incontrato sorprendentemente poche persone motivate da motivi religiosi.
L'obiettivo che ci unisce, il percorso, le sfide comuni.
Ma dopo tante discussioni, credo di intuire quale sia il nocciolo della questione:
Dopo il mio viaggio, ho sentito dire innumerevoli volte: «È anche il mio sogno», e poi seguono le scuse: ma sono troppo vecchio, ma non sono in buona salute, ma ho un cane, ma i bambini sono troppo piccoli, ma mia moglie è contraria, ma non ho tempo, ma…
… forse un giorno.
Lungo il percorso, invece, si incontrano solo persone che accettano tutti i propri limiti (e spesso sono ben più grandi di quelli citati!) e che, nonostante tutto, riescono a realizzare il proprio sogno!
Persone che si danno da fare, che prendono in mano la propria vita, che non scelgono la strada più facile per raggiungere la spiaggia dell’hotel all-inclusive.
Questo si percepisce, e si avverte rispetto, ma anche umiltà.
«E per quanto tu possa procedere lentamente, sei comunque più veloce di chiunque stia sul divano a sognare» (citazione di un compagno di viaggio)
Porto, il mare, il paesaggio così tranquillo del nord del Portogallo, il centro storico di Santiago: tutto questo si confonde ancora in un’immagine dalle mille sfaccettature. Ma non sono tanto le immagini esteriori a rimanere impresse, quanto piuttosto quelle interiori.
E sì, la “caminonite” mi ha contagiato. Quella voglia di rifare lo zaino e rimettermi in cammino.
Esplorare nuovi luoghi, conoscere nuove persone, affrontare nuove sfide, tornare a far parte della famiglia.
Dopo il Cammino c’è il Cammino…
Molte cose sono andate bene già al primo tentativo.
Avevo l’attrezzatura giusta, il tempo era perfetto, ho incontrato persone meravigliose, non mi è venuta nemmeno una vescica (anche se ora ho bisogno di un paio di scarpe da trekking nuove…).
Ci sono comunque due cose che farò in modo diverso la prossima volta.
Pianificare ancora meno, essere ancora più spontanei, lasciarsi andare ancora di più, fidarsi ancora di più.
Meno hotel, più ostello. :-)
In fondo si tratta di scegliere tra comodità e incontri. Grazie all’esperienza del mio primo Cammino, le persone hanno acquisito ancora più importanza per me. La comodità ce l’ho anche nella vita di tutti i giorni.
«Alla fine sono sempre gli incontri con le persone a rendere la vita degna di essere vissuta» (Guy de Maupassant)
… anche se a volte si tratta solo di incontrare se stessi.