Il Camino Francés d’inverno: 29 giorni tra neve e freddo
Il Camino Francés a gennaio e febbraio: appunti quotidiani su neve, ostelli chiusi, pensioni, prezzi e menù da Saint-Jean a Santiago.

Dal 19 gennaio al 16 febbraio 2014 il nostro autore ha percorso il Camino Francés da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago de Compostela, in pieno inverno, con la neve sui Pirenei, sulla Meseta, alla Cruz de Ferro e prima di O Cebreiro. I suoi appunti di viaggio, giorno per giorno e in forma telegrafica, su alloggi, prezzi e menù aiutano chiunque voglia organizzare il Camino nella stagione fredda.
Questo resoconto non è né riccamente illustrato né particolarmente strutturato, ma forse può essere utile a chi vuole fare il Camino d’inverno.

Il passo vicino a O Cebreiro
Perché d’inverno?
Il Camino Francés d’inverno: perché? Semplicemente se n’è presentata l’occasione. In un’altra stagione non ci andrei mai, c’è troppa ressa per i miei gusti. Naturalmente all’occasione deve aggiungersi anche la motivazione, ma su questo qui taccio. In ogni caso cercavo più la quiete e la solitudine che la tanto decantata “atmosfera da pellegrini” della guida Outdoor.
Insieme a me, quella stessa domenica, sono partiti da Saint-Jean-Pied-de-Port altri 5 pellegrini. Durante la settimana probabilmente sono meno, perché appena ho cominciato a camminare un po’ più veloce rispetto al piano di tappe ricevuto all’Accueil des Pèlerins, è diventato tutto molto solitario.
Freddo, neve e ostelli chiusi
Il tempo, o meglio le fatiche che ne derivano, d’inverno sono ovviamente diversi. Il freddo non è stato quasi mai un problema finché ci si muoveva; la calzamaglia serve soprattutto negli ostelli freddi… A volte un paio di guanti non avrebbe guastato, ma me la sono cavata anche così. Un berretto caldo (che copra le orecchie) è indispensabile. Purtroppo (tranne che nei bar, raramente riscaldati) non si riesce quasi mai a fare una pausa più lunga di qualche minuto, perché ci si raffredda in fretta. Il vento fischia quasi sempre, e di rado si trova un angolino riparato e soleggiato. Le temperature andavano più o meno da 0 a 10 gradi, la mattina poteva anche gelare. A causa del continuo gelo e disgelo e della pioggia, i sentieri a volte possono essere piuttosto fangosi, ma questo non riguarda le classiche strade sterrate e le autostrade dei pellegrini. Gli attraversamenti dei passi, invece, per via della neve non sono stati proprio uno scherzo: vedi più sotto, negli appunti giornalieri.
D’inverno molte cose sono chiuse: ostelli, pensioni, bar… anche quando c’è scritto “aperto tutto l’anno”… Questo richiede una certa pianificazione, vedi anche le indicazioni più sotto.
Mi sono stati d’aiuto la guida Outdoor (a cui tiro qualche frecciatina più avanti) e soprattutto il sito dei Pilgerfreunde Paderborn, dove si trovano informazioni dettagliate anche sulle pensioni. Naturalmente era possibile solo con lo smartphone. Nei bar e nelle pensioni c’era quasi sempre il Wi-Fi gratuito, ogni tanto anche negli ostelli.
Ho dovuto lottare con la neve il 20/1 sui Pirenei, il 3/2 sulla Meseta, il 7/2 alla Cruz de Ferro, il 10/2 all’inizio della salita verso le montagne e l’11/2 in montagna. La tempesta di neve alla Cruz mi ha costretto ad attraversare sulla strada non sgomberata: una tappa dura. Ancora più dura la salita verso O Cebreiro, 6 km nella neve con cumuli alti più di un metro sul Camino e sulla strada.
La mia attrezzatura
Ecco nel dettaglio la mia attrezzatura:
Comprato nuovo:
- 2 paia di pantaloni leggeri da trekking Schöffel.
- 1 calzamaglia Odlo: sotto i pantaloni da trekking si è disintegrata col tempo, quando me la toglievo “nevicavano” sempre fiocchi neri.
- 1 giacca da trekking McKinley Aquamax, impermeabile per 2 ore, con pile staccabile. Per camminare di solito indossavo solo il pile, tranne con vento molto forte o nelle tappe in discesa, dove non si arriva mai alla temperatura di regime.
- “Intimo tecnico”: 3 boxer e 3 magliette di Tchibo, soldi ben spesi.
- 2 paia di calze da trekking Falke.
- 1 sacco a pelo leggero in cotone per gli ostelli.
- 1 asciugamano outdoor Moorhead, assorbente e veloce ad asciugare: una cosa fantastica.
- 1 mantella Moorhead da 5 €, che regge esattamente una tappa (la 2ª), poi una da 30 € Kohla Tirolean, che resiste a diversi acquazzoni fino a Santiago.
In più:
- I miei vecchi e fedeli scarponi da trekking in pelle Lowa, risuolati, al loro ultimo viaggio.
- 1 paio di calze normali.
- 1 maglioncino leggero a maniche lunghe.
- 1 berretto di lana.
- 1 cappellino con visiera.
- 1 borraccia in alluminio.
- Vari articoli per l’igiene personale.
- Vari articoli da farmacia (cerotti, spray disinfettante,…).
- Coltellino svizzero.
Appunti giornalieri da Saint-Jean a Santiago
Seguono appunti piuttosto telegrafici sulle singole tappe. Prezzi in camera singola o doppia (dividendo ogni tanto la stanza con un altro pellegrino).
18 gennaio: Saint-Jean-Pied-de-Port
Arrivo con TGV e treno regionale.
Accoglienza calorosissima all’Accueil des Pèlerins, nonostante fossero già quasi le 8 di sera.
Ostello comunale pulito, caldo, spazioso, gestori simpatici. Se tutti gli ostelli fossero stati così…
Gli altri fanatici si alzano alle 6 del mattino dopo! A quel punto non serve a niente restare a letto. È ancora buio pesto quando lascio l’ostello per ultimo, ed è un po’ faticoso trovare la strada. Qui in Francia non c’è ancora la freccia gialla luminosa come segnaletica.
19 gennaio: Roncesvalles
Pensione Casa Maria per 30 € (singola). Si mangia bene: il menù del giorno a pranzo da 17 € è decisamente migliore (e più caro) del menù del pellegrino da 10 € la sera.
Di notte ha nevicato! Quindi il giorno dopo si arranca nella neve.
20 gennaio: Zubiri
Pensione Usoa 21 € (singola), bucato gratis. Per quel prezzo è una bomba.
Il menù da 10 € nel bar vicino al palazzetto dello sport sulla strada principale (Bar Cafeteria Polideportivo) era accettabile sia a pranzo sia a cena.
21 gennaio: Cizur Menor
Brutto percorso su strade di cemento attraverso Pamplona.
L’albergue locale è di una strettezza catastrofica. Una stanza viene stipata con 8 pellegrini, le altre restano vuote. Mi tiene lontano dagli ostelli per giorni.
Menù molto modesto da 10 € all’Asador Tremendo.
Da ricordare: le grandi camerate di russatori hanno almeno il vantaggio, perlomeno d’inverno, che ci si può distribuire un po’. Le stanze piccole vengono riempite senza pietà.
22 gennaio: Estella
Fin qui 40 km, perché lungo la strada era tutto chiuso. Un po’ troppo per la quarta tappa, me ne sarei pentito più avanti.
Hostal Cristina: 45 € (doppia), riscaldamento solo a tempo, quindi un buco gelido.
Da ricordare: problema generale degli hostal: accendono il riscaldamento solo quando arrivi, e nella stamberga ormai gelata spesso non serve a niente, o solo dopo ore.
Quasi di fronte, l’ottimo ristorante Astarriaga: niente menù del pellegrino, ma un buon menù del giorno.
Da ricordare: il menù del pellegrino è spesso pessimo, mentre un menù del giorno un po’ più caro può essere buonissimo. Quindi non essere tirchio! Inoltre la qualità del vino tinto servito sembrava calare da est a ovest. Oppure, col tempo, quel vinaccio proprio non lo si sopporta più.
23 gennaio: Los Arcos
Pensione Mavi: buon alloggio per ben 45 € (doppia). Il menù nel bar annesso, ai soliti 10 €, piuttosto modesto.
24 gennaio: Viana
Pensione semplice per 25 € (doppia) con lavatrice. Cena all’Hotel Palacio de Pujadas molto buona.
25 gennaio: Navarrete
Albergue El Cántaro: camera doppia per 30 € (doppia), che, quando chiediamo un bagno privato, ci concedono nell’ala dell’edificio in realtà chiusa. Il bagno è in effetti separato, ma siamo soli.
Cena al ristorante El Molino molto buona: come dessert formaggio con dulce de membrillo.
Si instaura la routine del pellegrino: colazione (spesso; non sempre c’è qualcosa di aperto…), camminare, check-in, doccia, stendersi, cena, dormire.
26 gennaio: Nájera
Hostal Hispano 30 € (singola)
Il menù del pellegrino al ristorante El Buen Yantar per 9 €, su consiglio della Outdoor, è stato uno dei migliori.
La sera al pronto soccorso dell’ospedale. Non devo aspettare nemmeno 5 minuti, in compenso dovrebbe costare 138 €.
Diagnosi: tendinite al piede destro. Questa diagnosi semplice mi fa avere uno sconto: ora fanno 50 €.
Terapia: prendere diclofenac, raffreddare con il ghiaccio e fare tappe più brevi (ah ah…).
L’ospedale non accetta né carte né contanti: le spese di cura devo versarle in banca, il che si rivela complicato. Solo la banca dell’ospedale, Ibercaja, mi prende i soldi, come se stessi chiedendo un piccolo prestito, dopo una lunga sosta allo sportello.
27 gennaio: Santo Domingo de la Calzada
Albergue Cofradía: spazioso, accoglienza burbera ma cordiale. Chiude alle 9: come si fa a mangiare fuori, se prima delle 8 e mezza non si trova niente? Non resta che mangiare quello che c’è nello zaino.
Almeno è riscaldato 24 ore su 24.
La solitudine si fa sentire. Anche se l’ho cercata, a volte è troppa. E di cosa si dovrebbe mai parlare con i coreani? Sul Camino sono nettamente la maggioranza. Camminando non ci si sente mai soli, ma appena hai fatto il check-in…
28 gennaio: Belorado
Pensione Toni per 28 € (singola)
Per il resto in paese non succede niente. Menù del pellegrino al ristorante Bulevar modesto.
29 gennaio: Agés
Albergue San Rafael: dormitorio strettissimo, grande come una piccola camera doppia ma con 3 letti a castello, contrariamente a quanto descritto nella Outdoor. Personale gentile e cibo buono. Caldo.
Da ricordare: riscaldamento “presente” non vuol dire riscaldamento “acceso”, e riscaldamento “acceso” non vuol dire “dentro fa caldo”. Qui per una volta andava bene.
Oggi si risolve un mistero: negli ultimi giorni mi veniva sempre incontro la stessa coppia spagnola, era diventata una gag ricorrente. Oggi ad Agés sono in quattro. Vanno in macchina tutti e quattro alla meta della tappa successiva, due scendono, gli altri due tornano indietro in macchina e percorrono il Camino nella direzione giusta. I primi due poi la sera riportano la macchina alla meta. Così non devono portare bagagli, però fanno il doppio della strada in macchina. Fanatici!
30 gennaio: Rabe de las Calzadas
Dopo aver attraversato Burgos (che strazio…). A Burgos vedo per l’ultima volta gli spagnoli che mi venivano “incontro”. Oggi non erano ancora nemmeno partiti, perché erano in città a fare shopping. Sul Camino ci sono pellegrini e turisti…
Albergue Liberanos Domine: caldo, cibo piuttosto semplice ma abbondante. Un po’ sconcertante vedere la padrona di casa sempre in una vestaglia stravagante.
Nota: l’ostello di Hornillos del Camino non era più aperto, anche se avrebbe dovuto esserlo (chiusura prevista solo a febbraio).
31 gennaio: Itero de la Vega
La tappa (lunghissima) fin qui è stata la migliore finora. Dopo la salita oltre Castrojeruz, panorami favolosi. In più il tempo era splendido. Non riuscivo quasi a frenarmi.

Panorama vicino a Castrojeruz
Albergue Fitero: freddo nonostante il riscaldamento (solo fino alle 8!), di giorno il dormitorio resta aperto per arieggiare… Cibo molto rustico. Se l’oste non apre il cancello alle 7 e mezza come promesso, tocca scavalcarlo…
1 febbraio: Carrión de los Condes
Dopo un estenuante vento contrario e una salita continua si arriva all’Albergue Espíritu Santo.
Roba da matti. Materassi così sfondati che in alcuni casi ci hanno infilato sotto pannelli di truciolato. Per me il romanticismo del pellegrinaggio finisce dove comincia l’ernia del disco. 2 € di supplemento per 3 ore di riscaldamento, che in quella baracca piena di spifferi se ne va dalla finestra. Ho patito il freddo tutta la notte, nonostante 5 coperte. 2 suore arrivano alle 9 e mezza per il coprifuoco! Abbassano le tapparelle “così non fa freddo…”. Ah ah! Il colmo. Maaai più!
Forse un recensore della Outdoor dovrebbe stendersi su un letto (e mettersi sotto una doccia, vedi sotto) prima di scrivere qualcosa su un alloggio.
I 18 chilometri senza soste del giorno dopo passano sorprendentemente in fretta: un bar ha pietà di noi ed è aperto, cosa che naturalmente sfruttiamo per una pausa.
2 febbraio: Moratinos
Hostal Moratinos: elegante, ma caro. La camera a 45 € (doppia) va benissimo, ma il cibo: ogni minima cosa si paga a parte, perfino il pane. Vino 10 €! In due lasciamo lì 85 €.
Eravamo comunque contenti di averlo trovato, perché nel paese prima l’ostello “Jacques de Molay” non era ancora aperto, anche se avrebbe dovuto esserlo da febbraio. Semplicemente non ne avevano voglia. E io non ho voglia di telefonare ogni giorno in anticipo per sapere se è aperto. Del resto, raramente qualcuno risponde.
La mattina ci sono 5 cm di neve! Forte.

Hostal Moratinos
3 febbraio: Calzadilla de los Hermanillos
Casa el Cura: sensazionale. Casa bellissima e uno dei migliori menù lungo il cammino. Il padrone di casa, simpatico e spiritoso, apre solo per me, perché al bar del paese vado a elemosinare una pensione. 35 € (singola), 50 € con la mezza pensione. Vale ogni euro.
4 febbraio: Arcahueja
Albergue La Torre: in realtà è chiuso, ma gentilmente apre per noi. Cibo piuttosto modesto, colazione già preparata la sera prima. Insomma. Però faceva un bel caldo. Ciononostante, ancora una volta danno sui nervi queste fisime da ostello: scarpe da lasciare fuori (come dovrebbero asciugarsi con questo freddo?), zaino vietato nel dormitorio…
Prima, a Puente de Villarente, a quanto pare non avevano voglia di aprire, anche se era febbraio e quindi avrebbe dovuto essere aperto.
5 febbraio: Villar de Mazarife
Di gran carriera attraverso León: chi ha voglia di camminare attraverso una città?
Albergue San Antonio de Padua: un’accoglienza molto personale e fuori dal comune da parte di Carlos, pellegrino veterano, che al mio arrivo mi offre il pranzo. Ma un freddo cane nonostante qualche ora di riscaldamento. Doccia solo tiepida.
Da ricordare: bisogna sempre chiedere se il riscaldamento è già acceso in quel momento. Altrimenti meglio proseguire. Oppure passare tutta la sera con Carlos davanti al camino. È notevole con quanta passione si prenda cura del benessere dei pellegrini (nei limiti delle possibilità tecniche…). I ringraziamenti nel libro degli ospiti lo commuovono quasi fino alle lacrime. Purtroppo ho capito troppo poco di quello che mi ha raccontato in spagnolo.
Dopo León il Camino si fa più affollato. Sembra che qui comincino in molti.

Hospital de Órbigo
6 febbraio: Astorga
Arrivo sotto un acquazzone nella cittadina del cioccolato e dei buongustai.
Albergue Municipal per 5 € OK. Caldo. Ma che russare… Ancora una volta ne ho fin sopra i capelli degli ostelli.
Ottimo menù da 10 € al ristorante Aizkorri, tra i migliori lungo il cammino.
7 febbraio: Rabanal del Camino
Hostal El Refugio per 35 € (singola). Cibo piuttosto modesto. Il riscaldamento nella camera gelata ha bisogno di tempo per carburare. Nel complesso un po’ troppo caro.
Con un forte vento contrario oltre la Cruz de Ferro sulla strada innevata. Dopo, un bocadillo con tortilla fantastico a La Posada del Peregrino (El Acebo) e un camino acceso! Ma non proprio economico.

Cruz de Ferro
Il tratto successivo è molto bello, sia per il paesaggio sia per il sentiero. Finalmente non un’autostrada, ma un vero sentiero escursionistico. E subito la Outdoor, forse per paura di cittadini di pianura dai piedi doloranti e dalla querela facile, fa finta che la discesa sia un inferno. No, è semplicemente un sentiero alpino, ed è proprio divertente.
8 febbraio: Molinaseca
El Palacio. Camera ottima per 35 € (singola) in una casa di stile proprio accanto al ponte vecchio. Subito caldo. Cibo (menù normale) niente male. Soggiorno molto piacevole.

Molinaseca
9 febbraio: Cacabelos
Hotel Villa de Cacabelos, quasi di categoria media, per appena 36 € (singola) colazione inclusa (cosa del tutto atipica in Spagna). Atmosfera purtroppo un po’ asettica, ma comunque una buona scelta. E finalmente all’asciutto, dopo una pioggia battente…
Il ristorante di lusso “Moncloa de San Lázaro” merita davvero la menzione nella Outdoor: in confronto carissimo, ma cucina ottima. La domenica sera, del resto, non c’era nient’altro di decente aperto… Il locale è pieno zeppo.
10 febbraio: Ruitelán
Rovesci di neve tutto il giorno.
A Vega de Valcarce evidentemente non avevano voglia di aprire una pensione per un pellegrino solo. Anche a Herrerías tutto chiuso, compresi i bar “aperti tutto l’anno”. Quindi di nuovo indietro a Ruitelán, all’ostello dei buddisti. Rustico, ma accoglienza cordiale. Cibo ottimo! Mezza pensione per 15 €: niente da ridire, finché si è solo in due nella stretta camera da 6. L’altro è un francese partito da casa, da qualche parte in Normandia: rispetto.
11 febbraio: O Cebreiro
Hotel O Cebreiro: oggi una bella batosta. Invece che sulla strada ho camminato sul Camino. Da La Faba sono finito nella neve alta. Ora fino alla caviglia, poi fino al ginocchio, e ogni tanto uno sprofondo fino ai fianchi in un cumulo di neve. Stavo già per tornare indietro quando nella nebbia ho visto le case di Laguna de Castilla. Lì, al bar, ho incontrato 3 spagnoli. Pensavo che sapessero il fatto loro e sono ripartito con loro (“Lo spazzaneve arriva subito…”), ma con loro ho continuato a guadare la neve alta sul Camino (“Questa è la strada, al 100 %!”). Naturalmente lo spazzaneve non è mai arrivato. Bagnato, intirizzito e senza più sensibilità nelle dita dei piedi, ho preso subito la prima camera. 40 € (singola) per un riscaldamento tiepido: decisamente troppo caro. Anche il cibo non proprio travolgente, ma accettabile.

Vicino a O Cebreiro
Dopo Triacastela comincia il bel paesaggio galiziano, che mi ricorda molto l’Inghilterra o l’Irlanda. La parte migliore del Camino, anche per quanto riguarda il percorso. Sono più sentieri escursionistici che autostrade dei pellegrini. A quanto pare, però, fanno allo stesso tempo da canali di scolo: spesso si cammina nell’acqua o bisogna aggirare pozzanghere enormi. Da qui in poi piove anche più spesso e le mie scarpe non si asciugano più del tutto.

Vicino a San Xil
12 febbraio: Calvor
Dopo 40 km di cammino si è contenti anche di un ostello pubblico galiziano: per 6 € non male, ma purtroppo niente coperte. Non servono nemmeno più di tanto, visto che è caldo tutta la notte. Piedi nel pile e giacca come coperta bastano. Cena con quello che c’è nello zaino, perché nei dintorni non c’è niente.
La custode, che sferruzza quasi senza sosta, in questa stagione sembra non avere molti ospiti e per questo, a quanto pare, ha perso ogni senso dello spazio e del tempo. Solo al terzo tentativo riesce a timbrarmi la data giusta sulla credenziale. All’inizio pensava di essere ancora a gennaio, e una volta chiarito il mese siamo riusciti solo a fatica a metterci d’accordo sul giorno.

Da qualche parte…
Ed ecco una foto per tutti quelli che non riescono a immaginare con quanta violenza possa infuriare la tempesta sul Camino:

13 febbraio: Portomarín
Albergue / Pensione Ultreia, 25 € (singola), bagno separato, il bucato lo fa la padrona di casa per 3 €: che servizio! Riscaldamento dalle 7 fino al mattino presto! Si sta bene! Tranne per il gruppo di 4 spagnoli convinti che il resto del mondo debba sentire in ogni momento dove si trovano.
Dopo cena nell’unico ristorante aperto esco nello stesso momento di una coreana. Lei praticamente scappa da me, anche se non faccio il minimo tentativo di attaccare discorso. Forse, come pellegrina che viaggia da sola, è già stata importunata abbastanza volte. Mi hanno detto che succede fin troppo spesso. Non tutto è bello sul Camino.
14 febbraio: Palas de Rei
Ben 40 € (singola) a La Cabaña, 500 m prima del paese e subito dopo i due ostelli. Decisamente troppo caro, anche se la doccia a un certo punto è diventata abbastanza calda e la stufetta elettrica entra subito in funzione (mentre gli spagnoli di solito accendono il riscaldamento per principio solo dopo il 2° o 3° reclamo, oppure solo dalle 7 di sera, presumibilmente “automático”). Almeno con una colazione abbondante inclusa. E il pulpo gallego da 9 € nel ristorante “poco suggestivo” (Outdoor) è più tenero di quello da 16 € nel locale di lusso di Cacabelos (vedi sopra).
Nel paese, non particolarmente attraente, non ho trovato alternative. Visto così, a quanto pare non ho scelto l’alloggio peggiore. Tutto il pomeriggio piove a catinelle, per fortuna ho già fatto il check-in.
15 febbraio: Arzúa
La Pensione Arcano costa 24 € (singola), prezzo che mi viene presentato come tariffa di bassa stagione. Va benissimo, solo che il timbro non me lo danno per un presunto cambio di proprietario!? Me lo faccio fare alla Paradillera Os Caqueiros lì accanto. Lì per 9 € servono quantità finora mai viste.
La mattina sveglio alle 5, partenza alle 6; uscito da Arzúa, attraverso sentieri nel bosco al buio pesto finché non comincia timidamente a schiarire. Di solito la freccia gialla la si vede brillare senza problemi alle prime luci dell’alba, ma oggi c’è nebbia nella valletta lungo il ruscello, tanto che non vedo nemmeno dove metto i piedi. Poi però, a poco a poco, il tempo si fa splendido e decido di tirare dritto fino a Santiago.
16 febbraio: Santiago de Compostela
PR Mafer B&B per 27 € (singola) colazione inclusa, 2 notti, visto che ho unito le ultime due tappe. Per quel prezzo va bene, ed è vicinissimo al centro storico. Si sente un po’ il traffico e la fermata dell’autobus davanti alla casa.

17 febbraio: Santiago de Compostela
Momento clou la Messa del pellegrino alle 12 in cattedrale. E ho avuto fortuna: nonostante la bassa stagione, il “Botafumeiro”, un enorme turibolo appeso a una fune lunghissima, viene fatto oscillare attraverso il transetto: che spettacolo!
Cena alla Casa Paredes consigliata dalla Outdoor, dopo che altri 2 locali consigliati erano chiusi. 9 € per il menù, come prezzo ovviamente imbattibile, come qualità a metà classifica tra i menù del pellegrino divorati. Niente riscaldamento, un freddo cane, forse per questo dentro non c’era nessuno a parte noi. È anche fuori dal giro turistico.
18 febbraio: Santiago de Compostela
Il pranzo al Bierzo Enxebre (altro consiglio della Outdoor) è migliore di quello della sera prima (11 €), ma non c’è da lodarlo poi così taaanto. Ciliegie sotto spirito con il café solo (incluso nel menù). L’ambiente però è di tutt’altra classe.
Pernottamento al Parador per 155 € (doppia) colazione inclusa. Il posto ha stile, ma sembra un po’ consunto. Si paga il nome e la posizione. Comunque non una brutta conclusione per un pellegrinaggio. La colazione a buffet, spumante compreso, non lasciava nulla a desiderare.

Parador Hotel
La cena al Maria Catana (consiglio della Pensione Mafer) è stata ottima, nonostante sia sul giro turistico. Un po’ cara, certo, ma ogni tanto bisogna anche sapersi staccare dal menù del pellegrino.
19 febbraio: Santiago de Compostela
Ultimo pasto al Cre Cotte (proprio dietro la cattedrale, vicino alle scale) per 11 €, niente male, e almeno con (una piccola porzione di) pulpo. Durante l’ultima passeggiata tra i vicoli incontro di nuovo il francese. Se ci si prende 2 o 3 giorni, si rivedono per forza alcuni dei compagni di cammino, che arrivano a poco a poco anche loro: la cittadina non è poi così grande.
Poi volo di ritorno.

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