Il mio secondo Cammino: 900 chilometri fino alla fine del mondo
Dieci anni dopo il primo Camino, di nuovo 900 km fino a Fisterra: uno sguardo personale su durezza, lasciare andare e ritrovare se stessi.

Dieci anni dopo il primo Cammino di Santiago si è ripartiti: da soli, 900 chilometri a piedi fino a Fisterra, alla «fine del mondo». Dieci settimane dopo l’arrivo, questo racconto si volta indietro – non sulle tappe, ma su ciò che il cammino ha smosso dentro.
Dieci settimane fa il mio viaggio si è concluso a Fisterra … ero alla «fine del mondo» e quindi anche alla meta del mio Camino … 900 km … a piedi … il cammino cresceva letteralmente sotto i miei piedi.
All’inizio di questa avventura sono partita da sola, seguendo una chiamata interiore, piena di speranza, curiosa, pronta.
Non avevo idea di cosa sarebbe successo né di quali lezioni, esperienze e avventure il cammino mi avrebbe rivelato alla fine.
Ma di una cosa ero assolutamente certa: ADESSO è proprio il momento giusto per rimettermi in cammino.
Dieci anni dopo il primo cammino
Già dieci anni fa mi ero messa per la prima volta sul Cammino di Santiago, piena di nostalgia … il mio desiderio … arrivare da qualche parte … perché nella mia vita mi mancava una direzione. Questa volta, il desiderio di compimento … e di arrivare a me stessa.
Tante cose sono ancora così vive in me che riesco a stento a esprimerle a parole e a descriverle in modo autentico. Di nuovo a casa, mi sentivo incredibilmente grata, profondamente toccata, appagata e al tempo stesso completamente persa.
Non mi è stato possibile scrivere uno dei miei soliti resoconti di viaggio, per quanto desiderassi fissare per iscritto tutto ciò che avevo vissuto.
Ma presto ho potuto sentire quanto profondamente questo cammino sia radicato in me, e che porto con me per sempre questo tempo speciale e posso riviverlo e farlo tornare vivo dentro di me in qualsiasi momento.
Piccolezze banali della vita quotidiana, come gustare un croissant, il suono di una canzone o uno sguardo all’album delle foto, risvegliano subito i ricordi di tutti i piccoli e grandi momenti, e ogni situazione si ricompone, colorata come in un caleidoscopio, fin nel più minuscolo dettaglio, regalandomi a volte un sorriso, a volte lacrime silenziose sul viso.
«Questo cammino è duro e meraviglioso. È una sfida e un invito. Ti distrugge e ti svuota. E poi ti ricostruisce. Ti toglie tutte le forze e te le restituisce triplicate.» Così Hape Kerkeling descrisse ciò che aveva provato dopo essere stato sul Cammino di Santiago, e io posso capire molto bene le sue parole.
Più indulgente con me stessa
Mentre allora avevo lottato molto con le fatiche del cammino, questa volta il cammino mi è sembrato spesso una passeggiata leggera, ariosa e meravigliosa. In compenso, però, ho preso dolorosamente coscienza di quanto io lotti con me stessa sul cammino – e non da ultimo nella mia vita.
Così il cammino mi ha chiesto di affrontare questa mia durezza – mi ha invitata a essere più indulgente con me stessa.
Lo ammetto, in certi momenti questo mi è costato tutte le mie forze, ed è stata ogni volta una lotta con me stessa mostrarmi nella mia vulnerabilità e nella mia delicatezza e trattarmi con più dolcezza e amore.
Guardando indietro, però, sono proprio questi i miei momenti più importanti e significativi.
Eppure probabilmente non ho ancora la minima idea di quanto questo viaggio mi abbia davvero cambiata e fatta crescere e maturare interiormente.
Non trovare, ma lasciare andare
Ho potuto però capire che non si tratta di trovare qualcosa di nuovo, ma piuttosto di lasciar andare il vecchio. Convinzioni ereditate che non sono mie, vecchie ferite, limiti mentali, dubbi tormentosi, paure profonde e, non da ultimo, i muri di protezione che negli ultimi anni avevo costruito intorno a me per prudenza.
Il cammino aveva di nuovo in serbo per me molto di più e mi ha insegnato cose preziose … così ho trovato compagni di viaggio meravigliosi e maestri zen, ho imparato a difendere i miei bisogni … ad aprire il mio cuore, ancora e ancora … a donarmi … senza condizioni, e a stupirmi ogni giorno di nuovo della pienezza della vita e ad apprezzare la ricchezza della mia esistenza.
Ho capito che il Camino, in fondo, è un simbolo della vita di tutti noi, e che il nostro compito è cercare, presenti e svegli, tutti i segnali lungo la strada e affidarci al fluire della vita, abbandonandoci, nella profonda certezza di essere sorretti … sempre … in ogni momento.
E che in fondo siamo noi stessi a decidere se vivere i nostri desideri o soltanto sognarli!
