Camino Francés: il diario sincero di Sabrina in 33 tappe
Nell’ottobre 2022 Sabrina David ha percorso il Camino Francés da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago: il suo diario in 33 tappe con foto.

Nell’ottobre 2022 Sabrina David ha percorso il Camino Francés e, giorno dopo giorno, ha condiviso le sue esperienze, le sue emozioni e le sue foto nel gruppo Facebook di jakobsweg.de. Questi racconti di Sabrina sono stati letti da migliaia di pellegrini, e moltissimi si sono lasciati ispirare da lei.
Il cammino di Sabrina ha oscillato tra lacrime e danze. Il suo racconto è lungo (a dire il vero è il racconto più lungo di jakobsweg.de), eppure vale davvero la pena leggerlo, perché ti porta con sé nel viaggio emotivo dai Pirenei fino a Santiago.
Prenditi quindi il tuo tempo per leggere, preparati due tazze di tè e goditi il privilegio di guardare Sabrina da sopra la spalla mentre è in cammino.
Si parte:
Tappa 1: Saint-Jean-Pied-de-Port – Roncesvalles (24,5 km)
Ieri ero ancora un po’ in ansia per il cammino: ce la farò? Sarà troppo alto, troppo lungo, troppo qualcosa? Probabilmente è anche una cosa che voglio lasciarmi alle spalle lungo il cammino: sottovalutarmi.
Il percorso di oggi non si può descrivere a parole, con tutta la sua bellezza ha reso questa giornata indimenticabile.
Alle 7.05 sono uscita da SJPDP insieme ad alcuni altri pellegrini e la strada è subito salita in modo piuttosto ripido e costante. Ma la splendida alba e il silenzio condiviso, che tutti i pellegrini rispettavano, erano incantevoli.
La prima ora e mezza è volata, nonostante la fatica e la pelle sudata mi sentivo completamente felice.
La prima salita è stata dura, così dura che ho tirato fuori la mia tavoletta di cioccolato ancora prima della prima pausa. Mi sono semplicemente fermata, ho rovistato fino a trovare la buona Lindt al caramello salato e ne ho mangiato 1/3 tutto d’un fiato. Mi ha fatto bene. Poi sono tornate le forze e sono ripartita.
Ho pensato a tantissime cose, a persone che un tempo facevano parte della mia vita, ma da cui ho preso le distanze. Ogni decisione è sempre stata giusta? Lascio semplicemente arrivare i pensieri e so che hanno una loro ragione. Il cammino è così impressionante e fiabesco. I miei occhi vedono lontanissimo. Questo mondo è bellissimo e qui mi concedo un regalo meraviglioso.
Le pecore e i cavalli sui Pirenei se ne vanno in giro liberi così. Mi trasmettono pace e calma. Assorbo ogni momento, ogni secondo. Cerco di riporre tutto nel mio cuore, come nel mio zaino, e spero di potermi nutrire a lungo di queste impressioni e di questi momenti una volta tornata a casa. Sono così orgogliosa di me. Sono in cammino da più di due settimane e sono andata a piedi dalla Francia alla Spagna.
L’ostello qui è enorme. 180 letti, credo… abbiamo mangiato tutti nel ristorante accanto, organizzato dalla chiesa. Poi siamo andati anche alla messa, che mi ha toccata molto. C’erano anche Philipp, Christine e Marie Claire. Quei tre sono così carini.
Domani si riparte e non si dice più Bon Chemin ma Buen Camino.



Tappa 2: Roncesvalles – Zubiri (22 km)
Stamattina, dopo la colazione, alle 7.30 mi è sembrato che tutti i 183 pellegrini dell’ostello partissero insieme in direzione Zubiri. Una schiera di persone da tutto il mondo, giovani e anziani mescolati. Era un modo nuovo ma bello di vivere il pellegrinaggio, anche se fresco, con circa 9 gradi. Adesso faccio parte di una massa!
Dopo 7-8 km il gruppone ha cominciato pian piano a sciogliersi. I primi si sono fermati e alcuni mi hanno superata a passo svelto. A un certo punto mi sono ritrovata persino a camminare da sola.
I primi chilometri attraverso piccoli villaggi spagnoli. Il primo bar con le tapas: naturalmente poco dopo le 10 mi sono ordinata la prima piccola delizia spagnola. Alla versione con cozze e polpo, però, alle 10 del mattino non ho ancora osato avvicinarmi. Era un pomodoro con mini-mozzarella e pesto, che conoscevo già. Più tardi ho mangiato anche il melone più buono di tutti i tempi.
Il cammino oggi non ha avuto vita facile con me… con la testa ero ancora tutta presa da ieri, e quella esperienza meravigliosa si fa sentire ancora oggi.
Arrivata a Zubiri c’era un fiume in una posizione meravigliosamente idilliaca. Ci si siede qui insieme ad altri pellegrini, si rinfrescano i piedi e ci si rilassa sotto i caldi raggi del sole.
Il nostro albergue ha due stanze con 4 letti a castello ciascuna. Stasera Lin e io andiamo a mangiare al ristorante.
Oggi non ho pensato a molto… ho solo camminato… ho fatto pause… mi sono concessa una bibita in ogni punto possibile e ho continuato a camminare attraverso il paesaggio roccioso. Penso ai miei cari a casa e mi fa stare bene il pensiero che mi stiano aspettando e che seguano il mio cammino qui.
Non voglio pensare al fatto che sarò in cammino ancora per 5 settimane. Vivo giorno per giorno e ho una meta ben precisa in testa.



Tappa 3: Zubiri – Pamplona/Zizur Mayor (26 km)
Stamattina sono partita prima delle 7. Dopo 3 minuti sono arrivata a un ponte che portava fuori da Zubiri. Nessun lampione in vista e il sentiero era sassoso. Dietro di me sentivo già il ticchettio dei bastoncini da trekking degli altri pellegrini e ho trovato molto comodo che un compagno di cammino avesse con sé una torcia, così per i successivi 15 minuti ci ha reso il sentiero un po’ più visibile.
Così è nata una bella chiacchierata con un australiano, che però in origine se n’era andato dall’Austria più di 40 anni fa e parlava benissimo il tedesco.
Per i chilometri successivi ho avuto una bella conversazione e anche la mia storia è stata ascoltata con grande interesse.
Dopo un po’ ho deciso di allungare il passo per stare un po’ per conto mio, ed è una cosa del tutto normale sul cammino. Quando si è parlato abbastanza, ci si augura un cordiale Buen Camino e si prosegue. Fanno tutti così e tutti accettano questo bisogno.
Dopo circa 9 km, erano le 9, ho sentito già la musica spagnola del primo bar. Lin era già seduta lì con Bill, un americano. La tortilla che ho ordinato lì era pazzesca. Spinaci, formaggio, patate, buonissimaaa: sicuramente proverò a rifarla in Germania.
Anche questa giornata è volata e presto ero già a Pamplona. Pamplona, con il suo fascino e il temperamento spagnolo, mi è piaciuta moltissimo. Ho visitato la grande cattedrale e ne sono rimasta davvero impressionata.
Mi sono seduta comoda davanti a un bar moderno, mi sono goduta un buon toast con formaggio di capra e una birra con gazzosa.
Ben presto ho incontrato Lin, avevamo appuntamento con Philipp, Marie Claire e la cara Christin. Abbiamo bevuto un ultimo drink insieme e ci siamo abbracciati con tanto affetto al momento dei saluti. Per loro tre domani si torna a casa. Lin e io camminiamo ancora 5 km e dormiamo in un Airbnb. Una simpatica signora spagnola affitta una stanza del suo appartamento arredato in modo delizioso.
Tra poco Lin e io facciamo ancora una passeggiata in paese e cerchiamo qualcosa di buono da mangiare.
Ieri sera siamo stati seduti insieme a qualche pellegrino tedesco, è stato super simpatico. Sono curiosa di vedere quante volte ci si rivedrà ancora.



Tappa 4: Pamplona/Zizur Mayor – Puente la Reina (20,5 km)
La giornata di oggi è cominciata come sempre al buio, il bello è che così ti godi un’alba davvero stupenda.
Oggi si è salito ancora qualche metro fino alle pale eoliche e alle sagome dei pellegrini sull’Alto del Perdón. Questo tratto era bello-bellissimo, non riuscivo a smettere di fare foto.
Per alcuni chilometri si è scesi su ghiaia. Lungo la strada ho incontrato anche un uccellino che si avvicinava a me sempre di più. A quanto pare voleva raccontarmi qualcosa.
Oggi per la prima volta ho visto dei mandorli.
In un bar lungo il cammino ho bevuto una cioccolata calda per tirarmi su. Anche gli avanzi deliziosi di ieri mi hanno dato energia per strada. Non so perché, ma trovo super piacevole sedermi a lato del sentiero con un po’ di provviste e osservare gli altri pellegrini che passano. Qualcuno completamente assorto, qualcun altro di fretta, altri ancora che chiacchierano.
Purtroppo da stamattina avevo un po’ di dolore alla tibia sinistra. Per questo la pausa mi ha fatto proprio bene.
Oggi ho chiacchierato solo con pochi pellegrini. Volevo concentrarmi su me stessa, e i volti noti li ho rivisti solo più tardi all’arrivo.
Oggi Lin e io restiamo a Puente la Reina, abbiamo scelto l’ostello parrocchiale, diverse stanze con letti a castello, la notte costa 7 euro. Quando sono arrivata, purtroppo il dolore alla tibia non era affatto poco, così per prima cosa ho messo i piedi in alto e mi sono davvero addormentata per 20 minuti. Mi frustra un po’ che adesso arrivi proprio questo stupido dolore, dopo che per tre settimane non ho avuto né vesciche né niente.
Dopo il mio power nap mi sono sentita un po’ meglio mentalmente. Così sono riuscita ad andare ancora in farmacia. Spray ghiaccio, ibuprofene e Voltaren spero che aiutino. In più mi sono seduta sulla riva del bellissimo fiume e così ho potuto rinfrescare meravigliosamente la tibia. Adesso spero davvero tanto che passi.
La notte lo dirà.



Tappa 5: Puente la Reina – Estella (21,5 km)
La notte è stata abbastanza tranquilla e oggi sono riuscita a dormire fino alle 6.30. Il primo pensiero è andato alla tibia, che sembrava piuttosto a posto. Sollevata, mi sono vestita e alle 7.30 mi sono messa in cammino per uscire dalla città.
Il percorso di oggi saliva attraverso alcuni tratti boscosi, su ghiaia e sentieri di sabbia rossa. Una specie di pineta adornava il paesaggio, insieme a fiori gialli. Poi sono arrivati i campi già mietuti. La vista ampia e lontana oggi era di nuovo di una bellezza mozzafiato.
Il mio sollievo era destinato a durare. La mia tibia ha tenuto.
Non ho perso quasi nessuna occasione per fare una pausa ed ero piena di pensieri felici. Un estremo rispetto a ieri. Mi accorgo sempre di nuovo che i dolori imprevisti mi rendono insicura in fretta. Sulle note di Udo Lindenberg, “Mein Body und ich”, ho stretto un patto con il mio corpo. Lui adesso tiene duro e io da novembre lo lascio riposare.
Lui ha detto: “Va bene!” e così il mio corpo e io siamo compagni d’avventura. Lo siamo sempre stati, in realtà, ma a volte devo ricordarglielo!
Continuo ad ascoltare musica e mi godo il cammino, ogni passo e ogni pensiero che mi viene. Poco dopo incontro Andrea. Sembra contenta e facciamo un bel pezzo di strada insieme. Subito ci ritroviamo in conversazioni profonde. A turno viviamo momenti molto emotivi, ci sentiamo capite a vicenda. È una sensazione davvero bella.
Per niente stanca e allegra arrivo a Estella, dove Lin mi ha già tenuto un letto. L’ostello è grande e piuttosto moderno. Con l’atmosfera che c’è qui viene subito da pensare che siamo tutti parte di una comunità fantastica.
Ci siamo tutti presi un attimo di pausa dalla vita vera e, non so come, qui sento solo energia positiva.
Oggi sono così in forma che faccio ancora un giro in città. Il mio sapone è finito. Trovo di nuovo un fiume. Stavolta non ci entro, ma mi godo la vista. Al supermercato compro un po’ di provviste per domani. Ora mi siedo in giardino e mi riposo. Più tardi Lin e io andiamo ancora in una cioccolateria.



Tappa 6: Estella – Torres del Río (28,5 km)
Stamattina non ne avevo proprio voglia! Volevo semplicemente dormire fino a tardi e i 28 km di oggi mi spaventavano un po’. Non volevo far arrabbiare di nuovo la mia tibia e preferivo essere prudente.
La notte è stata rumorosa, mi sono svegliata 3-4 volte e prima ancora delle 6 il primo pellegrino ha pensato bene di dover riordinare per minuti interi i suoi sacchetti di plastica, facendoli frusciare a più non posso. Io ho fatto la testarda e sono rimasta a letto fino alle 6.30.
Tutto il resto è andato al rallentatore, visto che oggi non ero poi cosìiii motivata. Ieri sera mi ero tenuta aperta l’opzione di fare solo 20 km. Ma quando Lin mi ha detto che si può prenotare su Booking.com e avere il letto assicurato, insieme al letto ho prenotato anche i 28 km. Che importa se li faccio oggi o domani!
Comunque, in un angolo della testa avevo ancora il pensiero: alla peggio ti fermi a 20 km. Stamattina l’obiettivo era prima di tutto partire. Così, come sempre, sono uscita dalla città ancora al buio.
Il percorso oggi aveva di nuovo un bel po’ di dislivello. C’era anche una variante più pianeggiante, ma non l’ho vista, ed è stato meglio così. Il tragitto era di nuovo bellissimo e vario. Sono passata per tratti di bosco, attraverso tanti campi, per piccoli paesini dove si poteva fare rifornimento.
Dopo 20 km sono arrivata nel paese che sarebbe stato la mia opzione per fermarmi prima in questa tappa. Mi è stato subito chiaro… Naaa, ce la faccio ancora… forza, i 7-8 km li faccio.
E lì c’era Andrea, e io ero felicissima. Abbiamo camminato un pezzo insieme e poco dopo eravamo di nuovo sedute nel caffè successivo. Abbiamo bevuto una birra e mangiato cioccolato.
Abbiamo anche visitato la chiesa insieme e i 7 km successivi sono volati via chiacchierando come niente. Lei aveva il suo alloggio 800 m prima del mio e alla fine è stato davvero un peccato che i 28 km fossero già finiti.
Arrivata al mio alloggio, ho lavato di nuovo tutto in una vera lavatrice. Ogni tanto è proprio bello. Domani ho solo 21 km davanti a me.
Ogni giorno è nuovo e diverso. È davvero pazzesco che qui io riparta ogni giorno e che alla fine della giornata mi sembri sempre di nuovo tutto assolutamente giusto!



Tappa 7: Torres del Río – Logroño (21 km)
Dopo che ieri sera nella cappella ci hanno offerto un piccolo concerto spagnolo, ho dormito davvero bene. Poco prima delle 6, però, la notte era già finita. I primi sono partiti. Mi sono proprio spaventata quando mi sono svegliata alle 6.30 e ho visto che, a parte un signore anziano e me, erano partiti tutti. Ma dove vogliono andare tutti con questo buio, ho pensato?
Beh, ho impacchettato tutto in fretta e mi sono presa ancora un cappuccino dal distributore dell’ostello. Quando fuori, nel buio pesto, ho guardato l’orologio, segnava le 7.05… dopo pochi metri ho dovuto constatare che senza la mia lampada frontale non trovavo la strada, e così ho rovistato di nuovo nello zaino per armarmi della mia frontale.
In quel momento sono arrivati i successivi: Angelo, che più tardi avrebbe avuto ancora un suo ruolo, mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto. Più tardi abbiamo camminato insieme per qualche chilometro e abbiamo fatto le prime foto dell’alba.
Il percorso di oggi all’inizio era molto bello, ma più avanti è passato anche per parecchie zone industriali.
Logroño si vedeva per la prima volta già 10 km prima di arrivarci. Una città enorme. Dopo 21 km sono arrivata e ho rivisto Angelo nel secondo ostello!
“Resta qui, cuciniamo insieme”, mi ha detto quando ci siamo rivisti. Io però per il momento ho proseguito.
Con Lin e Felix ho bevuto qualcosa in un bar e quando Felix ha raccontato che andava da Angelo a cucinare con lui, la mia pancia ha detto… “Ehi, sembra bello, adesso ci vado anch’io.” In men che non si dica siamo andati in quattro a fare la spesa con Ken, un irlandese di 71 anni, e poi abbiamo cucinato insieme nell’ostello. Alla fine eravamo in 7-8 seduti a tavola. C’erano anche Carrell dall’Olanda ed Ed dalla Gran Bretagna. A dire il vero non mi ricordo più tutti i nomi. In ogni caso è stato super divertente e una serata davvero fantastica. Anche Andrea è passata un attimo per un abbraccio, ma poi ha proseguito.
È semplicemente indescrivibile quanto qui tutto sembri semplice e leggero. Domani è una tappa lunga. 29 km. O 13 o 29… vedrò quanto vorranno camminare i piedi.



Tappa 8: Logroño – Nájera (29,5 km)
Oggi la giornata è cominciata di nuovo prima delle 7 del mattino. Per prima cosa si attraversava tutta la città buia. Sull’altro lato della strada brillava un caffè e io ho fiutato croissant e caffè. Prima che non ci sia più niente, meglio fare scorta. E chi c’è davanti a me che ordina una colazione rilassatissima? Andrea. Oh, allora ci sto anch’io, e così per prima cosa facciamo colazione per mezz’ora.
Che poi avremmo passato insieme tutta la giornata, nessuna delle due se lo immaginava. Abbiamo chiacchierato e chiacchierato.
Oggi ho fatto poche foto e ho anche pensato che forse avrei fatto solo mezza tappa, perché il piede lo sentivo già dal mattino.
Poi è arrivata la prima pausa dopo circa 18 km. Lì ho mangiato un’insalata buonissima e ho preso un ibuprofene. Anche il mio spray ghiaccio è entrato in azione. Non so perché, ma non volevo che dopo 20 km fosse finita.
Lungo la strada, tra i vigneti, abbiamo incontrato un gruppo di vendemmiatori. L’uomo era cosìiii gentile e cordiale che ci ha subito messo in mano 2 enormi grappoli d’uva e abbiamo anche fatto delle foto.
Davanti a una chiesa abbiamo fatto la sosta successiva e bevuto un cappuccino dal distributore. Era semplicemente meraviglioso! Il cammino ci portava. Abbiamo mangiato more, fichi, l’uva regalata e semi di finocchio raccolti lungo il sentiero, e i nostri discorsi a volte erano così divertenti che non ci siamo accorte che altri pellegrini ci stavano già ascoltando e sorridevano sotto i baffi. Troppo bello!
Solo alle 17 siamo arrivate alla meta, belle stanche. Il primo albergue aveva un’aria così soffocante ed era così stretto che siamo uscite all’indietro. Il piano era: alla peggio si va in hotel. E poi è arrivato l’Albergue Puerta de Nájera. Che fortuna, ancora due letti liberi. Questo albergue era arredato in modo così bello e amorevole, gestito con così tanto amore, che oggi ci ha fatto davvero bene.
Abbiamo fatto ancora la spesa al supermercato e ci siamo sistemate comode per la cena: con baguette, formaggio, vino e olive eravamo contente.
La giornata è stata davvero meravigliosa.



Tappa 9: Nájera – Santo Domingo de la Calzada (22 km)
Ho dormito benissimo e stamattina sono partita insieme ad Andrea.
Dopo poco ci siamo messe d’accordo di camminare un pezzo ognuna per conto suo, ma di ritrovarci stasera in paese. Oggi Lin fa una tappa più lunga, quindi probabilmente la rivedrò solo domani. Oggi il vento soffiava proprio forte, cosa che a volte mi dava anche una sensazione di cammino del tutto nuova e motivante. Con la musica giusta mi sono messa controvento e per circa 6 ore ho messo un piede davanti all’altro.
Di caffè e bar sul percorso di oggi non ce n’erano poi tanti, quindi ogni tanto mi sono seduta a bordo strada e ho semplicemente mangiato le provviste dello zaino. Il piede non mi ha dato preoccupazioni e anche per il resto devo dire che tutto mi sembrava andare proprio bene.
Ho incontrato Alberta e ho bevuto un caffè con lei, e ho rivisto brevemente anche Felix, che zoppicava un po’.
Il percorso di oggi era di nuovo molto bello dal punto di vista paesaggistico e passava per un’incredibile quantità di vigneti. Ho spiluccato i fichi lungo il sentiero, more e un po’ di semi di finocchio. Arrivata a Santo Domingo ho trovato abbastanza in fretta un bell’ostello, grande ma pulito.
In camera c’è anche Ed, e Andrea è arrivata poco dopo di me. Abbiamo ballato in camera sulle canzoni di Helene Fischer… è stato davvero divertentissimo. Più tardi Andrea e io siamo andate ancora a vedere la cattedrale. Lì abbiamo incontrato di nuovo Heidi e Petra. Il tanto desiderato bar di tapas era chiuso… in compenso ci siamo accontentate di pasticcini e cioccolatini. Le tapas dovranno aspettare fino a stasera, qui la maggior parte dei ristoranti riapre solo verso le 19.
Sono contenta, il corpo si è abituato a tutto, conosco tante persone sul cammino, il tempo è cosìiii clemente con noi, non potrebbe andare meglio.



Tappa 10: Santo Domingo de la Calzada – Belorado (25 km)
Ieri sera ho avuto ancora fortuna e ho mangiato una paella buonissima. Stamattina sono ripartita prima delle 7, con la lampada frontale.
Alla mia sinistra uno splendido campo sconfinato. Alla mia destra, purtroppo, per lungo tempo una strada molto trafficata. Il paesaggio è cambiato e i vigneti hanno lasciato il posto a campi di grano già mietuti.
Oggi il percorso era pieno di bar e caffè, così prima con Andrea e poi da sola mi sono fermata in ognuno per bere un caffè oppure una spremuta d’arancia fresca e mangiare un croissant.
Metà del percorso l’ho fatta da sola, ascoltando la mia playlist.
In realtà la meta di oggi doveva essere Tosantos, ma è andata diversamente. Ho incontrato Gerd, che mi ha parlato di un ostello fantastico con piscina e colazione. Così, d’istinto, ho deciso che oggi quello era il posto migliore per me. Andrea si è unita a me e così abbiamo rivisto anche Angelo, Felix, Petra e Heidi. Stasera mangeremo tutti insieme.
Per la piscina, però, faceva un po’ troppo freddo per me. Le temperature del mattino stanno diventando pian piano una piccola sfida per me, ma cammino ancora in pantaloncini.
Mi godo l’aria fresca, e più il sole sale, più diventa piacevolmente caldo. Al sole posso perfino stare seduta in canottiera. Da domani pare che la cosa cambierà per un giorno o due. Sono pronta… che arrivi pure la pioggia!
Ogni giorno sono felice di andare avanti.
Il grande giro di boa di Burgos è ormai vicinissimo e oggi lì, come premio, mi sono prenotata un bell’hotel tutto per me.
Rilassarmi, riposare, dormire fino a tardi, fare una colazione luuuunga e tornare a letto! Ma mancano ancora due giorni.
Tappa 11: Belorado – Agés (29 km)
Non c’è niente da fare. Erano di nuovo tutti svegli prima delle 6 e, beh, a quel punto sei già di nuovo in cammino. Stamattina il freddo mi ha dato poco fastidio.
All’inizio si camminava su sentieri di ghiaia accanto a campi di girasoli. I primi bar erano chiusi, tanto più Andrea e io siamo state felici del terzo bar: lì c’erano tortilla, croissant, caffè e spremuta d’arancia fresca… il programma completo.
Dopo il bar ognuna è andata per la sua strada. Oggi la musica mi ha portata per tutto il giorno. I miei pensieri giravano attorno ai tempi passati, a ciò che deve ancora venire, agli ultimi cinque, sei anni in cui ho attraversato un cambiamento incredibile. Un cambiamento di cui sono molto felice. Per me il cammino non è un cammino per trovare me stessa, è un cammino perché ho trovato me stessa! Con il cammino voglio lasciar andare definitivamente le cose vecchie. Fare pace con ciò che non si può più cambiare, lasciar andare cose che per tanto tempo hanno pesato, ma che oggi sono grata di aver vissuto. Tutto! Tutto aveva un senso, altrimenti non sarei ciò o colei che sono oggi. Oggi ho avuto tanti bei momenti.
Il percorso era bellissimo e per lungo tempo passava nel bosco, c’era profumo di abete e l’aria era meravigliosamente limpida. Migliaia di piccole pigne adornavano il terreno. Come in una fiaba, all’improvviso nel bosco c’era un cavallo davanti a me. Ho un po’ paura dei cavalli (purtroppo). Era così bello ed elegante, così pacifico, e ha creato per me un’atmosfera indimenticabile.
Io da sola nel bosco con questo animale elegante, da sogno: un momento speciale. Nemmeno la pioggia, che in realtà mi aspettavo già molto prima, è riuscita a disturbarmi. Vorrei riuscire a trasmettere anche solo in parte quanta emozione c’è in questo Camino.
Ogni giorno incontro un sacco di volti che mi hanno già sorriso un sacco di volte. Ogni giorno guardo in occhi che brillano.
Quasi tutti quelli a cui qui chiedo qual è la loro meta rispondono Santiago de Compostela…
Abbiamo tutti la stessa meta… facciamo tutti ogni giorno gli stessi passi, sullo stesso cammino, guardiamo tutti nella stessa direzione e abbiamo questo incredibile senso di comunità.



Tappa 12: Agés – Burgos (23 km)
Oggi sono partita da sola, perché alcuni dei miei compagni di pellegrinaggio, a causa del mal di piedi, hanno preso il taxi. Si sapeva che il percorso di oggi sarebbe stato sì breve, ma non così bello. Eppure non volevo saltare niente e non volevo perdermi nemmeno tratti del genere.
Lungo la strada presto si è illuminato il primo caffè. Lì c’erano già alcuni altri pellegrini che si stavano riscaldando. Stamattina c’erano circa 7 gradi. Il sentiero saliva costantemente e portava, su tanti larghi sentieri di ghiaia, fino a una croce di vetta. Nel momento in cui le nuvole tinte di rosa e azzurro stavano sopra gli alberi e la croce all’orizzonte, ero felicissima di aver deciso di camminare. Ho sempre desiderato stare accanto a una croce di vetta: non era poi cosìiii alta (circa 1100 m), ma comunque posso spuntare una voce dalla mia “lista dei desideri”.
Anche la discesa è stata bella ancora per un po’. Poco prima di Burgos ho attraversato parecchia zona industriale, per chilometri si passava per la periferia non così bella di Burgos. Accanto a tante auto, centri fai-da-te, vecchi capannoni industriali. Nel centro di Burgos all’inizio mi sono sentita sopraffatta: tante auto, persone, semafori, la grande città! Ho subito pensato: ohhh nooo, qui ci resto due giorni. Volevo tornare in un piccolo paesino.
Coraggiosamente il mio cammino mi ha portata avanti, ma presto ho potuto scorgere il fascino del centro storico, i tanti bei negozi e bar.
La cattedrale, grande da sogno, e l’atmosfera qui era moderna e piena di vita. Proprio lì c’era anche il mio hotel. Arrivata in camera e da sola, all’inizio sono stata felice di lasciarmi cadere sul letto e di chiudermi finalmente una porta alle spalle.
Ben presto Lin mi ha scritto e ci siamo viste. Si sono uniti anche Angelo, Felix e Andrea. Lin aveva un regalo d’addio per ciascuno. Ma per me anche un braccialetto speciale, con una frasetta che mi rispecchia.
Continuavamo a piangere, perché l’addio è una cosa molto strana per tutti noi. Sono molto grata di aver iniziato il mio viaggio con Lin. La sera siamo andati in pizzeria. Lin purtroppo è dovuta tornare presto al suo albergue. Andrea, Felix e io siamo rimasti seduti ancora a lungo e abbiamo passato una serata divertente.



Tappa 13: Una giornata a Burgos
Burgos mi ha davvero sorpresa. Quella che all’inizio mi era sembrata una città sgradevolmente affollata e caotica si è rivelata il posto perfetto per trascorrere un po’ di tempo.
Questo fine settimana a Burgos un’infinità di persone festeggiava una specie di spettacolo medievale. C’erano bancarelle con gioielli, articoli in pelle e cibo buonissimo. Dappertutto si suonava musica spagnola. Gli spagnoli cantavano insieme e io ho potuto sentire davvero quanto gli spagnoli siano orgogliosi del loro splendido Paese. Ho rivisto alcune persone che avevo incontrato più volte lungo il cammino. Ci siamo ritrovati più volte insieme nei bar più diversi, abbiamo mangiato tapas e bevuto calimocho.
Venerdì sera sono tornata in camera solo verso le 0.30. Nonostante la lunga serata ero nella mia routine e mi sono svegliata poco dopo le 6. Ma avevo tempo, potevo prepararmi con tutta calma, fare una buona colazione e poi esplorare la città. Sono perfino andata a fare shopping. Qualche prodotto di bellezza, un maglione caldo, una collanina come ricordo di questo bel periodo e un berretto, perché qui la mattina a volte ho freddo.
La giornata è stata davvero meravigliosa. Siamo stati di nuovo seduti in compagnia con ogni sorta di persone. Ho salutato Lin con un abbraccio forte e qualche lacrimuccia. La giornata a Burgos è stata fantastica e mi ha regalato nuova energia. Eppure sono stata contenta di riprendere oggi il mio cammino… che meraviglia… la Meseta… mi piace.



Tappa 14: Burgos – Hornillos del Camino (21 km)
Stamattina, dopo la colazione, sono partita con calma solo verso le 7.30. È stata una sensazione bellissima seguire di nuovo le frecce gialle con lo zaino sulle spalle e i bastoncini in mano. Oggi la tappa non doveva essere lunga, ho tempo a sufficienza.
La Meseta comincia praticamente durante la tappa di oggi e per me è bellissima. Limpida e più vuota delle precedenti, color sabbia e secca. Oggi ho camminato completamente senza musica e per gran parte senza compagnia. Ho potuto riflettere, farmi delle domande. Stare bene e respirare a fondo.
Al mio ritmo sono arrivata alla meta dopo 21 km e ho avuto subito fortuna nella scelta di un albergue. L’albergue è carino, moderno e relativamente nuovo. Ci si sente completamente a proprio agio. Andrea si è unita a me, abbiamo fatto ancora una bella spesa per la cena nel mini-supermercado e ci siamo rilassate.
La sera eravamo davvero solo noi due, abbiamo mangiato le cose buone che avevamo comprato e abbiamo parlato tanto degli eventi che più ci hanno segnato nella vita. Abbiamo riso tanto insieme, filosofeggiato, analizzato, pianto un po’ e semplicemente brindato alla vita. Ma che bella giornata è stata anche questa!
Può continuare così, eccome.



Tappa 15: Hornillos del Camino – Hontanas (11 km)
Stamattina sono uscita dall’albergue solo poco prima delle 8. Oggi volevo prendermi consapevolmente tantissimo tempo. Godermi la Meseta e camminare da sola. Senza musica e al rallentatore ho percorso passo dopo passo i sentieri di ghiaia e in certi momenti i pensieri si accavallavano.
La prima pausa con barretta di cereali e banana l’ho fatta già dopo 5 km. Il ginocchio destro mi dava un po’ di fastidio e così ho pensato: oggi non stressarti.
Dopo circa 10 km, già da lontano, si sentiva una musica di pianoforte. Il pianoforte è il mio strumento preferito. Lungo il cammino c’era un caffè mediterraneo appena costruito e ho pensato: “Questo me lo prendo pure.” Ero seduta lì e guardavo lontano nella Meseta… la musica di pianoforte mi ha dato, per così dire, il colpo di grazia e sono scoppiata a piangere a dirotto. Che dire, evidentemente doveva proprio uscire. Dopo stavo benissimo.
Adesso, dopo 11 km, sono arrivata in un paesino bellissimo. Con bandierine colorate e una chiesetta super romantica.
Oggi resto qui e mi lascio semplicemente avvolgere da questo posto.



Tappa 16: Hontanas – Boadilla del Camino (circa 30 km)
Non so cosa succede. In realtà stavo bene, ero piena di energia e avevo chiaro cosa volevo e cosa no. Ora sono in qualche modo triste e credo che dipenda dalla mia bambina interiore, che ha sentito di nuovo di non essere importante.
Mi sono avventurata in qualcosa che immaginavo più semplice. Ma il cammino fa emergere cose che non sono semplici.
È così e basta, e adesso ho il compito di affrontarle.
Ogni passo oggi era come se avessi blocchi di cemento ai piedi. Ogni parola costava fatica e ogni pensiero l’avrei volentieri mandato al diavolo.
La Meseta è bella-bellissima, sono grata di poter attraversare questo pezzo di terra e di essere in fondo così libera di decidere ogni giorno tutto per me.
Vorrei essere forte, ridere e sentire l’energia del cammino, come nelle prime settimane. In questo momento mi sento svuotata e senza forze.
Dopo 18 km ho ritrovato Andrea. Ha visto subito che oggi non stavo tanto bene. Prima abbiamo riso, chiacchierato, e poi lei mi ha abbracciata perché, chissà come, mi è venuto di nuovo da piangere. Non voglio più piangere… ho deciso che adesso la smetto.
Poi abbiamo camminato per un bel pezzo l’una accanto all’altra in silenzio. Ce l’eravamo detto prima. Vicino a un cespuglio, che mi è sembrato l’unico posto all’ombra di oggi, all’improvviso ho sentito cinguettare tantissimi uccelli. Nient’altro, solo il vento leggero della Meseta e gli uccelli. Mi sono seduta, ho chiuso gli occhi e sono rimasta lì per qualche lungo minuto. Volevo solo ascoltare il cinguettio ed essere tutta con me stessa.
È stato un bel momento.
Arrivate a Boadilla del Camino abbiamo trovato un albergue davvero carino con piscina e un bel giardino. Ho la sensazione che in paese ci siano solo pellegrini e nessun altro.
Sono ancora grata di essere sul cammino, ma oggi la nostalgia di casa era molto forte.



Tappa 17: Boadilla del Camino – Carrión de los Condes (26 km)
Oggi è stata una giornata davvero bella. Andrea e io siamo partite verso le 7 e abbiamo ringraziato Eduardo, l’hospitalero, che ieri ci ha proprio contagiate con il suo buonumore. Oggi era una giornata per prendersela con calma.
Nel paese successivo per prima cosa abbiamo fatto colazione e siamo passate da un supermercato e dalla posta. Ho infatti spedito a casa un po’ di cose che sul cammino non mi servono proprio. Con uno zaino più leggero il mio cammino ora prosegue. Non solo fisicamente, ma anche mentalmente.
Andrea e io lungo il cammino abbiamo cantato e ballato, è stato liberatorio. Al tre abbiamo anche urlato forte per un attimo… la Meseta vuota ha raccolto il nostro urlo e ci ha risposto… siete grandiose!
Siamo arrivate alla meta solo dopo le 5, perché davvero non abbiamo saltato nessun bar per mangiare tapas e bere limonata. Abbiamo un albergue meraviglioso, il Santa María. Gestito da suore. In giardino si cantava. L’atmosfera era semplicemente bella.
Più tardi ci siamo seduti con Carrell, che avevo già incontrato a Roncesvalles, e lui mi ha ispirata tantissimo con la sua visione del mondo, il suo ottimismo, il suo percorso di vita e il suo modo di affrontare la vita.
La vita in fondo è facilissima… a parte qualche eccezione, ma ce la faremo!



Tappa 18: Carrión de los Condes – Moratinos (30 km)
Alle 4 è suonata la prima sveglia! Fino alle 6.05 sono riuscita a dormire. Comincio a non sapere se riuscirò a sopportare questi ostelli per altre 3 settimane.
L’alba era di nuovo bellissima, da sogno. La colazione l’abbiamo celebrata direttamente nel primo caffè del paese. In tutta tranquillità siamo partite verso le 7.30.
Personalmente non trovo la Meseta così monotona e lunga come me l’avevano raccontata prima. Ci sono alcuni pioppi, a me piacciono i pioppi, mi ricordano casa mia, anche lì stanno così belli tra i campi. I famosi 18 km senza albergue e senza caffè non sono stati terribili. Lungo il cammino c’era un food truck con musica azzeccata e i 10 km successivi mi sono sembrati una passeggiata. Probabilmente anche grazie al mio zaino più leggero di 3 kg. Ieri Alex mi ha aiutata a fare la cernita delle mie cose. Lui è un professionista!
Dopo 26 km oggi sono arrivata nel paese che in realtà doveva essere la mia meta. Andrea e io abbiamo pensato subito che qui l’atmosfera non era quella giusta. Poi da dietro l’angolo è spuntato Carell. Ce l’ha mandato il cielo. Alla fine siamo arrivati in un albergue che sembrava accogliente. Solo 2 letti ancora liberi. Uno per tutti, tutti per uno: non volevamo lasciare indietro nessuno. Così abbiamo deciso in pochi secondi… avanti, verso il paese successivo!
Adesso siamo in tre in una bella camera con veri materassi spessi e vere lenzuola. Niente gomma, niente coprimaterasso di carta. Stanotte dormiremo comodi, senza nessuno che russa e senza una sveglia che suona di nuovo alle 4. Per questo i 30 km di oggi ne sono valsi la pena.
Per cena per me c’erano gli spaghetti, wowww quanto erano buoni, finalmente di nuovo la pasta.
Io adoro la pasta!



Tappa 19: Moratinos – Calzadilla de los Hermanillos (23,6 km)
Oggi, per la prima volta, mi ha svegliata la mia sveglia! Alle 6:45.
Carrel, Andrea e io abbiamo addirittura aspettato 15 minuti che il nostro albergue avesse il caffè pronto. Carell si è fermato per un secondo café. Andrea e io siamo partite nella penombra. Non ho la minima idea di quanti km fossero previsti oggi. Meta sconosciuta.
Dopo 10 km ho proseguito da sola. Per la prima volta da giorni di nuovo con la musica. La musica per me è una compagnia incredibilmente bella, ma negli ultimi tre giorni non riuscivo a sopportarla, perché la Meseta già di suo mi smuove abbastanza. La tappa di oggi è stata stupenda. Ho scelto la variante più lunga.
Ero completamente sola! Intorno a me una distesa infinita, qualche albero e davanti a me il cammino. Ho ballato! I miei bastoncini da trekking erano il mio palo da pole dance.
Tanto ero sola… quindi chissenefrega! Brillavo dentro e ogni passo, nella mia testa, era un passo verso casa! Mi mancano i miei figli! Il mio Finn oggi mi ha scritto un messaggio dolcissimo. Sono così orgogliosa dei miei figli! Sono persone splendide! Oggi è stata una giornata in cui mi sono sentita davvero forte, in cui ho pensato a tutto quello che ho già fatto e realizzato. Non sempre riesco a vedere queste cose! Oggi sì! Oggi è andata bene! Io vado bene… benissimo, proprio!
Il Cammino è bello! Sono contenta di avere ancora un po’ di tempo per tutti i miei pensieri. Non vedo l’ora di godermi ancora un giorno o due di Meseta. Non vedo l’ora di arrivare in Galizia. Ho trovato un albergue carinissimo. Camera da quattro, asciugamani bianchi, bagno nuovissimo … oggi ne ho bisogno. 20 euro colazione inclusa. Andrea è ancora per strada e mi raggiunge. Le ho prenotato un letto, per sicurezza.
Tra poco faccio ancora un giro del paese e festeggio la giornata!



Tappa 20: Calzadilla de los Hermanillos – Mansilla de las Mulas (24 km)
Stanotte mi sono svegliata alle 5, anche se in camera c’era silenzio. Poi per un’ora non sono più riuscita a riaddormentarmi. Alle 7:30 mi sono presa uno spavento, perché ero l’unica in camera ancora a letto.
Il percorso di oggi è passato a lungo su pietre piuttosto grosse e accanto a un’infinità di campi. C’erano due varianti, io ho scelto quella di quasi 24 km senza paesi, da Calzadilla a Mansilla de las Mulas.
Non avevo capito che davvero non ci sarebbe stato niente, nemmeno un food truck. Ma visto che ormai avevo uno zaino più leggero di 3 kg, ieri mi ero portata dietro almeno 3 kg di provviste. Uva, biscotti, banana, mandarino, barrette ai cereali, pomodoro e mela… sono preparata: se per strada incontro pellegrini affamati, posso condividere.
Il percorso è stato faticoso sia mentalmente sia fisicamente, monotono e con poche occasioni per distrarsi. Sono stata sola per tutto il tragitto. Quindi di nuovo un sacco di occasioni per ballare e cantare a squarciagola!
Dopo 7 ore sono arrivata a destinazione ed ero piuttosto contenta. Petra, che non vedevo da parecchio, mi ha salutata con la mano. Con lei per prima cosa mi sono bevuta una birra. Ho continuato a incrociare anche Hochez (non ho idea se si scriva così). Poi è arrivata anche Andrea e con lei stasera divido una bella camera d’hotel. Davvero moderna e carina.
Prima di cena ho rivisto Hochez. Stanotte dorme fuori. Non ha trovato una stanza. Gli abbiamo proposto di dormire in cucina sul divano. Ma lui ha detto che è giovane e forte, resta fuori. Ok… spero che il poverino stanotte non geli. Gli ho suggerito anche la chiesa, ma credo che punti alla panchina in piazza. That’s the Camino, ha detto ridendo forte.
Oggi, dopo tanto tempo, ho parlato di nuovo con mia sorella. Mi ha fatto un bene enorme.
Che bello averla!
La sera ci siamo ritrovati a cena in un albergue con tante altre facce conosciute. Bernd era seduto con noi e abbiamo fatto delle conversazioni bellissime a tavola, era molto spirituale e aveva un’aura meravigliosamente tranquilla. Domani arriviamo a León.
Tappa 21: Mansilla de las Mulas – León (20 km)
Il tratto verso León passava parecchio per zone industriali e lungo la strada. Ho cominciato con un café con leche e la mia spremuta d’arancia, ormai diventata una tradizione. La maggior parte dei bar lungo il cammino era chiusa. Dopo 20 km León è comparsa all’orizzonte. Una grande città!
Ho fatto ancora un respiro profondo, ma poi ero felice di aver raggiunto un’altra tappa importante del mio Cammino. All’ingresso della città Andrea e io ci siamo ritrovate. Prima siamo entrate in una piccola chiesa. Una donna vestita in modo particolarmente elegante mi ha rivolto la parola. Purtroppo non la capivo. Mi ha preso la mano e quasi si è messa a piangere. Ha sorriso, mi ha lasciata andare e poi mi ha ringraziata. Mi ha mandato un bacio con la mano. L’ho interpretato come se fosse in qualche modo felice e grata. Quella situazione ha fatto nascere in me un senso di profonda connessione. Al mercato medievale – un po’ come a Burgos – mi sono comprata un gioiello come ricordo di questo periodo pazzesco. Un po’ di lusso ci vuole.
La sera siamo state ancora insieme ad altri pellegrini. León era meravigliosamente vivace e aveva così tanto fascino spagnolo. Non riuscivamo proprio a chiudere la serata, e siamo finiti in un bar con musica spagnola. Abbiamo ballato per le due ore successive. A piedi nudi e piena di voglia di vivere ho lasciato che la serata facesse il suo corso. È stato bellissimo, dopo la lunga pausa dalle feste per il Covid.
Meraviglioso …. La musica spagnola non doveva finire mai e in realtà non volevo ancora andarmene. Ma il cammino di domani aspetta. León, che serata stupenda.



Tappa 22: León – Villavante (31 km)
Ho scelto la variante più lunga, ma in compenso più bella dal punto di vista del paesaggio. Già solo uscire da León ha richiesto il suo tempo. Troppo per saltare la colazione. Andrea e io eravamo d’accordo. E visto che la tortilla era buoniiiissima, ne abbiamo prese subito due. Poi per un po’ ci siamo separate. Il percorso era da sogno. Passava su lunghe strade sterrate, di nuovo all’infinito accanto ai campi. L’umore era buono, ma la sangria e il mojito di ieri si facevano ancora sentire parecchio.
Beh, chi festeggia deve anche lavorare. Dopo circa 28 km proprio non ce la facevo più. Mi sono sdraiata su una panchina. Da ore non si vedeva nessun altro pellegrino, nemmeno Andrea. Per fortuna c’erano ancora le frecce gialle. Stavo lì sdraiata e mi sono quasi addormentata. Un bombo mi ha svegliata. Ho mangiato tutte le provviste che avevo nello zaino. Sentivo che la pressione mi stava calando. Cioccolata, frutta e acqua mi hanno ridato energia. «Dai… datti una mossa!» Mi sono aiutata ancora con la musica e ho preso la rincorsa per gli ultimi 2-3 km. Oggi il mio orologio segnava più di 31 km, in teoria dovevano essere 29.
Arrivata all’albergue, la doccia mi ha fatto un bene pazzesco. Oggi resto solo a letto. Mangio qualcosa e di nuovo a letto. 9 ore di cammino senza grandi pause bastano e avanzano! Domani solo una ventina di km …. Si va verso Astorga. Spero che il topo qui nell’albergue non si perda nel mio zaino.



Tappa 23: Villavante – Astorga (25 km)
Stamattina Andrea e io abbiamo lasciato l’ostello e fin dal primo metro siamo state «assediate» da un olandese che cominciava il suo giro proprio oggi. Il buon uomo non si accorgeva proprio che alle 7:15 del mattino non avevamo nessuna voglia di parlare senza sosta.
A un certo punto mi sono fermata e ho cercato la mia frontale per 10 minuti, solo perché gli venisse l’idea di andare avanti. Niente da fare! Lì ha funzionato solo dirglielo chiaro e tondo …. «Vorrei proseguire da sola!»
Quando poi lui è ripartito da solo, 30 m davanti a me, mi sono subito sentita in colpa. Ma ehi… a volte va così. Non sempre tutto va secondo i piani.
Il cammino di oggi è stato fantastico, ero completamente riposata e piena di energia. I sentieri erano colorati. Il cammino rossiccio e i campi che si alternavano tra crema, verde e giallo. Davanti a me si aprivano paesaggi naturali stupendi. Ho incontrato tanti pellegrini completamente nuovi, ma anche facce conosciute.
Con mia grande gioia oggi ho ritrovato Santi ad Astorga. Anche lui era contento, non ci aspettavamo proprio più di rivederci, visto che non lo incrociavo da giorni. Mi sono capitati davanti anche Hochez, Hanna e Sandra, e in qualche modo ci unisce il fatto che tra circa 10 giorni saremo tutti a Santiago e che abbiamo già così tanti km alle spalle. Con Bernd e Petra siamo rimasti seduti insieme fino a tardi e abbiamo fatto delle conversazioni meravigliose. Sono felice di incontrare qui persone così speciali, con storie di vita così impressionanti e davvero di grande ispirazione.
Le prossime due tappe saranno piuttosto brevi ma anche emozionanti. La Cruz de Ferro è ormai vicinissima. Lì lascerò due sassi. Qui penso tantissimo a due persone speciali della mia vita.
Non so quali strade voglio prendere dopo il mio viaggio.
Credo che per certe cose non serva trovare una soluzione. Forse aiuta già essere contenti quando dentro di sé si fa più quiete, ricordare i lati belli e perdonare.



Tappa 24: Astorga – Rabanal del Camino (21 km)
Astorga era bellissima! Ho dormito bene e dopo una piccola colazione mi sono rimessa in cammino!
Oggi avevo tanta voglia di stare da sola! Sono gli ultimi 9 giorni… stranamente adesso riesco a stare da sola molto meglio che all’inizio del viaggio. Oggi i miei pensieri erano in parte molto calmi… poi di nuovo confusi. Per un attimo mi è sembrato anche di aver svuotato la testa. Di aver finito di pensare, o qualcosa del genere! Pensieri appagati. Non ho idea di come descriverlo!
Guardare lontano mi riempiva così tanto di serenità che non mi serviva nient’altro. Le montagne stanno tornando. Sono lontane, all’orizzonte, ma ci sono. Amo le montagne… forse sarebbe un posto per me? Forse è anche per questo che mi sono chiamata Berghuettenfee, la fata del rifugio di montagna. Per questo amo l’Austria e non vedo l’ora della prossima vacanza con la mia famiglia.
Oggi ho salvato una talpa! Un gatto aveva infilato la zampa in una buca nel terreno e ha tirato fuori il poveretto. Ho osservato il gioco per un attimo e poi l’ho aiutato. Si merita una possibilità, ho pensato! Il gatto era già abbastanza grasso. Il piccoletto era a pancia in su e si fingeva morto. L’ho girato. Non sapevo che potesse andare così veloce! È partito come un fulmiiiine. Si è rintanato in fretta e adesso sarà sicuramente contento di avercela fatta ancora una volta. Il gatto troverà qualcos’altro!
Oggi in realtà volevo tornare a dormire in un albergue. Il primo in cui sono entrata aveva un odore molto di chiuso ed era stretto. I letti a castello erano attaccati l’uno all’altro e quasi tutti erano già occupati. Non ci ho nemmeno pensato, le mie gambe sono uscite da sole!
In paese ho risalito con calma la strada e mi sono trovata davanti a un muro di pietra che in qualche modo mi chiamava… «Dai un’occhiata dentro!» Dentro mi hanno accolta con gentilezza, c’era un buon profumo di cibo, arredamento rustico. Molto pulito. Senza pensarci troppo prenoto una doppia per Andrea e me, che arriva poco dopo di me.
Forse mi vergogno un po’ di trattarmi così bene.
Obiettivo per i prossimi giorni: albergue con letti a castello e almeno 25 altri pellegrini. Vediamo se andrà davvero così.



Tappa 25: Rabanal del Camino – Molinaseca (26 km)
Stamattina era buio come non mai. Le stelle erano limpidissime e la luna illuminava il mio cammino. Ben presto il cielo alle mie spalle ha messo in scena l’alba più bella che abbia mai vissuto.
La tappa di oggi è stata così impressionante e travolgente per me. Intorno a me una meravigliosa distesa di boschi, brughiera e montagne. Oggi i miei piedi hanno dovuto superare parecchie pietre e anche un po’ di dislivello.
Alla Cruz de Ferro per un attimo la mia spiritualità mi ha abbandonata. Prima mi ero fatta tantissimi pensieri su cosa volessi lasciare ai piedi di quella croce. Quando poi ci sono stata davanti e ho tirato fuori dalla tasca i miei due sassi, sì, è scesa anche qualche lacrimuccia, ma quello che credevo di lasciare lì non era nei miei pensieri.
Piuttosto guardavo tutte le foto già lasciate lì da altre persone e mi chiedevo quale grande peso qualcuno cercasse di lasciare qui.
Ero grata, grata per tutto il tempo che mi è dato di essere al mondo, per tutto quello che ho realizzato finora, grata per i miei figli incredibilmente fantastici, che sono diventati dei giovani così splendidi. Grata per 24 anni con Dennis, per tutto quello che abbiamo vissuto e costruito insieme, per tutte le volte che abbiamo affrontato insieme il bello e il brutto. Grata che sopporti il mio temperamento e la mia impulsività e che forse li ami pure un po’. Grata di poter fare tutto questo… partire per un viaggio che porta con sé così tante emozioni, che mi fa guardare in faccia tutto ciò che mi abbia mai smosso.
Un viaggio che porta con sé incertezze su cosa ci sarà dopo. Mi restano solo 8 giorni di cammino….
Non sono mai stata più centrata di adesso! Questo viaggio è come una piccola vita a tutta velocità, perché qui TUTTO ciò che è stato mi sfreccia ancora una volta davanti.
Sono molto felice di poter provare, dopo tutto questo tempo, una serenità così profonda.



Tappa 26: Molinaseca – Cacabelos (23 km)
Il cammino oggi è stato piuttosto tranquillo e mi ha smossa poco. Dopo una giornata così intensa come ieri, è anche difficile. O meglio, mi piace vederla così: giornate come oggi sono rilassanti, perché le impressioni degli ultimi tempi possono finalmente sedimentare, senza che se ne aggiungano sempre di più.
In realtà oggi erano previsti 31 km … ma visto che bastava già così, dopo 23 km ho chiuso. Ero appena seduta bella tranquilla davanti a un bar, avevo ordinato insalata e birra, quando è arrivato Karell. Abbiamo mangiato insieme e fatto una bellissima chiacchierata. Poco dopo è arrivata Andrea. Karell è ripartito. Ormai erano quasi le quattro. Mi sono guardata intorno e ho detto: ma qui si sta bene.
Abbiamo avuto fortuna: nel dormitorio da 6 c’erano ancora due letti per noi. Allora restiamo, è stata la decisione.
Fresche di doccia, per prima cosa siamo andate a dondolarci sull’altalena del parco giochi di fronte e ci siamo piegate dalle risate su noi stesse. È sempre così tremendamente divertente. Al supermercato poi abbiamo cercato come pazze olive e acciughe. Nel nostro ostello abbiamo spostato i tavoli al sole e abbiamo passato una serata meravigliosa.
Più tardi si è unita a noi Beate, dall’Austria, perché le nostre continue risatine l’avevano incuriosita. Sono andata a prendere una seconda bottiglia di vino e delle coperte di lana, e così siamo rimaste sedute fino alle 22:30 a raccontarci di tutto.
Ancora una volta una serata davvero riuscita.



Tappa 27: Cacabelos – Vega de Valcarce (28 km)
Stamattina non avevo proprio nessunissima voglia di partire. Ero ancora un po’ stanca e in qualche modo esausta.
Senza colazione, armata di una banana, mi sono messa in cammino al buio. In origine dovevano essere 7 km fino alla colazione a Villafranca. Il panino e il café mi hanno fatto bene. Il mio corpo si sentiva come se avesse già 15 km alle spalle.
Abbiamo rivisto per un attimo anche Hochez e Santi, che oggi hanno fatto lo sprint su per la montagna. Poco dopo un ponte, Andrea e io abbiamo seguito il Camino Duro, una salita ripida, 2 km più lunga del percorso principale, ma non lungo la strada.
Stasera sono taaanto contenta che abbiamo scelto così. Il percorso era da sogno. La stanchezza è sparita e il buonumore è tornato in fretta. La vista era grandiosa e la fatica ne è valsa assolutamente la pena! Queste distese, vigneti, montagne, castagni, pinete. C’era profumo di lavanda e ai bordi del sentiero crescevano origano, menta piperita e timo.
Non riuscivo a guardare e respirare abbastanza: avrei voluto assorbire tutto dentro di me per sempre. Di una bellezza indescrivibile!
In un piccolo albergue 7 km prima della meta ho mangiato una cheesecake alle castagne. Dopo 28 km siamo arrivate in paese verso le 17 e siamo finite alla Pensión Fernández da Maria, in un dormitorio da 16 letti. È arredato in modo semplice. Maria si è data tantissimo da fare per prepararci un menù fatto con amore, non mangiavo così bene da tanto. Incredibilmente saporito e servito in modo delizioso. Così dormo volentieri in dormitorio… qui il cibo e l’ospitalità sono pazzeschi.
Oltre a tutte le nostre conversazioni profonde, qui ridiamo anche tantissimo, è meraviglioso.
Anche oggi è stata una giornata così speciale e bella!



Tappa 28: Vega de Valcarce – Fonfría (24 km)
Con la stessa dolcezza con cui Maria ieri aveva preparato la cena, stamattina ha continuato con la colazione. Andrea e io siamo partite solo alle 8:30. Ma eravamo comunque tranquille.
Oggi davanti a noi c’era O Cebreiro con i suoi 1300 m di dislivello. Il sentiero saliva costantemente su strade sterrate e attraverso boschi di latifoglie. Ma non l’ho trovato particolarmente faticoso. Anzi, il tempo e i km sono volati.
Purtroppo mi capita sempre più spesso di incontrare lungo il cammino dei cani tristi. Sono rinchiusi in piccole gabbie o recinti e guaiscono o abbaiano in modo terribile. Già ieri ero passata accanto a una povera bestia così e sono scoppiata a piangere, perché urlava in modo straziante. Oggi c’erano di nuovo 4 cani in un piccolo rimorchio lungo il sentiero. Non lo capisco, qui ci sarebbe taaanto spazio! Questo è un angolo di mondo così meraviglioso, si potrebbe far stare bene i cani, e invece si ha l’impressione che qui la vita di un cane non valga proprio niente! È terribile. Non lo capisco: quando guardo negli occhi di un animale, dentro c’è un’anima, no? Com’è possibile che ci siano persone che non provano niente? Mi sono segnata i luoghi in cui ho notato gli animali e da Amburgo cercherò di informarmi su cosa si possa fare. Purtroppo qui mi hanno detto che gli animali verrebbero semplicemente portati via e uccisi.
Sono esperienze che qui mi rendono davvero tremendamente triste.
Oggi sono arrivata in Galizia. Da qui dovrebbe piovere più spesso. In compenso è montuosa e verde. Mancano meno di 150 km a Santiago.
Stasera sono in un albergue grande ma ben organizzato e moderno. C’è una cena tradizionale galiziana. Anche Beate ci ha raggiunte. Hochez e Santi sono nello stesso alloggio. Con UNO e giochi di prestigio abbiamo passato una serata taaanto divertente…
Santo cielo, non ci conosciamo nemmeno, eppure sembra di essere amici da sempre.



Tappa 29: Fonfría – Sarria (26 km)
La giornata oggi è cominciata con una pioggerellina. Comunque sempre in pantaloncini, mi sono messa in cammino. Mi sono staccata piuttosto in fretta dai compagni di viaggio, perché tutto quel parlare al mattino riesco a sopportarlo bene solo la sera. Almeno in questo momento è così.
Ho attraversato alcuni piccoli paesini spagnoli che sembravano abbandonati e in rovina, ma dietro i muri delle case sentivo un tintinnio di pentole e delle voci. I boschi che ho attraversato oggi sembravano incantati. L’edera si arrampicava su ogni albero. Migliaia di castagne erano sparse sul sentiero, avrei tanto voluto raccoglierle tutte e cuocerle nel mio forno ad Amburgo in autunno… se il mio zaino non fosse già abbastanza pesante. Ogni tanto ne prendevo una in mano solo per sentirne la superficie liscia. Una carezza per le mani.
Oggi ero in pace con me stessa, ma qualcosa ribolle anche. Non riesco a capire bene cosa sia. Sto diventando malinconica perché il cammino presto finirà? 7 settimane fa avevo ancora paura di stare via da casa così a lungo. Adesso ho paura che i miei giri di corsa quotidiani intorno all’Alster non basteranno a farmi trovare la pace.
Non vedo l’ora di tornare a casa, non vedo l’ora di rivedere la mia famiglia, il mio lavoro, il mio nuovo tempo senza scuola serale, senza lo stress dello studio, senza esami.
Ho finito… ma si finisce mai davvero? Posso accontentarmi di aver finito? Non ne ho idea! Oggi ho prenotato la mia camera a Finisterre.
Per ora mi godo l’ultima settimana del mio viaggio.



Tappa 30: Sarria – Portomarín (25 km)
Sarria non mi ha fatto impazzire… mi hanno colpita piuttosto le folle che al mattino si sono messe in cammino accanto ad Andrea e me. Con zainetti piccoli, scarponi pesanti o scarpette sottili.
Come un fiume in piena tutti lasciavano la città e io cercavo di adattarmi alla corrente in modo da non avere la sensazione che mi frenasse.
Non so se dipendesse dalla forma fisica o se fosse piuttosto una fuga, dalle masse? Volevo superarle! Ogni volta che avevo sorpassato un gruppo, ne spuntava uno nuovo davanti a me.
Dopo circa 10 km mi sono messa le cuffie e, aiutata dalla musica, mi sono immersa nei ricordi degli ultimi giorni sul Cammino. Per un po’ ho avuto quel tratto di sentiero tutto per me.
Ho nostalgia della Meseta. La Galizia me l’ero immaginata diversa. Ma non importa… ho avuto giorni, settimane così belli, e presto saranno due mesi sul Cammino, che adesso posso dire con serenità: evidentemente fa parte anche questo, percorrere ora queste tappe affollate.
Arrivate a Portomarín, il primo albergue era completo, pieno, e anche l’ostello successivo. Abbiamo trovato posto in quello dopo. 2 stanze con 28 letti, 2 WC per 60 persone. Le docce erano fredde e in qualche modo qui mi sembra tutto troppo stretto. Respira… respira…. respira… Andrea mi ha detto: questo non lo faccio per altri 4 giorni!!!
Nemmeno io! Fresche di doccia fredda, siamo andate prima di tutto a mangiare benissimo. In paese ci sono un sacco di facce conosciute… sono un po’ stanca di ascoltare tutte queste lingue diverse e spesso mi dispiace non parlare spagnolo. Mancano ancora 90 km a Santiago….
Pian piano mi accorgo che voglio arrivare, e poi basta così! Gli ultimi 90 km saranno diversi da tutte le settimane passate finora.
Da oggi di spirituale c’è piuttosto poco. Quando guardo tutte queste persone che zoppicano, piene di vesciche, sono davvero felice che il mio corpo abbia retto così alla grande da permettermi di godermelo senza grossi acciacchi, e di potermelo godere ancora.
Non vedo l’ora che sia domani… l’alloggio è già prenotato e non sarà un albergue da 60 persone.
Un po’ più piccolo…



Tappa 31: Portomarín – Palas de Rei (23 km)
La notte in albergue è stata incredibile, non potevo credere alle mie orecchie quando verso le 23 la signora sopra di me ha ricevuto visite e io sentivo i bisbigli e le risatine. Per fortuna il compagno di cammino pesava quel tanto che bastava perché il letto non crollasse con tutti e due sopra di me. Non voglio nemmeno sapere cosa abbiano combinato quei due lassù. Santo cielo, non sapevo bene se scoppiare a ridere forte o infilarmi le cuffie, esasperata. Alla fine sono rimasta lì sdraiata e ho pensato: adesso sbrigatevi, così posso dormire! Dopo circa 30 minuti il buon uomo era finalmente nel suo letto, sopra Andrea.
28 persone in letti a castello e c’è davvero chi si infila nel letto dell’altro. Whaaat the fuck! E proprio sopra di meeeee!!!!
Stamattina, con temporale, lampi e tuoni, Andrea e io siamo partite dritte per il sentiero, un po’ senza cervello (visto che non era proprio senza pericoli) ma soprattutto senza colazione!
Dopo 10 minuti ero bagnata fino alle mutande e ho pensato… oggi non mi fermo… oggi tiro dritto!!! Mi gocciolava dai capelli, dal naso, le scarpe facevano ciak a ogni passo. Tutto mi si appiccicava addosso.
Beh, dopo 7 km è arrivato un albergue con una bella offerta per la colazione.
Come tutti gli altri 5000 pellegrini sono entrata, mi sono ordinata un’enorme baguette con l’uovo e mi sono tolta la roba bagnata. Mi sono messa i pantaloncini più corti che avevo, perché gambe bagnate e nude sono più piacevoli di gambe bagnate e vestite.
Dopo aver fatto fuori mezza tavoletta di cioccolata, non mi fermava più nessuno. I successivi 18 km senza sosta e bagnata tutto il tempo.
All’inizio quasi in lacrime, alla fine ridendo forte e piena di energia: l’ho trovato semplicemente fichissimo!
Le mie vesciche erano tornate e a ogni passo avevo la sensazione che anche un bikini non sarebbe stato male. Che giornata … sono contenta che oggi abbiamo una camera tutta per noi.
Adesso che siamo arrivate splende il sole.
Credo che oggi fosse una prova, per vedere se davvero non salgo su un taxi. No, tu lassù sulla nuvola, chiunque tu sia, non lo faccio!!!



Tappa 32: Palas de Rei – Arzúa (32 km)
«Sabrina, sveglia! Sono le 7:45!»
Wowww, ho dormito benissimo. Finalmente una bella dormita. E finalmente non si parte al buio.
Le vesciche ai piedi mi pizzicavano fin dall’inizio, «Ah, perfetto», ho pensato, e adesso due giorni da oltre 30 km sotto la pioggia, ne vedremo delle belle! Ma ehi, dopo 10 km i piedi erano come anestetizzati e andava quasi da solo!
Dopo 5 km c’era la colazione, come sempre tortilla, zumo e café con leche. Le masse di pellegrini non mi danno più fastidio! Anzi, mi fa piacere il buonumore contagioso degli spagnoli che sono in cammino.
Dopo 10 km, l’acquazzone previsto. Per prima cosa mi sono rifugiata nel bar successivo e, con una respirazione profonda di pancia e la mia voce interiore, ho cercato di convincermi: «Sabrina, ce la fai!» Lì ci voleva prima un croissant e zucchero nel café!
Ok! Si parte! Fuori, verso la libertà … sotto la pioggia! Non so come, ma volavo!
Ascoltavo di nuovo musica! Tutto ciò che in qualche modo mi aiutava a portarmi avanti… tra pozzanghere e fango… che dire, ha funzionato!
L’albergue con cui in realtà volevamo di nuovo soffrire un po’ è bellissimo. Pare che abbia più di 100 letti. Nella mia camera ce ne sono 8 e siamo in tre. Le altre camere hanno 20 letti e sono piene. Arredamento super carino, con stile, e pulito. Altro che espiare i peccati e soffrire. Probabilmente è per questo che piove così tanto!
Con orrore Andrea e io abbiamo appena scoperto, mentre bevevamo vino e ci massaggiavamo i piedi in un apparecchio per massaggi, che domani dobbiamo camminare 39,8 km. Nel programma ci sono 34 km, ma l’app Outdoor dice 39,8 km, e purtroppo anche le pietre miliari lungo il cammino e la calcolatrice!
Porca miseriaccia! Domani piangerò, lo so già! Non m’importa! Magari qualcuno mi porta in braccio? Come quelli che crollano alla maratona poco prima del traguardo! Io adooooro i drammi… come nei film… no, scherzo! Ce la faccio! Sarà fichissimo e non vedo l’ora che sia domani!



Tappa 33: Arzúa – Santiago de Compostela (40 km)
Sono sdraiata nel mio letto in camera d’albergo, distrutta ma felicissima. La giornata è stata lunga e sono già quasi le 22. Questo è stato l’ultimo giorno del mio cammino, almeno a piedi! Gli ultimi km.
Stamattina alle 7:30 i miei piedi hanno cominciato su terreno asciutto. Già dopo pochi minuti oggi ho sentito dentro di me una leggerezza indescrivibile: oggi arriverò! Il mio corpo mi ha detto: «Non preoccuparti, resisto insieme a te!»
Il sentiero attraversava lunghi tratti di splendidi boschi di eucalipti. Edera, pietre e tronchi coperti di muschio. Oggi ho respirato a fondo tantissime volte e ho dovuto lottare continuamente con me stessa per non scoppiare a piangere. Non per gli acciacchi, quelli non c’erano, ma per la malinconia, per la felicità e per una profonda gratitudine.
I km scorrevano via a raffica e io proprio non volevo arrivare. Mi fermavo apposta ovunque potessi, per godermi ogni minuto e dare al mio corpo nuova energia. Al cippo dei 13 km avevo già 26 km alle spalle e ho pensato: «Ohhh no, solo più 13 km.» Non volevo arrivare….
Questo viaggio è stato qualcosa di incredibilmente speciale per me, queste impressioni e queste consapevolezze resteranno per sempre. A un certo punto le lacrime sono arrivate e basta… lacrime di felicità. 5 km prima di Santiago ho aspettato Andrea.
Siamo entrate in città insieme.
Devo dire che il tratto fino alla cattedrale non mi ha presa emotivamente quanto molti altri tratti del mio cammino.
Piuttosto più tardi, nella cattedrale, dopo la messa del pellegrino, con quei bellissimi canti liturgici, ero molto in pace con me stessa: respirando a fondo sono rimasta semplicemente seduta lì, e dentro di me mi sentivo così libera e appagata che faccio fatica a descriverlo.
Ho acceso un’ultima candela per una persona a cui auguro con tutto il cuore di farcela, e adesso, dopo la doccia, mi godo l’arrivo a Santiago andando semplicemente a dormire!



Giorno 34: Arrivata a Santiago
Dormito a sazietà….
Arrivata…. Arrivata davvero!
Camminare per i vicoli….
Sotto la pioggia, essere completamente in pace con me stessa….
Felicità nel cuore….
Felicità nella pancia….
Felicità ovunque….
Respirare a fondo…
Vino ….pulpo…tortilla…pomodoro grattugiato (non ho idea se abbia un nome)
Oggi non camminare? Ma come si fa?
Dove mi metto?
In camera d’albergo… ballare sul materasso, saltare sul letto e ascoltare musica spagnola a tutto volume! (playlist di Quevedo)
È stato fantastico!
Cena con Bea e Andrea … sedute una di fronte all’altra con le lacrime agli occhi… l’ultima sera a Santiago!
Il Cammino è stato pazzesco …
La mia vita è taaanto bella!
Gratitudine…. Appagamento….molto di più…le parole non sanno dire!



Giorno 35: Uno sguardo indietro e bilancio
Tornano tutti i ricordi delle ultime settimane. L’inizio del mio viaggio è stato così timido e prudente. Aver interrotto il Cammino a luglio mi aveva resa parecchio insicura e mi aveva dato una bella batosta. E se non fossi abbastanza forte per una cosa del genere?
Con ogni passo, con ogni giorno, con ogni paese attraversato è arrivata la sicurezza! L’amore per il Cammino e la fiducia in me stessa!
Ogni mattina mettermi lo zaino in spalla e cavarmela solo con quello che ho! Avere la stessa meta con tante persone.
Ho avuto una fortuna incredibile con il tempo, il sole è stato il mio compagno costante. L’euforia per questa avventura è cresciuta a dismisura ed ero così libera e felice semplicemente di esserci! Non ero mai stata in viaggio da sola così a lungo, e sono in una relazione da più di 24 anni.
Già nelle prime due settimane è venuto a galla così tanto dentro di me che non sapevo come mettere davvero ordine nei miei pensieri. Il mio cervello rimescolava tutto come una tempesta selvaggia … un tema al giorno, mi dicevo! Sabrina, ogni giorno un solo tema! Non è stato facile, sono venute fuori anche cose che proprio non mi aspettavo.
Ho cercato di mettermi in ordine e, grazie al camminare meditativo e alle tante settimane, sono riuscita a dare a ogni tema il suo tempo, uno dopo l’altro… alcuni temi hanno avuto bisogno di più di un giorno, anche di più di due!
Con ogni tema arrivavano lacrime, sentimenti opprimenti e felici nel profondo del cuore!
Ho imparato consapevolmente a lasciar arrivare i sentimenti e a lasciarli andare. Espirare l’aria e con lei le energie negative! Mi ha aiutata tantissimo! Gioia di vivere!!! Le lacrime mi scendono sulle guance, perché spesso rido di gusto!
Permettendo consapevolmente a tutti i pensieri di esserci, piangendo lungo il cammino e intanto andando via da qualcosa e incontro a qualcosa di nuovo, ho lasciato andare tutto! Pezzo dopo pezzo e giorno dopo giorno mi sono tolta pesanti sassi dall’anima!
Ho respirato, ho ballato, li ho semplicemente urlati fuori, tutti i miei sentimenti, e così sono riuscita a provare sempre più felicità e a fare pace con tutto, dentro di me.
Sentivo dentro di me che diventavo più calma e che la tempesta in me si trasformava piuttosto in un vento leggero. Percepibile, ma più come un soffio caldo e piacevole che mi apparteneva. Che può restare!
Grazie a tutte queste esperienze sono quella che sono.
Adesso so che le cose sono più sopportabili quando si riesce ad accettarle, e che se ne può persino trarre forza!
Ciò di cui all’inizio non mi credevo capace oggi è per me qualcosa che mi mancherà dolorosamente, ma con un appagamento totale! Il mio cammino! Le mie esperienze e i miei incontri lungo il cammino! La routine del cammino!
Partire al buio, la meta chiara davanti agli occhi, sempre dietro alle frecce, la semplicità del cammino!
Queste distese pazzesche di natura, boschi, montagne, campi: queste immagini non le dimenticherò mai. Aria fresca tutto il giorno. Solo io e la vastità intorno a me!
I bar che già al mattino suonano musica spagnola e noi pellegrini che mangiamo tortillas e beviamo café con leche. I volti felici che mi sorridono, a volte alzano solo lo sguardo ma gridano sempre un «Buen Camino», gli albergues, che non sono sempre comodi, ma sempre pieni di così tanti personaggi che non ti addormenti mai da sola!
I radler, che sono buoni già a mezzogiorno. Le notti, spesso accompagnate da russatori e suonerie di cellulari, ma comunque così riposanti.
Non sono mai stata così riposata come sul Cammino!
Il mattino fresco con ogni meravigliosa alba che appare in cielo solo per me e nella cui luce il mio viso sembra così radioso, bello e sano.
Le chiese, le chiese che mi hanno dato così tanto calore e umiltà, la chiesa in cui ho scaraventato via lo zaino e ho urlato al crocifisso «Che cosa mi stai facendo?», singhiozzando in ginocchio! E poi è risuonato un canto sacro! Oddio quanto ho pianto! Ho pianto taaanto … forte e completamente sola. Finché non ce l’ho fatta più e non c’erano più lacrime. Poi ho ringraziato e ho sentito una voce che mi diceva: «Tu vai bene! Vai avanti!»
«Ok, ok, vado, vado avanti», ho singhiozzato, ho tirato su lo zaino da terra, me lo sono messo sulle spalle e ho lasciato quella chiesa con una profonda serenità e una grande forza! Decisissima e totalmente liberata.
In quel minuto ho saputo: «Arriverò e niente può fermarmi!» Finalmente mi sono sentita davvero!
Gli ultimi 5 km prima di Santiago, che con il liquore al caffè non sono un problema, nemmeno quando per la prima volta arriviamo a fare 40 km pieni.
Tre giorni sotto una pioggia battente, bagnata fino alle mutande! È stata proprio la pioggia a insegnarmi ancora così tanto! Essere invincibile! Non mollare, anche se è difficilissimo! Si può! Non solo si può, è persino divertente!
È così bello da far piangere! Il mio viaggio mi ha dato così tanto … così tante consapevolezze, così tante emozioni profonde, così tante risate, così tanta libertà ….sono infinitamente grata.
Adesso il ritorno a casa è come una fitta dolorosa al cuore, che so che fa parte di tutto questo e che può esserci!
La quotidianità tornerà, ma io sarò un’altra, più forte, più consapevole, più grata, una che è buona con sé stessa e che non si dimentica mai più!
Una che non ha mai più paura di qualcosa di così meraviglioso come il Cammino di Santiago.
Una che può farcela in tutto, ma non deve farcela in niente!




Sabrina David, ottobre 2022
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