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Da Aachen alla Champagne, attraverso Belgio e Francia

Nel 2013 il parroco Karl Jasbinschek cammina 18 giorni da Aachen a Nogent-sur-Seine passando per Liège, Namur e Reims – il suo diario di pellegrino.

8 ottobre 202617 min di lettura
Da Aachen alla Champagne, attraverso Belgio e Francia

Don Karl Jasbinschek, parroco di Lengerich, nell’estate del 2013 ha camminato in 18 giorni da Aachen attraverso il Belgio e la Francia fino a Nogent-sur-Seine – i primi cinque giorni insieme al suo amico pellegrino Andreas. La sua meta era Orléans e con essa la Via Turonensis; un lutto nella sua parrocchia ha interrotto il cammino prima del previsto.

Dal 2010 ho percorso 3 volte il Camino Francés attraverso la Spagna, ed è stata ogni volta una grande esperienza spirituale e un’avventura. Inoltre ho già percorso due volte, a tappe giornaliere, il cammino di Santiago tedesco da Bremen ad Aachen.

Per questo quest’anno mi sono proposto di affrontare la grande tappa attraverso il Belgio e la Francia, ben sapendo che 3 settimane non bastano. Voglio percorrere il cammino settentrionale, la Via Turonensis.

Progetti e preoccupazioni: verso la Via Turonensis

L’avevo già percorsa in bicicletta nel 2006 con il mio amico pellegrino Leo di Moers. Per il Belgio esiste una piccola guida del pellegrino della collana Outdoor con alcuni alloggi in appendice, che però non comprende alcuni refugio davvero interessanti (come quello di Liège). Per il tratto dal Belgio attraverso la Francia, invece, ho constatato che in internet non c’è quasi materiale su questo cammino. Solo un libro utilizzabile (in francese, però) e solo a partire da Paris – per me interessante da Orléans in poi.

Ciò che rende questo cammino una sfida particolare anche per un pellegrino esperto: lungo il percorso non ci sono quasi ostelli per pellegrini, e quindi gli alloggi sono scarsi e anche decisamente cari.

Dopo le esperienze in Germania mi aspetto un cammino quasi senza pellegrini, tanto più che non passerò direttamente per Paris, ma camminerò lungo la Mosa fino a Charleville-Mézières e da lì proseguirò per Reims, Épernay, Sézanne, Montargis fino a Orléans.

Inoltre mi preoccupa la lingua francese, che non parlo e che non ho nemmeno voglia di imparare. Certo, ho un’app di traduzione sullo smartphone, ma basterà?

E non da ultimo mi preoccupa il tempo – che nell’Europa centrale è piuttosto instabile e anche d’estate può riservare un periodo bello piovoso.

Ma queste preoccupazioni non si sono avverate ed è stato un cammino davvero bello e profondamente toccante. Anche se gli incontri con altri pellegrini sono stati rari, lungo la strada ci sono stati tanti francesi gentili, e le chiese ai bordi del cammino sono sempre buone per una preghiera e una pausa per riprendere fiato.

In più riesco a convincere Andreas, il mio amico pellegrino del 2012, a camminare con me i primi cinque giorni. In due l’inizio è più facile e offre occasione di scambio e di aiuto reciproco. Così i primi 5 giorni di questo diario di pellegrinaggio sono ripresi dagli appunti di Andreas e solo leggermente rivisti da me. Dopo ho dettato io stesso ogni giorno il mio resoconto nell’app di scrittura. Dato che di solito ero solo, non disturbavo nessuno e potevo mettere subito per iscritto le mie impressioni a fine giornata.

Del resto, chi trova mai il tempo di ribattere al computer e rielaborare il diario scritto a mano? Io non ci sono mai riuscito. Questa volta il testo era già scritto e andava solo un po’ levigato.

Questo diario è per me un ricordo, arricchito da tante foto espressive. E vuole dare ai miei amici e ai miei buoni conoscenti, ma anche ad altri pellegrini di Santiago, la possibilità di partecipare alle nostre esperienze di pellegrinaggio e forse anche di ispirarli a un loro cammino.

Le mie tappe in sintesi

  • Domenica 28/7/2013 viaggio fino ad Aachen

Cammino di 8 giorni attraverso il Belgio

  • Lunedì 29/7/2013 Aachen – Battice (30 km)
  • Martedì 30/7/2013 Battice – Liège (34 km)
  • Mercoledì 31/7/2013 Liège – Esneux (29 km)
  • Giovedì 1/8 Esneux – Saint-Séverin (18 km)
  • Venerdì 2/8/2013 Saint-Séverin – Huy (21 km)
  • Sabato 3/8/2013 Huy – Namur (36 km)
  • Domenica 4/8/2013 Namur – Dinant (33 km)
  • Lunedì 5/8/2013 Dinant – Givet (F) (31 km)

Cammino di 10 giorni attraverso la Francia da Givet a Nogent-sur-Seine

  • Martedì 6/8/2013 Givet – Revin (30 km)
  • Mercoledì 7/8/2013 Revin – Nouzonville (37 km)
  • Giovedì 8/8/2013 Nouzonville – Dommery (39 km)
  • Venerdì 9/8/2013 Dommery – Château-Porcien (33 km)
  • Sabato 10/8/2013 Château-Porcien – Reims (44 km)
  • Domenica 11/8/2013 Reims – Épernay (32 km)
  • Lunedì 12/8/2013 Épernay – Vertus (27 km)
  • Martedì 13/8/2013 Vertus – Sézanne (34 km)
  • Mercoledì 14/8/2013 Sézanne – Villenauxe-la-Grande (27 km)
  • Giovedì 15/8/2013 Villenauxe-la-Grande – Nogent-sur-Seine (20 km)
  • Venerdì 16/8/2013 Paris – Aachen – Lengerich

Domenica 28/7/2013: viaggio fino ad Aachen

Ci siamo dati appuntamento per il pomeriggio alla stazione centrale di Essen, dove voglio prendere Andreas in macchina per portarlo ad Aachen. Al più tardi verso le 18 dobbiamo essere al convento delle Suore Elisabettine, se vogliamo ancora ricevere camere e chiavi.

Il mio viaggio si allunga per colpa del traffico, così chiamo Andreas per dirgli che arriverò fino a mezz’ora più tardi. Prima non riesco a raggiungere Andreas, poi il mio iPhone impazzisce e finalmente è tutto chiarito. Chiedo ad Andreas di aspettare all’uscita principale della stazione. Andreas aspetta all’uscita City, dove però è difficile parcheggiare. Io aspetto all’uscita del tram. Ma ci troviamo grazie al cellulare e poi il navigatore ci guida senza problemi dalle Suore Elisabettine al Preussweg di Aachen.

La suora che ci accoglie ci mostra le camere (la n. 12 per Andreas e la n. 11 per me). I bagni sono nel corridoio, e anche le docce. Poi ci prepara ancora una tazza di caffè (alla macchinetta nella piccola cucina), ci mostra l’uscita laterale e ci informa che, se vogliamo, domattina alle 6:45 possiamo partecipare alla messa nella cappella della casa. Nel convento ci sono ancora 26 Elisabettine; si tirano avanti con un reparto di alloggi per signore anziane e forse anche con i pellegrini (30 € a notte con colazione).

Verso le 16:50 ci avviamo verso la chiesa di San Giacomo in direzione del centro, che è aperta solo fino a una cancellata. Cantiamo e preghiamo un po’ dal mio libretto di canti del pellegrino. (Del resto sono rientrato solo sabato sera alle 23 da un pellegrinaggio del decanato di Steinfurt con Benno Hörst e un’altra accompagnatrice e 20 partecipanti.)

Proseguiamo passando davanti al municipio fino al duomo, dove stasera non si celebra più nessuna messa, e all’Elisenbrunnen, con la sua acqua termale sulfurea, secondo il cartello non potabile, che però bisogna assolutamente aver bevuto. Andreas è un po’ scettico, ma lo convinco quando assaggio per primo l’acqua calda che sa di uovo marcio. Alcuni anziani ballano davanti alla fontana al ritmo vivace di una banda. Che rimetta davvero in sesto le membra stanche? Dopo la visita alla fontana ceniamo all’italiano che avevamo scoperto lungo la strada tra la chiesa di San Giacomo e la piazza del mercato: io ordino l’immancabile insalata, Andreas i tortellini. E beviamo tutti e due una Krombacher, Andreas con e io senza alcol.

Dopo cena torniamo ancora una volta verso il centro, troviamo per Andreas un bancomat funzionante della Aachener (Volks-)Bank e poi mangiamo ancora un gelato in piazza del mercato. Poi si torna a dormire prima della partenza sul cammino di Santiago belga-francese.

Lunedì 29/7/2013: Aachen – Battice (30 km)

Proprio all’inizio del cammino una camera singola – che lusso. Dormo a lungo e la mattina vado alla messa delle suore nella cappella, dove Andreas sta già partecipando alla Liturgia delle Ore. Come ospiti siamo separati otticamente da un angolo di 90 gradi (suore = navata centrale e altri = navata laterale). All’inizio nell’ultima fila della “parte dei fedeli” è seduta solo una religiosa, che sembra anche lei un’ospite. Più tardi arriva un’altra donna (residente in uno degli alloggi per anziani del convento). Il sacerdote è ceco (secondo la mia ipotesi) oppure di lingua spagnola o portoghese (secondo l’ipotesi di Andreas). Non lo sappiamo.

La colazione (2 panini, in più pane, marmellata, tanti affettati, formaggio, caffè) è molto abbondante. Alla fine sono già passate le 8:30 quando finalmente partiamo, dopo aver riconsegnato le chiavi e pagato. Per il periodo del pellegrinaggio posso lasciare la mia macchina nel parcheggio del convento. Perché possa essere spostata in caso di necessità, lascio la chiave alle suore. Che sensazione rassicurante sapere la macchina parcheggiata bene!

All’inizio si sale costantemente. Dopo un lungo sentiero nel bosco passiamo il confine con il Regno del Belgio e ci mettiamo in posa come si deve accanto al cartello poco appariscente per le foto.

Passiamo per il noto santuario di Moresnet e lì visitiamo il calvario. E più tardi anche una piccola cappella. Nell’area all’aperto siamo gli unici visitatori e possiamo guardarci intorno indisturbati.

Più avanti facciamo una pausa per bere a Henri-Chapelle. Un supermercato lo cerchiamo invano. Poco dopo, superato un monumento ai caduti dell’esercito americano, in un primo momento ci sfugge una piccola deviazione a destra nel bosco, ma ce ne accorgiamo in tempo, così la deviazione resta contenuta. Più tardi due cagnolini si avvicinano di soppiatto alle nostre spalle per abbaiarci contro all’ultimo momento. I piccoli botoli sono molto appiccicosi. Ci lasciano in pace solo quando ci viene incontro una nonna con un passeggino gemellare e il loro interesse si sposta. Ho proprio l’impressione che si fossero messi d’accordo: “Dai, oggi andiamo a spaventare i pellegrini – ah, ah, ah”. Anche se infastidire è forse il termine più adatto.

A Clermont ci concediamo un’altra pausa per bere. Da un’altra deviazione ci salva Andreas, che chiede la strada a una giovane mamma. Il nostro cammino gira a sinistra davanti alla chiesa invece che dietro. Verso Battice non finisce più. Alla periferia della città c’è un grande complesso di bunker. Arrivati al primo bunker, Andreas scavalca senza permesso una recinzione per vedere l’impianto da vicino. Ma siccome nel bunker stesso non si può entrare, lì non si vede niente di più che poco dopo in un altro bunker liberamente accessibile, con una targa commemorativa, sul lato destro del sentiero.

Alle porte di Battice segue la nostra 3ª pausa per bere, in un locale. Lì chiediamo informazioni sull’ultimo tratto fino al nostro alloggio e su un supermercato. In un piccolo negozio io compro 3 litri di acqua “con gas” e Andreas 1,5 l di Coca-Cola. Su una panchina ne svuotiamo una parte, così abbiamo meno da portare. Poi seguiamo la strada principale. Si allunga ancora parecchio, finché troviamo un bell’alloggio in un piccolo hotel: Le Domain de Haut Ven.

Il gestore però non accetta la richiesta di avere, invece del letto matrimoniale, una camera con due letti singoli. Più tardi però passiamo al fai-da-te. Andreas ha scoperto che sono solo due letti accostati e uniti da un sottile elemento di materasso e dalle lenzuola. Così dividiamo il letto matrimoniale in due letti singoli. Io prendo il piumone e Andreas un lenzuolo di lino. In più prende un secondo cuscino dall’armadio per scaldarsi un po’ i piedi.

La sera mangiamo un’insalata, beviamo una birra e l’attesa ci viene addolcita da una ciotola di snack bella speziata (mix asiatico = in parte piccante). Finora provo invano ad attivare il mio pacchetto dati estero da 100 MB, ma ci riuscirò solo domani. Allora finalmente l’assistenza telefonica mi spiegherà i passaggi giusti. Il pacchetto è notevole: 100 MB per 10 € e riacquistabile in qualsiasi momento, è davvero un colpo. Perché con i servizi dati – email, navigatore, registrazione del percorso ecc. – ho un bel fabbisogno di dati. Per stasera però me la cavo con il Wi-Fi dell’hotel e so le ultime notizie: Ludwig Averkamp è morto; e domani dovrebbe piovere.

Martedì 30/7/2013: Battice – Liège (34 km)

In hotel facciamo una piccola colazione, composta da due caffè e 2 mini-croissant. Spostiamo e rimontiamo i letti nel letto matrimoniale originale. Verso le 8 partiamo.

Fino al sentiero sulla vecchia massicciata ferroviaria non è privo di pericoli. Soprattutto i camion non sembrano disposti a fare spazio ai pedoni. In compenso il cielo è di un azzurro splendente e persino la fabbrica lì vicino ha un aspetto pittoresco.

Diventa davvero bello sul sentiero della massicciata, che ci porta lontano da tutte le strade grandi attraverso un idillio pittoresco e silenzioso.

In un paese facciamo una pausa per 2 cappuccini in un negozio che vende anche giornali. Dalla panetteria accanto prendo 2 croissant per ciascuno. Poco prima di questo paese Andreas si era accorto con un colpo al cuore che gli mancava il portafoglio e aveva già immaginato di rifare i 5 km fino all’alloggio e poi di tornare indietro. Ma aveva solo messo il prezioso oggetto in un’altra tasca della giacca e lo ha ritrovato presto.

A Liège (Liegi) il cammino si allunga lungo la Mosa. Lì sono ormeggiate parecchie navi, ex chiatte da carico trasformate in grandi case galleggianti, che a quanto pare aspettano ora la demolizione. Anche dei grattacieli deserti non contribuiscono a dare una bella immagine all’ingresso della città di Liège. Il cielo si è coperto e un breve acquazzone di forse 10 minuti ci costringe a ripararci per un momento in una lavanderia a gettoni. Ma è solo un mini-acquazzone. E non vale la pena di indossare l’abbigliamento antipioggia. Meno male che oggi la realtà smentisce in positivo le previsioni del tempo.

In città andiamo all’ufficio turistico. La giovane donna è premurosa e trova davvero un ostello per pellegrini a Liège. Il pernottamento sarebbe gratuito. Se vogliamo anche da mangiare, costerà 20 €. Dobbiamo indicare quando arriveremo. Siccome vogliamo ancora visitare la cattedrale e la chiesa di San Giacomo, diciamo: tra le 17 e le 18. Anche per il giorno dopo la gentile signora ha un indirizzo da proporci, se un percorso di oltre 40 km non è troppo lungo per noi.

La cattedrale e la chiesa di San Giacomo di Liegi sono, per dimensioni, ugualmente imponenti. La chiesa di San Giacomo era la chiesa dei cittadini, costruita – come anche in altre città – in contrapposizione alla chiesa del vescovo.

Raggiungiamo il nostro ostello per la notte appena entro il limite di tempo, perché il percorso è un po’ complicato a causa delle diramazioni della Mosa.

Il padrone di casa è un signore anziano con il codino, di nome George. Parla diverse lingue, tra cui anche il tedesco. Il tentativo di trovare un negozio di alimentari per poterci fare un’insalata fallisce. In compenso, dopo la birra belga di benvenuto, George ci mostra il nostro alloggio e la sera cucina per noi. Dalle 19:30 trascorriamo insieme una serata interessante e bella. George vede con occhio critico il nuovo papa Francesco (secondo lui parla solo al vento senza fare niente). E George ci confessa la sua grande debolezza: non sa perdonare. La sua vocazione a fare l’hospitalero l’ha ricevuta durante il suo pellegrinaggio in bicicletta a Santiago. È andata così: in realtà voleva costruire una casa con 5 appartamenti da affittare a studenti. Lo faceva tutto da solo. Quando aveva tirato su qualche fila di mattoni e la sera esaminava il lavoro della giornata, vide che un mattone che aveva murato aveva un angolo sbrecciato. Questo lo irritò tanto che si mise a imprecare. Al che altri gli dissero: “Ma tu sei cattolico. Come puoi imprecare così?” Si rese conto di quanto il suo progetto gli fosse sfuggito di mano e di come, invece della gioia, suscitasse ormai solo senso del dovere e sovraccarico. E si propose: deve succedere qualcosa dentro di me. Così partì in bicicletta per Santiago. Lì colse il messaggio di san Giacomo: doveva sistemare uno dei suoi cinque appartamenti per i pellegrini. Con questo incarico la soddisfazione e la serenità tornarono nel suo fare. Si gode visibilmente lo scambio e la conversazione con due sacerdoti. Quando la mattina dopo, dopo colazione, vogliamo pagare il nostro obolo, non accetta niente: solo un euro a persona, simbolico. Già la sera ci eravamo scritti nel suo libro degli ospiti, compreso il numero di telefono. Chissà se si farà sentire da noi in occasione di una vacanza in camper che ha in programma per andare a pescare in Danimarca?

Gli abbiamo promesso di mandargli alcune foto del nostro soggiorno da lui. Nel frattempo, dopo un certo ritardo, è successo, e George ha davvero chiamato subito per ringraziarci di cuore quando le ha ricevute.

Mercoledì 31/7/2013: Liège – Esneux (29 km)

Abbiamo dormito bene tutti e due nel nostro letto a castello. Usare la centrifuga dopo il bucato a mano si rivela un’ottima decisione. Stamattina è tutto perfettamente asciutto.

Alle 8 lasciamo l’ospitale refugio e andiamo dal nostro hospitalero. Per colazione ha apparecchiato in abbondanza: succo d’arancia, caffè, pancarré (non tostato), marmellata, affettati, formaggio e – se vogliamo – anche Nutella. In più ci sono frittelle con striscioline di prosciutto; lì però mi trattengo, perché l’uovo non mi sembra ben cotto, anche se ha un aspetto invitante.

Ci salutiamo calorosamente.

Ora si torna prima indietro lungo la Mosa in direzione della stazione di Angleur, poi (al ponte degli Angeli) si gira a destra per seguire da lì in poi le frecce che George stesso ha dipinto. Abbiamo appena fatto qualche centinaio di metri quando Andreas chiede: che cosa sono questi rumori dietro di noi? È George, che fischia disperato dietro di noi perché non riesce a raggiungerci. La nostra guida era rimasta sul tavolo della colazione, e sul cammino ci sarebbe mancata parecchio, tanto più che vi sono indicati alcuni ostelli con il numero di telefono.

La tappa di oggi, una volta lasciata Liège, potrebbe intitolarsi: su e giù per il bosco (senza fine). Offre però anche splendidi panorami sulla Mosa e sulla vasta campagna intorno. Quando poco prima delle 18 raggiungiamo finalmente Esneux, siamo piuttosto sfiniti. Non tanto per i chilometri percorsi, quanto per la loro difficoltà. Ci sediamo sui gradini di una casa privata per fare il punto della situazione (dove troviamo un posto per dormire). Un cane abbaia dietro di noi. La padrona di casa ci chiede se può aiutarci. Ci porta bottiglie d’acqua fresca e ci aiuta a cercare un alloggio. Scopre che il numero di telefono dell’ostello indicato nella guida è stato nel frattempo assegnato a un privato che abita a 20 km di distanza. L’ostello quindi probabilmente non esiste più. Il 2° campeggio, che avevamo chiamato strada facendo, non lo conosce nemmeno lei. Conosce solo il primo, che si trova circa 1 km dopo la stazione, sul fiume. Ci rimettiamo in cammino, dopo esserci rinfrancati con l’acqua minerale che ci ha offerto. Lungo la strada mangiamo un gelato e vediamo numerosi locali. Il campeggio si rivela poco utile: quasi vuoto, nessuna possibilità per chi non ha una tenda propria, a meno di dormire sotto le stelle sulla nuda “Madre Terra”. Questo però non ci va proprio. Che fare, dunque.

Torniamo in paese e così, poco prima della stazione, arriviamo comunque ai nostri 29 km. Alla stazione vediamo che c’è un collegamento con Liège-Angleur. Propongo, in caso di necessità, di tornare in treno a Liège e cercare lì un alloggio. Andreas rilancia: possiamo tornare dal nostro vecchio hospitalero, che ci ha offerto di venire ad aiutarci se ci succede qualcosa nel raggio di 90 km.

Alloggio d’emergenza: di nuovo da George a Liegi

Per prima cosa mangiamo un kebab nel pane. Un tentativo di chiamare il 2° campeggio non ci porta da nessuna parte. A me imbarazza chiamare George, così se ne occupa Andreas. Per George non è un problema accoglierci una seconda volta. Il suo ultimo ospite, come avevamo letto nel libro degli ospiti, era stato lì il 20/6; così alziamo di molto la sua media di visite di pellegrini. Sulla via del ritorno alla stazione ci concediamo un altro gelato. Alla stazione vediamo che il collegamento non è ogni ora, come pensavo, ma ogni due ore. Dato che sono le 19:40, purtroppo il prossimo treno parte solo alle 21:19. Inganniamo l’attesa con birra e tè freddo in un locale-padiglione accanto alla stazione.

Andreas vuole assolutamente sapere dove si comprano i biglietti. Un belga che parla tedesco fa da interprete su due piedi: salire sul treno e aspettare se arriva un controllore. Allora si paga. Se non si presenta nessun controllore – il tratto è breve – si viaggia gratis. – In effetti nessuno ci controlla e quindi viaggiamo senza biglietto senza volerlo, cosa che Andreas sottolinea. Diversamente da quanto vorrei, alla stazione non troviamo un taxi e dobbiamo andare a piedi. Grazie alla mia app di navigazione 10, però, la strada fino a George è qualche metro più corta. Eppure, quando suoniamo, sembra che sia già uscito dal letto. In fondo siamo arrivati più di un’ora dopo quanto annunciato per telefono. Prendiamo le chiavi del refugio, ascoltiamo il suo stupore per il fatto che non abbiamo trovato un alloggio a Esneux. Poi finalmente siamo nel refugio ormai familiare, con centrifuga e letti buoni. Grazie a Dio.

Giovedì 1/8/2013: Esneux – Saint-Séverin (18 km)

La mattina alle 8 facciamo di nuovo colazione dal padre dei pellegrini George. Questa volta un po’ più in fretta di ieri, perché non vogliamo partire troppo tardi da Esneux in direzione di Huy. Oggi dovrebbe fare molto caldo. Siccome ieri non avevamo più controllato il collegamento ferroviario, andiamo alla stazione con sentimenti contrastanti, temendo di dover forse aspettare 2 ore. Non è così. Verso le 8:50 siamo in stazione e vediamo che il treno parte alle 9:27. Così abbiamo tempo a sufficienza per fare due biglietti da 2,90 € l’uno al distributore e per cercare di sistemare già qualcosa per telefono con l’iPhone riguardo all’alloggio della sera. Il secondo indirizzo indicato dall’ufficio turistico di Liège ci respinge – già al completo. Mentre cerchiamo un’alternativa presso l’ufficio turistico – specifica per i pellegrini di Santiago –, verso le 9:23 entra un treno sul nostro binario.

Pensando che sia il nostro, saliamo in fretta. Quando alle 9:25 riparte già, ci viene il dubbio: un treno a volte, o anche spesso, è in ritardo, ma non è mai in anticipo. Il nostro timore si avvera: il treno non ferma alle stazioni intermedie di ieri sera e nemmeno a Esneux, ma solo una stazione dopo. Che il capotreno interrompa il controllo proprio davanti a noi perché il treno sta entrando in stazione, col senno di poi è stata una felice coincidenza. Ci accertiamo di quando parte il prossimo treno in direzione opposta verso Esneux che ci fermi anche. E scopriamo che abbiamo di nuovo una buona mezz’ora d’attesa. Tempo sufficiente per un caffè nella taverna lì vicino e per il mio tentativo di raggiungere l’indirizzo per i pellegrini di Santiago a Huy. La signora però non capisce niente. Un cliente del bar ci aiuta, ma non riesce a ottenere nulla neanche lui. Niente da fare, dunque. E anche l’ufficio turistico di Huy si rivela poco disponibile: dovremmo arrivare lì entro le 18, poi si vedrà. Ma entro le 18, con la nostra partenza tardiva di oggi, non ce la faremo. Così partiremo alla ventura.

A colazione, tra l’altro, George ci aveva raccontato che in tutta Europa esisterebbe un accordo per cui il sindaco di ogni paese, in caso di emergenza, deve procurare un alloggio ai pellegrini.

Proprio prima della vera partenza della nostra tappa, a Esneux ci rivolge la parola una donna che vede la mia conchiglia e mi riconosce come pellegrino di Santiago. Anche lei quest’anno ha camminato da Burgos a Santiago, dopo che l’anno scorso era andata da Saint-Jean-Pied-de-Port a Burgos. L’anno prossimo vorrebbe ancora camminare da Santiago a Fisterra, anche perché quest’anno, per la festa di san Giacomo, il 25 luglio, Santiago era di tutt’altro umore a causa di un terribile incidente ferroviario. L’ho vissuto anch’io durante il pellegrinaggio in aereo e pullman del decanato di Steinfurt nel 2013.

Dopo tutti gli ostacoli – il problema dell’alloggio di ieri e il problema del treno di oggi – la nostra partenza va abbastanza bene. La descrizione della guida è utile e anche le frecce (all’inizio) sono sufficienti. Si sale moderatamente ma costantemente. L’ombra degli alberi è piacevole. Più avanti il sentiero sarà in parte fangoso e invaso dalla vegetazione. Qui si dimostrano utili i pantaloni lunghi o un bastone da cammino, e Andreas ha entrambi. Mi presta un bastone per tenere a bada alla meglio ortiche e cardi. Ci servirà ancora più tardi, per impressionare due cagnolini in una fattoria che si muovono aggressivi nella nostra direzione.

A Croix Andre, dopo aver attraversato un cosiddetto campetto da calcio, manca la segnaletica. Ma la guida lo descrive correttamente. Su mia richiesta, una residente accanto al cosiddetto campetto, sul cui prato praticamente passiamo, mi regala una grande bottiglia d’acqua, ghiacciata.

Un altro momento clou di ristoro sarà più tardi un distributore automatico di latte fresco a 80 centesimi al litro. Lì prima beviamo mezzo litro di latte a testa. E ci aggiungiamo un altro litro intero a persona. È buonissimo. Ma subito dopo Andreas si sente un po’ male e teme disturbi intestinali.

Quando con questo gran caldo raggiungiamo finalmente Saint-Séverin, il fresco della chiesa romanica, la cui porta è invitante e aperta, si rivela un altro regalo della giornata. Ancora più bella è la possibilità di alloggiare in un ostello della parrocchia, al piano superiore dell’edificio accanto alla canonica. Come se non bastassero le cose belle, il paese ha persino un vero supermercato. Qui facciamo provviste per la sera e anche per la colazione per poco meno di 20 €. Al ritorno ci facciamo una lunga doccia. Andreas sta di nuovo bene, si è ripreso dallo shock del latte. Dopo la doccia tocca ancora fare il bucato. L’anticucina è abbastanza calda perché tutto si asciughi in fretta.

Una nota amara: secondo la nostra hospitalera, alias perpetua del parroco, Saint-Séverin non ha collegamenti in autobus e nemmeno un servizio taxi. Così Andreas non può andare direttamente a Huy, ma domani verso le 7 camminerà con me fino a Huy. Se nel frattempo si presentasse un passaggio, naturalmente lo coglierà, perché il suo programma è già un po’ sforato. In realtà voleva essere a Gemen già domani a mezzogiorno, cosa del tutto impossibile, ma verso sera dovrebbe farcela. Domani sera ha ancora una visita di compleanno in programma.

Venerdì 2/8/2013: Saint-Séverin – Huy (21 km)

Stamattina ci alziamo alle 5:30, perché Andreas vuole prendere il treno a Huy verso mezzogiorno. Ci sono da camminare più di 20 km. La colazione, grazie alla nostra spesa, è abbondante e gustosa. Poi Andreas lava e asciuga le stoviglie, mentre io per compensare scrivo nel libro degli ospiti. Verso le 7:10 lasciamo la casa ospitale. L’ostello di Saint-Séverin è davvero qualcosa di speciale, peccato che non sia segnalato nella guida. Oggi dovrebbe essere il giorno più caldo del nostro cammino. Il sole splende nel cielo limpido, ma all’inizio è ancora mite e soffia un vento fresco. I 5 km fino al paese successivo sono quasi del tutto pianeggianti e si camminano molto facilmente. Poi diventa un po’ più difficile, ma procediamo bene. Il cammino ora ci porta per lo più su strade o strade di campagna, così l’ombra degli alberi non ci protegge più. Fa anche più caldo, e verso le 11:00 è già molto caldo.

Alla periferia di Huy c’è un grande parco divertimenti. Le bevande alla cassa sono carissime. Preferiamo aspettare ancora un po’ e vivere delle nostre scorte. Facciamo una bella pausa su una panchina di legno all’ombra. L’ultimo tratto fino alla città di Huy è una lunga strada in discesa che si snoda in diversi tornanti.

Andreas osserva con interesse un ciclista da corsa che arranca faticosamente su per la lunga salita. Visto dall’altra direzione, il nome della città, Huy, è scritto più volte in lettere bianche sull’asfalto. I ciclisti che si inerpicano a fatica sembrano avere ancora bisogno di leggere, perché il loro ansimare suona più come “Hoch… hoch” (“su… su”) che come “Huy… Huy”. Questo tratto si fa sentire davvero nelle ossa, non solo per il ciclista, ma anche per noi. Poi abbiamo raggiunto la Mosa.

Chiedendo, troviamo in fretta anche la strada per la stazione. Andreas è fortunato, il suo treno per Aachen parte tra circa 20 minuti, verso le 12.40. Ci salutiamo, però io non vado con lui fino al binario, perché sono davvero sfinito. Nel frattempo fa un caldo così afoso che quasi non lo sopporto più. Così torno indietro per un pezzo di strada, dove prima avevo visto un piccolo chiosco che sembrava molto fresco. Con una Coca-Cola e una bottiglia d’acqua per prima cosa mi coccolo un po’. Poi torno al ponte sulla Mosa, che in Belgio chiamano anche Meuse, dove proprio accanto alla cattedrale ha sede anche l’ufficio turistico.

Una ragazza gentile mi aiuta in inglese. Per prima cosa sa indicarmi un alloggio per 25 €, che accetto volentieri. Queste stanze per una notte in una casa privata qui, come anche in Irlanda, si chiamano “Bed and Breakfast”. La signora però lavora, quindi può farmi entrare solo alle 18:30. Allora valuto se camminare ancora una decina di chilometri lungo la Mosa in direzione di Namur, per avere domani una tappa un po’ più leggera. Ma il caldo e anche l’incertezza di un pernottamento scacciano subito questo pensiero.

Chiedo invece delle cartine per la Francia.

La ragazza gentile mi indica una libreria dove ci sarebbero anche moltissime carte. Inoltre mi dà una cartina, che però vale solo per la zona intorno a Huy. Cerco la libreria, ma non riesco a trovarla. Un giovane nota che sto cercando e mi aiuta a trovare il negozio. In effetti c’è del buon materiale cartografico e compro due carte preziose e buone, una per il resto del Belgio e la seconda per il primo tratto della Francia.

Purtroppo la strada per uscire da Huy non si trova così facilmente e inoltre ormai sono già le 15:00. Nella cattedrale non posso entrare neanche, a mezzogiorno è chiusa. Ormai fa un caldo insopportabile, ben oltre i 34°. Cerco un negozio di alimentari, ma per colpa di indicazioni sbagliate non vado avanti. Dopo una piccola pausa in una gelateria con tre palline riparto e trovo da solo, senza chiedere, un supermercato. Compro tre bottiglie di acqua minerale e un po’ d’uva. L’uva e la prima bottiglia d’acqua le consumo nell’ingresso del negozio, dove c’è una panchina e fa piacevolmente fresco. Quando verso le 17:15 riparto, mi dirigo verso la cattedrale. È persino aperta, si sentono le campane. L’interno è grande e maestoso. Non si vede nessuno. In sottofondo suona una musica sacra a basso volume. Molto piacevole. Mi siedo su una delle sedie e mi guardo intorno. Poi un sacerdote in talare e stola attraversa il presbiterio e scompare sul lato sinistro. Lo seguo subito, perché immagino che lì si celebri una messa.

In effetti lì ci sono una decina di persone anziane sedute su seggioline, e due più giovani che stanno già pregando. Ci sono molti canti alternati, che il giovane intona, e l’assemblea canta i versetti successivi. Immagino che siano salmi. Il sacerdote celebra la messa con molti gesti e molta mimica. Dopo la celebrazione va dalle persone e stringe la mano a ciascuno. Viene anche da me, mi saluta e mi chiede se sono olandese. Rispondo: tedesco. Lui arriccia il naso e non riesco a trattenermi dal dire: anche i tedeschi pregano. Non credo che mi avrebbe procurato un alloggio, se non l’avessi già avuto. Ma poi si congeda gentilmente con un Ultreia e un arrivederci. Ora vado al mio alloggio, sorprendentemente si trova quasi accanto al supermercato, a circa 20 minuti dalla cattedrale. È una camera grande con un letto matrimoniale, che dà anche bene sul retro. La doccia non mi piace molto, è senza tenda in una vasca da bagno. Inoltre lì sul lavandino ci sono le cose della signora, il che mi sembra anche un po’ strano. E il bagno è al piano di sotto, proprio accanto al soggiorno, e questa vicinanza mi mette a disagio.

Dopo la doccia mi stendo sul letto per lasciar asciugare il sudore. Poi detto questo diario con l’app Dragon, il che funziona sorprendentemente bene. Soprattutto posso stare sdraiato e riposarmi. Dato che Andreas non c’è più, naturalmente non ho ancora lavato i miei panni. Penso se uscire ancora, per esempio a mangiare cinese, ma la mia pigrizia ha la meglio sul piccolo attacco di fame. Inoltre voglio dimagrire e non ho la chiave di casa, quindi dovrei suonare alla signora se volessi rientrare.

Sabato 3 agosto 2013: Huy – Namur (36 km)

Stamattina, dopo una rapida lavata, mi sono presentato puntuale alla colazione alle 7:00. Un gatto nero mi si strofina contro i piedi, ma non lo accarezzo per non dovermi lavare di nuovo le mani. È una colazione semplice, con un po’ poco caffè, fette di pane bianco e marmellata, proprio come piace a me. Alle 7:30 parto. Ho usato la mia app di navigazione per trovare un percorso facile per uscire da Huy. Si torna alla cattedrale e al ponte, e poi semplicemente sempre dritto lungo la strada.

Dopo appena 300 m circa si stacca a destra un piccolo sentiero asfaltato ed eccomi già sul cammino di pellegrinaggio che corre senza interruzioni lungo la Mosa. Nella foto a sinistra si vede la diramazione: dietro il palo in primo piano si scende subito a destra verso il salice piangente. C’è il sole, ma è piacevole e un vento mite mi soffia in faccia. Il sentiero è quasi deserto, molto ampio e generoso, sempre ben asfaltato. È semplicemente bello camminare tra la Mosa e il paesaggio, senza dover superare salite né attraversare discese.

Il cammino di oggi è un cammino di preghiera. Prego il rosario, canto tutti i canti del libretto e prego i salmi che so ancora a memoria. Mi accorgo così di aver dimenticato alcuni salmi che avevo imparato sul cammino spagnolo. Domani li ripasserò con il piccolo libro dei salmi.

Mi fa particolarmente piacere che il sentiero lungo la riva sia segnalato anche come cammino di pellegrinaggio. Si discosta così dall’autore tedesco della guida, che vuole far passare di nuovo il cammino per le colline circostanti. Non mi stanco mai di guardare la bella natura alla mia sinistra e, al di là della Mosa, alla mia destra. In lontananza ricompare un gigantesco ponte strallato, a forma di triangolo, sorretto al centro da un grande pilone. Una tenda con una bicicletta se ne sta solitaria sul ciglio del sentiero. Parecchi pescatori tentano la fortuna, ma spesso non hanno voglia di parlare. Un padre con il figlio e il cane non ha nulla in contrario a che li fotografi. Poi passo accanto a un grande e lungo ippodromo per il galoppo, che si estende lungo il sentiero della riva per diverse centinaia di metri, se non chilometri. Quando alcuni cavalieri arrivano al galoppo lungo il percorso, tiro fuori in tempo la macchina fotografica e riesco a scattare qualche foto. Più tardi però sono talmente immerso nei miei pensieri che non mi accorgo del galoppo sfrenato di un’amazzone e penso alla fotocamera del cellulare solo quando mi è già sfrecciata accanto. Peccato, è stata davvero una cavalcata incredibilmente veloce. Continuamente si vedono piccoli e grandi raduni di oche. Se all’inizio svolazzano ancora spaventate in acqua quando mi avvicino troppo, nei pressi dei paesi diventano più coraggiose. Restano sedute o continuano a beccare, senza badare a me. Anche parecchie fabbriche costeggiano la riva opposta del fiume. Almeno due stabilimenti aprono enormi squarci nelle montagne di fronte a me. Penso alla discussione a Lengerich sull’estrazione del calcare nella Selva di Teutoburgo. Non solo in Germania si estrae calcare per coprire il fabbisogno di materiali da costruzione.

Poi ho raggiunto Andenne e con questo ho fatto metà strada. Entrando in città trovo subito un Aldi. Lì mi compro due lattine di caffè ghiacciato, che pago alla cassa. Poi la cassiera vuole controllare il mio zaino. Me lo tolgo e le dico di farlo pure. Lei però vuole che sia io ad aprire lo zaino. Naturalmente non lo faccio e resto lì, testardo, senza muovermi. La cosa ovviamente non piace nemmeno ai clienti in fila dietro di me alla cassa, ma che posso farci? La donna chiama la direttrice e questa mi ammonisce che zaini e altre borse vanno lasciati in un angolo apposito all’ingresso del negozio prima di entrare nell’area vendita. Dopodiché posso andare, senza che il mio zaino sia stato perquisito. Dopo aver svuotato le due lattine di caffè, inserisco nel navigatore l’indirizzo dell’ufficio turistico. Non è affatto lontano e una signora gentile mi aiuta a trovare una buona pensione a Namur, dove mi impegno ad arrivare per le 16:00, un orario del tutto esagerato e troppo presto, come constato più tardi. Dopo un caffè mi rimetto in cammino di buon umore. Naturalmente all’uscita del paese vedo anche un Lidl, cos’altro c’era da aspettarsi?

Ogni tanto mi faccio anche fotografare, così da avere qualche foto di me sia per il cellulare sia per la macchina fotografica. Un cartello indica le grotte di Goyet. A quanto pare lì si possono vedere pitture di uomini delle caverne di un remoto passato. Nel frattempo, accanto a me si innalzano possenti scogliere. Durante una sosta vedo un intero gruppo di ciclisti da corsa che aspettano il via a un semaforo. Quando partono, ho impostato la macchina fotografica sullo scatto continuo. Purtroppo però queste foto non sono venute molto nitide. L’orologio di una farmacia segna 27°, ma io percepisco il tempo più fresco. Piano piano il cammino comincia però a pesarmi, perché ho il fiato del tempo sul collo. Per via della mia promessa avventata delle 16:00 sono in ritardo. Arrivo solo poco prima delle 17:00 al casinò concordato, dove la padrona di casa vuole venirmi a prendere. È venuta in bicicletta, una signora anziana che parla non solo inglese, ma anche discretamente tedesco. La strada prosegue in salita per più di 1 km – la prima volta in tutta la giornata. Ma la sopporto volentieri, perché va verso la meta. L’appartamento è molto grazioso, ricevo una bella camera per gli ospiti, e anche bagno e WC sono a posto. Di nuovo una sistemazione «Bed and breakfast». La padrona di casa mi aiuta anche a procurarmi un altro alloggio a Dinant. Cerca su internet e poi prenota per telefono. Vado a fare la doccia e a medicarmi le ferite. Ci sono irritazioni da sfregamento nella zona delle cosce, e lì la pomata Bepanthen aiuta molto. Un giro in autobus in città purtroppo non mi offre la possibilità di partecipare a una messa questa sera, peccato. Compro qualcosa da bere e torno su all’appartamento con l’autobus. La chiave me l’hanno data. Per strada mangio ancora un po’ di patatine fritte con il ketchup. La padrona di casa vorrebbe ancora fare una serata di musica irlandese, ma dato che sono già le 21:30, declino ringraziando. Mi stendo piuttosto sul letto e comincio a dettare questo diario in Dragon. Adesso ho finito, sono passate le 22:50 ed è ora di dormire. Domattina ho concordato la colazione per le 8:00, che è l’orario più presto possibile per la padrona di casa la domenica mattina.

Domenica 4 agosto 2013: Namur – Dinant (33 km)

Ho dormito profondamente, anche se con la finestra chiusa, come mi ricorda al mattino l’aria calda e soffocante. Alle 7:00 mi sveglio, preparo lo zaino, sbrigo la toilette mattutina e il bagno e alle 8:00 in punto sono a colazione. La tavola è apparecchiata e c’è abbondanza di caffè, marmellata, burro e pane. Però non bevo troppe tazze, perché già dopo la seconda tazza di caffè mi si forma un velo di sudore sul dorso delle mani. Oggi sarà proprio una giornata calda. In cielo non c’è quasi una nuvola e il sole splende chiaro e luminoso. La mia padrona di casa mi augura ancora una volta ogni bene e verso le 8:30 mi congedo. Sabato sera non sono riuscito ad andare a messa in città, perché non ho trovato nessuna chiesa con una messa serale. E la messa della domenica mattina alle 10:00, alla quale vuole andare l’amico della signora, è per me comunque troppo tardi. Do per scontato che a Dinant troverò ancora una messa serale. E così è stato, ma ne parlerò più avanti.

Se ieri ho camminato sulla riva sinistra della Mosa, oggi cammino su quella destra. La padrona di casa me l’ha raccomandato con insistenza. Dice che la riva sinistra passa per ogni sorta di zone collinose. Naturalmente provo comunque prima la riva sinistra, ma dopo aver attraversato il ponte e aver percorso qualche centinaio di metri in direzione di Dinant, il bel sentiero finisce e sbocca in un vicolo cieco. Allora torno indietro, riattraverso il ponte e proseguo sulla riva destra. In effetti provo ancora presso altri due ponti a prendere la riva sinistra, ma ogni volta i fatti mi danno torto. Il motivo è che il navigatore continua a indicare la riva sinistra. Inoltre sulla riva destra fa molto caldo, perché lì non c’è ombra, mentre l’altra sponda è ancora tutta all’ombra degli alberi e delle rocce. Il sentiero di destra è sgradevolmente caldo, tanto più che in molti punti vedo sull’altra riva il sentiero ombreggiato e alberato. Il camminare in sé è molto facile per me questa mattina. Non ho dolori alle ossa e sto molto bene.

Vedo di continuo enormi chiuse che regolano il livello dell’acqua e permettono alle navi di proseguire sulla Mosa. Non riesco però a capire se le masse d’acqua che cadono vengano usate per produrre energia. Intere famiglie di oche si sono ormai messe comode lungo il sentiero e ai suoi lati, e non si lasciano scacciare nemmeno da un pellegrino stanco o modesto. Guardano sì con attenzione, ma per il resto restano al loro posto e strappano l’erba o cercano vermi. L’architettura delle case belghe è fondamentalmente diversa dal modo di costruire tedesco. Invece di uno stile uniforme, le case sono molto individuali e creative, spesso fatte come piccoli castelli o fortezze, anche quelle più recenti. Una gioia per gli occhi di chi guarda. Con il kayak, con la bicicletta o con la canna da pesca – molte persone lungo il cammino hanno un hobby.

Soprattutto per i ciclisti c’è uno speciale divertimento domenicale – una grande corsa ciclistica a cui tutti gli appassionati possono partecipare su percorsi di diversa lunghezza. In una cittadina è stata allestita una grande tensostruttura con bevande e cibo per rifocillare i ciclisti, ma anche i pellegrini – sempre che possano pagare. I tanti ciclisti, che a volte arrivano sfrecciando in gruppi piuttosto numerosi, sono davvero fastidiosi; d’altra parte concedo loro volentieri la gioia della pedalata domenicale. Più fastidiosi sono i numerosi motociclisti, che spesso sfrecciano su e giù per le colline con i motori che ululano, spingendo davanti a sé o lasciandosi dietro un’onda sonora che si sente per chilometri. Se abitassi qui, mi verrebbe una crisi. A quanto pare però la cosa non sembra disturbare gli abitanti. Anche motoscafi velocissimi con sciatori nautici al traino si fanno sempre più numerosi sull’acqua, man mano che mi avvicino a Dinant. Forse però sono solo diventato più sensibile al rumore e alla velocità, perché il cammino mi ha già rallentato. Rallentato è anche il cane che riposa al sole sul ciglio del sentiero. Si noti la lingua penzoloni.

Presso un monumento ai caduti, alla cui ombra faccio una piccola pausa, scopro dei piccoli coleotteri rossi, numerosissimi, che strisciano ovunque. Con il loro rosso acceso sembrano minacciosi e hanno la forma di cimici; almeno di come mi immagino le cimici. Più belle invece sono le salamandre, che a volte si aggrappano ai muri di pietra per prendere il sole, dove riesco a fotografarle.

Gli ultimi 7 km non finiscono più, ma poi finalmente riesco a vedere il campanile di Dinant. Qui la vita turistica è in pieno fermento. Le strade sono affollate di gente, che siede ai tavolini dei caffè all’aperto oppure si snoda per i vicoli stretti passando davanti a locali e negozi.

Sono circa le 16:30 e per prima cosa entro nella cattedrale. Lì posso ascoltare un concerto d’organo, per il quale si sono radunate parecchie persone. Ascolto alcuni brani prima di alzarmi per controllare l’orario della messa. Alle 18:00 stasera – un orario ideale per passare prima dalla mia pensione e poi andare in chiesa lavato e fatta la doccia. L’ufficio turistico ha già chiuso alle 16:00, così non posso chiedere informazioni per il giorno dopo né per un alloggio a Givet (Francia). Quando arrivo all’alloggio, ecco la sorpresa. È un hotel di categoria media e la camera costa 50 €. È un buon prezzo per una bella camera grande, anche se bagno e WC sono in corridoio e da condividere con un’altra camera. Però alla mia padrona di casa di Namur avevo detto che volevo essere ospitato presso privati. Ma se non si fa tutto da sé… Alla fine però mi sono rassegnato al prezzo e sono anche contento.

La messa delle 18:00 è frequentata molto scarsamente, ma ha un bell’accompagnamento musicale ed è celebrata in modo solenne. Ricevo anche un timbro della chiesa sulla mia credenziale. Però non mi faccio riconoscere come sacerdote. Dopo la messa compro qualcosa da mangiare prima di tornare in hotel. Lì per prima cosa lavo la maglietta, le mutande e l’asciugamano. In fondo non posso aspettare che Andreas mi dia il buon esempio. Poi vado in giardino, dove ci sono alcuni mobili da giardino. Chiedo alla donna di servizio, che sta annaffiando i fiori, di pulirmi una sdraio. Non solo pulisce la sedia, ma mi porta anche un cuscino. Poi mi siedo lì e detto questo diario. Inoltre consumo le provviste: due yogurt, sei würstel da un barattolo e le bevande. Ora sono le 21:07, comincia lentamente a rinfrescare e scende una piacevole quiete serale. Domani probabilmente attraverserò il confine con la Francia e finora non ho ancora un alloggio, ma non mi lascio scoraggiare e tenterò la fortuna nel pomeriggio di domani.

Lunedì 5 agosto 2013: Dinant – Givet (F) (31 km)

Anche questa notte ho dormito bene, la colazione è ottima. Anche se comincia solo alle 8:00, sono il primo ospite a fare colazione. Dopo colazione telefono prima di tutto all’ufficio turistico per sapere se è aperto. In effetti raggiungo una signora che mi dice che apre alle 9:00. Ci vado di corsa in anticipo e mi informo su quale sia il modo migliore per trovare un alloggio a Givet. Non ricevo molte informazioni, ma almeno la via dell’ufficio turistico di Givet. Inoltre la gentile signora mi dice di camminare lungo la riva sinistra della Mosa fino a Hastière, e poi a destra. Suona bene, tanto più che sulla riva sinistra della Mosa il sole è mitigato da molta ombra. Allegro mi metto in cammino e mi godo la natura. Approfitto del tempo per pregare il rosario e anche i salmi. Comincio a imparare un salmo nuovo. Davanti a un hotel sono impilati centinaia di kayak gialli e color legno, ma sull’acqua non si vede nessun canoista.

Una specie di oche ha un aspetto incredibilmente simpatico. Queste oche hanno anelli marroni intorno agli occhi, tanto che sembrano la Banda Bassotti di Paperino. Non si lasciano più disturbare dalle persone, purché non ci si avvicini troppo. Soprattutto i genitori delle oche giovani si piazzano uno in coda e uno in testa alla famiglia e cominciano letteralmente a soffiare quando qualcuno si ferma o si avvicina apposta.

Dopo circa quattro chilometri il sentiero cambia. Ora attraversa un bosco, diventa sempre più stretto e corre proprio lungo la riva. Il terreno è irregolare, sale e scende leggermente ed è venato di radici. Tutto questo però è ancora molto sopportabile, tanto più che adesso gli alberi offrono ombra piena. Poi però il sentiero cambia di nuovo: rovi, ortiche e altra robaccia lo restringono sempre di più, così che devo farmi strada a fatica attraverso questa giungla primordiale. Alla fine il sentiero sbocca in una grande radura. Davanti a me si stende un prato immenso.

Anche se non vedo più segnavia, mi avventuro su questo prato e proseguo sempre vicino alla riva del fiume. Finalmente, dopo circa 1 km, si vede di nuovo un’altra area. Qui il segnavia escursionistico bianco-rosso indica a sinistra, e già temo una salita. Seguo comunque i segni e infatti, dopo pochi metri, il sentiero si inerpica sempre più ripido. Sono piuttosto di cattivo umore, ma vado avanti. Dopo circa mezzo chilometro mi fermo e torno sui miei passi. Basta! Torno indietro a passo svelto e poi giro a sinistra verso il prato, delimitato da una recinzione che però scavalco facilmente. E di nuovo si va per circa 1 km sui prati, sempre lungo la riva. Non si riconosce nessun sentierino battuto, così sono sempre in ansia di dover alla fine tornare indietro, se dovessi imbattermi in un ostacolo insormontabile. Ma finalmente comincia a delinearsi uno stretto sentierino battuto e infine un sentiero più largo. Ce l’ho fatta. Al ponte successivo cambio sponda.

Davanti a me vedo in lontananza un escursionista con lo zaino, ma se sia un pellegrino resta da vedere. Non mi sforzo però di raggiungerlo, ma mantengo il mio passo. Per diversi chilometri mi avvicino a quella persona. Poco prima di arrivare a portata di voce, svolta a destra. Così non c’è nessun incontro, perché il mio cammino prosegue. Adesso cammino a passo svelto, perché si stanno facendo le 16:00. E mi assilla la preoccupazione che l’ufficio turistico possa chiudere alle 17:00.

I primi passi in Francia dopo il passaggio del confine, che è appena segnalato, sono deludenti. La strada e tutti i dintorni sembrano la DDR di un tempo. Questo perché l’asfalto è completamente sfilacciato e cosparso di buche. I marciapiedi non sono lastricati, ma separati dalla strada solo da cordoli spaccati. In poche parole – brutto. Alcuni capannoni industriali sembrano abbandonati da tempo e le finestre rotte lasciano intravedere il buio all’interno. Dopo circa un chilometro e mezzo l’aspetto delle strade cambia di colpo. All’improvviso i marciapiedi sono lastricati, le strade curate e tutto sembra in ordine, quasi come da noi. A quanto pare i francesi hanno escluso di proposito la zona di confine dalla riqualificazione.

Verso le 16:45 raggiungo l’ufficio di Givet e mi accoglie una giovane donna gentile. Ha la pelle scura e parla tedesco fluentemente, perché ha studiato in Germania. È persino contenta di poter parlare di nuovo tedesco. Molto gentilmente cerca prima di tutto di rintracciare la signora che si occupa dei pellegrini di Santiago. Questa però è in ospedale, quindi questa fonte è esaurita. Allora mi procura un alloggio per 35 € sopra un ristorante. Quando arrivo lì alle 17:30, la mia prima impressione non è proprio entusiasmante. La casa dall’esterno sembra molto malandata e i corridoi puzzano di fumo. Quando però do un’occhiata alla mia camera, è pulita e a quanto pare non troppo impregnata di fumo di sigaretta. Così accetto l’offerta. Prima mi riposo, poi vado all’Aldi a fare la spesa, stavolta senza zaino, solo con la mia piccola borsa di plastica pieghevole. Ma dato che sono già quasi le 19:00, il negozio ha chiuso. Però quando esce una persona, entro in fretta e mi compro qualcosa da bere e della frutta; in fondo a mezzogiorno ho già mangiato una pizza, per così dire come compensazione per la lunga marcia nella natura. Adesso sono seduto in un parco francese, bevo e detto questo diario. All’ufficio turistico ho trovato anche una cartina super per il cammino fino a Rethel, così posso pianificare bene la giornata di domani. Spero di trovare bene la strada.

Dopo 8 giorni di pellegrinaggio – di cui 5 con Andreas – sono arrivato da Aquisgrana attraverso il Belgio fino in Francia. Mi sono ben rodato e sono fiducioso per il cammino attraverso la Francia. Fino a Charleville-Mézières (dopo Nouzonville) mi godrò ancora il cammino francese lungo la Mosa, poi si va attraverso i campi verso Reims e, passando per Orléans, fino a Tours.


10 giorni di cammino attraverso la Francia, da Givet a Nogent-sur-Seine

Martedì 6 agosto 2013: Givet – Revin (30 km)

La mattina mi alzo di buon umore, perché oggi non dovrebbe fare troppo caldo. Però il sole ride già dal cielo azzurro dentro la mia finestra. Dopo essermi lavato preparo le mie cose e alle 7:00 sono giù a colazione. Questa volta persino il burro è morbido e spalmabile, e non duro come appena uscito dal frigo, come al solito. Ciononostante, dopo colazione si fanno quasi le 8:30 prima che finalmente parta. Grazie alla documentazione di un ciclista (scaricata da internet) prendo per prima cosa una scorciatoia, seguendo la strada invece del sentiero pedonale segnalato. Così salto una grande ansa della Mosa.

A circa 5 km dal paese vedo due torri di raffreddamento, che probabilmente appartengono a una delle tante centrali nucleari francesi. Sbuffano pacificamente la loro nebbia bianca verso il cielo.

Che sorpresa quando poi trovo la splendida pista ciclabile dei francesi (chiamata Ravel). È ben asfaltata, inserita nel paesaggio, in piano e non ha nulla da invidiare al Ravel belga. Inoltre corre lungo la riva sinistra del fiume, dove c’è una piacevole ombra. Il sole non picchia, eppure l’ombra fa molto bene.

Un uomo dal Belgio mi corre dietro e mi chiede se sono un pellegrino di Santiago, e io rispondo di sì. Allora racconta che anche lui ha già percorso il Cammino di Santiago. Adesso però viaggia con la sua famiglia in barca sulla Mosa. Indica orgoglioso l’imbarcazione e si mette in posa per una foto con la sua famiglia.

In generale, ora la gente mi parla più spesso del Cammino di Santiago e ne è entusiasta. O l’hanno già percorso loro stessi, oppure vogliono farlo. Poi mi sorpassano in bicicletta due donne che avevo già visto ieri. A quanto pare non vanno molto veloci.

A Haybes vado all’ufficio turistico, che si trova proprio lungo il cammino. Lì una donna cerca di aiutarmi a trovare un alloggio. Però non riesce a trovare nessun alloggio per pellegrini. Trova solo un hotel, dove la camera costa 48 €. Mi faccio passare la cornetta e parlo io stesso con l’impiegata dell’hotel. Lei chiama al telefono il titolare, al quale dico che sono un pellegrino. Mi chiede quanto posso pagare. Dico tra i 30 e i 35 €. Lui risponde che allora posso avere la camera per 35 €. Sono molto contento. Ci sono ancora persone buone che sostengono un pellegrino. All’ufficio turistico, che ha una sala d’attesa e un buon bagno, mi riposo e raccolgo nuove forze. Ora che ho un alloggio, il tempo non mi mette fretta e sono già andato parecchio avanti lungo il cammino.

Poi incontro un gruppo di ciclisti che vuole arrivare fino a Gerusalemme. È attrezzato in modo ottimale, con molte borse sulle bici e telai di ottima qualità. Dopo che sono ripartiti, arrivo nel paese di Fumay, dove c’è di nuovo una grande ansa della Mosa. Posso tagliare quest’ansa attraversando il paese. Quando ritrovo il sentiero lungo la Mosa, lì incontro davvero di nuovo il gruppo dei sei ciclisti diretti a Gerusalemme, che restano a bocca aperta nel rivedermi dopo chilometri e chilometri di bicicletta.

Poco dopo, alla chiusa, ritrovo il pellegrino belga con la sua barca. Adesso ho messo gli auricolari e ascolto Werner Heisenberg, «La formula del mondo» – discorsi documentari.

Gli ultimi 7 km non finiscono più, come ho già sperimentato tante volte. Ci vuole più di un’ora e mezza prima di vedere finalmente le case della meta. Poco prima mi rivolge la parola un francese anziano, che mi chiede nei dettagli del mio cammino e di come sto. Suo figlio spiega in inglese che suo padre vorrebbe percorrere lui stesso il cammino fino a Santiago, ma non è sicuro se e come potrà farcela. Gli faccio coraggio. Un altro uomo mi spiega per filo e per segno come arrivare in città.

Per prima cosa cerco la libreria segnalata su internet. Ma scopro che non esiste più. E non ce n’è nessun’altra. Poi mi faccio spiegare da una commessa di un negozio di occhiali dove si trova l’ufficio turistico. È in fondo alla strada che avevo appena risalito. Lì cerco aiuto per prenotare un alloggio per il giorno e la tappa successivi. Ma la ragazza non ci sa proprio fare, probabilmente non ha molta esperienza ed è ancora molto giovane. Quasi dietro l’angolo c’è poi l’hotel che ho prenotato. Già da fuori fa un’ottima impressione. Il titolare mi consegna la chiave di una camera ed è davvero un’ottima camera, anche con bagno e toilette. Faccio in fretta la doccia e poi vado a fare la spesa. Però compro troppo. Dopo mangio e mi riposo.

Poi detto questo diario. A proposito: ho la mia prima vescica sul piede destro, sul lato interno sinistro, piuttosto indietro, e ancora piuttosto piccola. Spero che bucando la vescica si possa contenere il danno.

Mercoledì 7 agosto 2013: Revin – Nouzonville (37 km)

Stamattina mi sveglio alle 6:00 e sono ancora molto stanco, non vorrei proprio lasciare il letto morbido e caldo. Verso le 6:30 alla fine mi alzo per lavarmi e preparare lo zaino. Dato che non posso contare su una colazione, devo essere giù verso le 7:00, come concordato con l’albergatore, per pagare. Per allora lo zaino dovrebbe naturalmente essere pronto. Però si fanno le 7:15 quando finalmente sono pronto. Giù non c’è ancora nessuno e tutte le porte sono chiuse a chiave, così non posso lasciare i soldi sul bancone e semplicemente uscire. Allora mi siedo in una delle comode poltrone e aspetto. Sono da poco passate le 7:30 quando arriva il titolare in persona. Gli chiedo il conto e mi fa pagare solo 30 €. Lo ringrazio molto e gli faccio i complimenti per la camera.

Poi mi invita anche a prendere un caffè al bar, dove accende personalmente la macchina del caffè. È davvero un uomo gentile, e lo saluto calorosamente prima di andarmene.

Quando esco, ecco lo shock. Pioviggina, e sotto il ponte avvolgo lo zaino con il coprizaino e indosso il poncho antipioggia. Così sono equipaggiato e mi metto in marcia di buon passo. È un cammino semplice, fatto di preghiera e silenzio, e avanzo molto bene.

Solo dopo 11 km faccio una prima pausa sotto la tettoia di una caffetteria non ancora aperta, dove all’asciutto mangio la mia uva e le noci, e bevo anche. Il tempo un po’ più fresco mi fa molto bene, anche se la pioggerellina e a tratti la pioggia forte danno parecchio fastidio. Temo per i miei piedi, perché le scarpe cominciano a lasciar passare l’acqua o almeno dentro le scarpe sembra già umido. Inoltre non voglio più puntare sulla mia meta, la grande città di Charleville, ma sulla cittadina di Nouzonville, 7 km prima. La richiesta telefonica nella città di Nouzonville rivela che lì è possibile prenotare un hotel per 45 € con pernottamento e colazione. Non comincio nessuna discussione, ma chiedo alla signora di prenotare. Lei si occupa della cosa per me, perché non riesco a farmi capire dal proprietario, che capisce e parla solo francese.

A un certo punto sento il bisogno di trovare una toilette. Entro in due caffè, dove però c’è in entrambi solo un WC con due poggiapiedi, sui quali chi lo usa deve accovacciarsi in piedi. Dopo tutti quei chilometri però non me la sento proprio, e così lascio inutilizzati quei WC insoliti e proseguo.

Dopo circa 25 km mi accorgo che le mie scarpe ormai sono completamente fradice e i piedi letteralmente ci nuotano dentro. Sento i miei piedi e spero che non si formino vesciche.

Dopo 34 km raggiungo la città, dove trovo anche presto l’hotel previsto. È una splendida residenza signorile dietro un grande muro con un cancello di ferro.

Dato però che mi sono annunciato solo per dopo le 18:00, devo aspettare ancora tre quarti d’ora su una panchina sotto un albero. Nel frattempo ha smesso di piovere, l’ultima ora è stata asciutta. Ma certo, in fondo ormai la meta era raggiunta. Sono seduto su una panchina sotto l’albero e mi tolgo scarpe e calze per ispezionare i piedi e sottrarli all’umidità. La pelle è avvizzita come le mani di chi fa il bucato, ma non sembra esserci nessuna vescica. Meno male che posso infilarmi i sandaletti blu.

Quando verso le 18:00 suono il campanello, il grande portone di ferro viene effettivamente aperto e una donna mi fa entrare. Mi accompagna nella casa padronale e lì in una camera enorme, arredata in modo splendido, con due letti, e accanto un locale proprio con toilette, doccia e WC. Tutto sommato una sistemazione meravigliosa.

Prima faccio la doccia, poi imbottisco le scarpe di carta igienica, infine lavo i vestiti e li stendo. Poi mi spalmo la pomata sui piedi e intanto mi stendo sul letto. Ora ho tempo per scrivere il diario con tutta calma e poi voglio pianificare il percorso per domani e per i prossimi giorni. Da qui in avanti sono solo 7 km lungo la Mosa fino a Charleville-Mézières, poi attraverso i campi fino a Reims. Domani voglio assolutamente procurarmi a Charleville-Mézières una carta escursionistica, se ce n’è una all’ufficio turistico. E poi prelevare contanti in banca, ora sono piuttosto al verde. Mi sono accorto di aver perso il mio piccolo diario, o forse l’ho solo messo da qualche parte. In ogni caso ci sono scritti i chilometri dei giorni passati. Meno male che ho sempre dettato il diario direttamente con l’elettronica e l’ho mandato alla mia casella di posta. Però neanche questo è a prova di stupido, perché stasera avevo già dettato tutto il diario del giorno e quando volevo inviarlo, la connessione WLAN si era interrotta. Ma appena chiudo Dragon, tutto il testo va perso. La prossima volta voglio mandare il testo direttamente come SMS al mio cellulare, così almeno il testo resta salvato, soprattutto se la connessione WLAN si interrompe. Domattina la colazione è solo alle 8:00, così posso finalmente fare di nuovo una bella dormita.

Ho la grande fortuna che proprio in questo alloggio il bagno sia dotato di un asciugacapelli, così ogni tanto asciugo le scarpe con il getto d’aria calda e riesco a farle asciugare del tutto. Con la sola carta non ci sarei riuscito.

Giovedì 8 agosto 2013: Nouzonville – Dommery (39 km)

Nella splendida villa faccio colazione con un’altra coppia a una tavola riccamente imbandita. La sala stessa è arredata come quelle che si trovano nei castelli restaurati, i soffitti sono particolarmente decorati e anche l’arredamento si addice all’ambiente alto.

Parto di buon umore. Il sentiero corre dapprima lungo il fiume, per un bel pezzo attraverso un bel paesaggio. Cammino su un fondo asfaltato liscio e avanzo bene. La città di Charleville-Mézières è molto grande e l’ufficio turistico ben fornito. Lì prenoto un alloggio a Dommery, che però costa 50 €. Ma è l’unica possibilità. Carte escursionistiche più dettagliate non ce ne sono, ma mi danno la dritta su dove trovare una libreria. Lì riesco davvero a rifornirmi di buone carte e poi lascio la città. Ho perso parecchio tempo e sono passate le 12 quando sono di nuovo in cammino. Per di più devo passare su una strada statale più grande, piuttosto trafficata. Inoltre si sale e si scende ripidamente, e questo consuma le forze. Alla fine posso di nuovo usare strade più piccole e dopo 31 km raggiungo un villaggio in cui c’è persino un hotel. Mi sarei fermato lì più che volentieri.

Però ho prenotato un altro alloggio nel villaggio di Dommery, a 6 km di distanza. Entro nell’hotel e chiedo dell’acqua. La signora lì mi dà due bottiglie da 0,5 l ghiacciate, gratis. Davvero un bel gesto, le bottiglie sono per me una liberazione, perché da parecchio tempo non ho più niente da bere. Di percorrere gli ultimi 6 km non ho più nessuna voglia. Così chiamo il proprietario dell’alloggio che ho prenotato e gli chiedo di venirmi a prendere, cosa che però lui rifiuta. Allora mi metto in cammino; all’inizio provo ancora a fare l’autostop, ma quando nessuno mi carica, mi sembra troppo stupido e mi dico: adesso faccio il cammino fino alla meta. Si va su una piccola strada provinciale tra dolci saliscendi, a destra e a sinistra ci sono prati con mucche che mi guardano fedeli.

Finalmente raggiungo il villaggio, ma non so dove si trovi la via. Chiedo a un contadino che arriva per la strada con il suo trattore e un grande rimorchio carico di balle di fieno. Mi guarda con interesse, prova a spiegarmelo, ma poi mi invita a salire dietro, in piedi sul timone tra il trattore e il rimorchio, e a fare un tratto con lui. Accetto volentieri. Così sto in piedi dietro sul timone e devo tenermi con tutte e due le mani al trattore – ma vengo trasportato. Quando si gira in curva, devo stare attento che il piede non finisca sotto il timone. Alla guida c’è il figlio quattordicenne del contadino, che per la prima volta può guidare il trattore da solo, come mi spiega orgoglioso il padre. Entriamo nella fattoria del contadino, su per una bella collina.

Poi gira l’angolo con me e mi mostra l’alloggio dall’aria futuristica, a circa 150 m. È una casa modernissima, che sembra un UFO, costruita su palafitte. Sono curioso di vedere com’è dentro.

Mi sono ripromesso di ringraziare innanzitutto educatamente per il gentile aiuto. Questa ironia è meglio delle lamentele. Nella casa ci sono un uomo, una donna e la figlia di dodici anni, che mi guardano tutti con aria d’attesa. Io però chiedo di farmi vedere subito la camera, per potermi sistemare, perché sono sfinito. Poi ricevo anche acqua fresca e limpida, abbastanza per tirare avanti questa sera. La mia camera si trova sotto la casa, in un cubo di cemento quadrato, simile a un garage, e già temo il peggio. Quando però mi fanno entrare, vedo che è ben arredata, molto funzionale e anche molto moderna, pulita e adatta a me. Un’ampia finestra dà direttamente sulla natura di fronte. Però quella vista l’avevo già avuta per parecchi chilometri quel giorno.

Se l’uomo fosse venuto a prendermi, sarei stato sicuramente dell’umore per fare conversazione o anche un po’ più cordiale, ma la delusione di essere stato lasciato a piedi mi ha tolto la disponibilità. D’altra parte, proprio per questo ho percorso tutto il cammino da solo e anche l’ultima tappa l’ho fatta a piedi. In qualche modo tutto va sempre al posto giusto.

Venerdì 9 agosto 2013: Dommery – Château-Porcien (33 km)

Stamattina prendo un’aspirina contro il dolore, per poter camminare senza disturbi. Mi sento stanco morto e quando alle 7:30 vado a colazione non ho ancora preparato niente, mi sono solo lavato alla bell’e meglio. Dopo una colazione buona e abbondante scendo e preparo lo zaino fino a poco dopo le 9:00. Alle 9:15 comincio il nuovo tratto. Si va su e giù per colline dolci e ondulate, ma si cammina in modo facile e piacevole.

Il paesaggio è attraversato da prati e a volte compaiono piccoli boschi in mezzo. Interessanti sono gli animali. Sono per lo più mucche che, ogni volta che compare una persona, le rivolgono lo sguardo e si fermano. Mi guardano tutto il tempo, dal primo momento in cui mi notano fino all’ultimo sguardo. Interessante come si raggruppano e guardano tutte in silenzio nella mia direzione. Diverse invece le pecore: appena vedono una persona, si girano in fuga e corrono tutte insieme fino all’angolo più lontano del recinto.

Il bel tempo permette a molti agricoltori in questi giorni di portare a casa il raccolto di cereali. Per questo sono in giro molti trattori pesanti con i loro grandi rimorchi. Nel primo villaggio, dopo 6 km, voglio andare all’ufficio turistico. È segnalato come Tourist-Info, ma è la biblioteca pubblica. Nella struttura c’è anche un gruppo di gioco per mamme e bambini.

Una delle mamme parla tedesco e le chiedo del sentiero escursionistico GR. Sul sentiero GR non ci sono quasi informazioni, almeno non per chi non è del posto. E nemmeno una cartina. Dopo questo piacevole incontro proseguo. Di tanto in tanto vedo persino il simbolo del pellegrinaggio a Santiago e sono contento di essere sulla strada giusta.

Una volta c’è persino un segnavia GR che passa per boschi e prati e mi sembra una scorciatoia. Seguo il sentiero, bello dal punto di vista paesaggistico, e in effetti procedo bene. Verso le 17:30 raggiungo finalmente Château-Porcien. Qui devo assolutamente trovare un alloggio, perché le forze non bastano per andare oltre. Non c’è un ufficio turistico, ma dovrei chiedere in municipio. Questo però è già chiuso dalle 17:00. Così vado ancora alla chiesa. Lì incontro un uomo anziano che sta proprio chiudendo la chiesa. Gli dico che sono un pellegrino di Santiago e gli chiedo un letto. Mi chiede se voglio un timbro, e io rispondo di sì. Poi gli chiedo di nuovo del letto. Lui dice che in un caffè c’è una possibilità di pernottamento. Ma non lo capisco e gli chiedo educatamente se può portarmici con la sua macchina. Mi fa salire nella sua auto (ancora più disordinata della mia!!) e in effetti in questo caffè c’è una chiave, o meglio un codice numerico, con cui ho accesso al refugio. Si trova proprio di fronte al caffè e ha tre letti, un lavatoio e una doccia, oltre a un bagno con toilette. È pulito e ordinato. Prima vado nel grande supermercato e mi prendo tre bottiglie da bere e un sacco di yogurt. Poi vado nel caffè per ordinare un menù. È piuttosto buono: pizza, insalata e una birra.

Il cibo è o.k. e pago undici euro. L’alloggio è gratis. Dopo cena vado al refugio, mi stendo e detto il diario, prima quello di oggi. Tra poco voglio dettare anche quello di ieri, perché ieri per la stanchezza non ci sono riuscito. Ho avuto una gran fortuna a trovarmi proprio alla chiesa quando l’uomo stava chiudendo. Se ci fossi andato prima o dopo, non avrebbe potuto aiutarmi. E sono sicuro che allora non avrei trovato il refugio.

Sabato 10/8/2013: Château-Porcien – Reims (44 km)

Oggi, dunque, si va verso Reims. Voglio assolutamente arrivare a Reims sabato sera, per poter celebrare la messa nella cattedrale domenica mattina. Però è un tratto molto lungo, si parla di circa 35 km. Mi sono scelto un percorso attraverso piccoli paesi e strade secondarie, per incontrare il meno traffico possibile. Al mattino mi preparo nel piccolo refugio e faccio lo zaino. Poi scrivo un breve testo nel libro dei ringraziamenti degli ospiti. In paese non c'è modo di fare colazione, quindi parto senza, ma di buon umore. C'è sole, ma spesso nuvoloso, così le temperature sono molto piacevoli, anche più tardi nella giornata. Fino a Blanzy è quasi una passeggiata e mi ritrovo già un paese più avanti di quanto avessi immaginato.

Il percorso è davvero bello, però in tutti questi paesi non c'è un solo bar dove poter fare una piccola colazione o almeno bere qualcosa di fresco. Le mie provviste sono ben fornite, ma alla lunga non basteranno. Mi manca soprattutto il caffè del mattino, che di solito mi rimette in moto.

Dopo circa 20 km arrivo in un paese dove ero sicuro di trovare un ristorante. Me l'aveva detto un anziano del posto, e anche due ragazzi. Quando finalmente trovo il ristorante, è chiuso, e con questo svanisce l'unica possibilità di fare rifornimento d'acqua e riposare un po' al fresco. Sono piuttosto deluso e sfinito. Di fronte all'albergo chiuso c'è un parrucchiere. Ci sono tanti di questi parrucchieri, e mi stupisco che siano così numerosi, mentre negozi e locali dove fermarsi nei paesi sono davvero pochi. Entro dal parrucchiere per chiedere se c'è un altro posto dove potermi fermare.

Non c'è. Mentre la dipendente sta ancora parlando con me, un'altra donna entra nel grande locale e mi offre dell'acqua. È una bottiglia da 1 litro, gelata, appena uscita dal frigorifero: meravigliosa. La accetto volentieri. Mi invita a sedermi su una delle sedie e poi mi porta anche qualche cubetto di formaggio fresco e del pancarrè. Non ha altro, mi fa capire dispiaciuta, aprendo la porta del frigorifero, che è vuoto. La ringrazio di cuore e mi siedo nel locale fresco a farcire il pancarrè e a mangiarlo, bevendo sorsi di acqua fresca. Posso anche ricaricare la batteria del cellulare. Sono circa le 14 ed è l'ora più tranquilla della giornata. Nei tre quarti d'ora successivi non entra nessuna cliente. Mi godo semplicemente il fresco, l'acqua e il pane. Quando mi sento di nuovo in forze, mi alzo e faccio per congedarmi. La donna mi chiede se voglio un'altra bottiglia d'acqua. Rifiuto ringraziando. È una grossa sciocchezza: avrei potuto benissimo versarla nella mia borraccia mezza vuota.

È stato davvero un incontro come con degli angeli, e mi ha fatto tanto piacere vedere che le persone possono essere così disponibili. Poi riprendo il cammino, mancano ancora tanti chilometri. Finalmente raggiungo la grande strada principale che porta dritta a Reims: ancora circa 8 km.

La fila di alberi sullo sfondo delimita la strada principale. Lungo la grande arteria cammino sul lato sinistro, sul bordo di un campo: è più faticoso che sull'asfalto, ma d'altra parte fa bene al mio piede sinistro, sotto il quale, sulla parte anteriore della pianta, si è formato un punto molto dolorante.

Temo una vescica. Sul terreno irregolare la pressione del movimento si distribuisce meglio su tutto il piede. Poi arrivo a Bétheny. È una tranquilla città dormitorio, e anche qui, nonostante le tante case, non trovo un solo bar. Sto quasi per disperare quando finalmente noto almeno un piccolo negozio di alimentari, dove posso rifornirmi di bevande. La grande bottiglia di aranciata frizzante la svuoto subito, seduto su una panchina all'ombra. Dieci minuti dopo il mio acquisto anche questo negozio ha chiuso: che fortuna.

Il tratto successivo non finisce più, però ora si passa per le vie della città e presto vedo, non lontano sulla destra, la cattedrale svettare tra le case. Ma non la visito ancora: mi dirigo subito verso il mio alloggio, che ho prenotato strada facendo su booking.com. Che, tra l'altro, è un ottimo servizio. Booking.com è un portale alberghiero su cui già a suo tempo, a Lourdes, avevo prenotato una sistemazione economica. Offre un'ottima scelta di alloggi, da quelli a buon mercato a quelli cari. Ancora una volta il navigatore mi porta fuori strada: sulla via di destinazione giro a sinistra e solo dopo 150 m mi accorgo di aver sbagliato. Allora torno indietro nell'altra direzione e passo accanto a grandi impianti sportivi. Sono già passate le 20 e ho camminato 44 km quando finalmente raggiungo l'alloggio. Che sorpresa: è proprio l'ostello in cui avevo alloggiato nel 2005 con Leo.

Questo splendido ostello della gioventù aveva, così ricordo, camere singole ben arredate, semplici ma pratiche, e una colazione abbondante. E infatti ottengo una bella camera singola con bagno in camera, mentre il WC è sul corridoio, praticamente di fronte alla mia stanza. Quindi nessun grosso problema.

Sotto il piede sinistro, sulla pianta, si è formata una vescica, che però si sviluppa ancora verso l'interno invece che verso l'esterno. Questa volta voglio provare con un cerotto per vesciche di Scholl, il mio ultimo tentativo, e lo applico dopo la doccia. Posso anticipare che non è servito a nulla. Da allora buco bene la vescica e lascio uscire il liquido. Anche se fuori c'è tanta gente, soprattutto giovani, e sicuramente anche qualcuno che parla tedesco, resto in camera per curarmi e semplicemente riposare. Per oggi sono distrutto. Allo stesso tempo, però, sono anche molto grato di aver fatto questa tappa e di poter domani visitare con calma la cattedrale, celebrarvi la messa e poi ripartire verso mezzogiorno. Do per scontato che il tragitto fino a Épernay sia di 23 km, perché me lo dice il navigatore. Quanto ci si può sbagliare, lo scoprirò solo più tardi.

Domenica 11/8/2013: Reims – Épernay (32 km)

Stamattina mi sono svegliato dopo una bella dormita e sono rimasto volentieri ancora un po' a letto. Poco prima delle otto mi alzo e, dopo essermi lavato, scendo a fare colazione. La colazione nell'ostello è abbondante e ottima. C'è caffè a volontà, un buffet con frutta, latticini, pane integrale ai cereali e cornflakes, Honey Smacks. Al mio tavolo si siede Luca, di Torino, che con un amico vuole andare in bicicletta da Torino, in Italia, fino ad Amsterdam. Consiglio loro il percorso lungo la Mosa, in Belgio, e gli do la cartina, che lui accetta volentieri. Nell'ostello la sala della colazione è strapiena e c'è un bel clima tra persone diverse di tante nazioni, giovani e meno giovani, insomma tutti quelli che hanno bisogno di un alloggio economico. Riaffiorano i ricordi con il ciclista Leo, per esempio mentre faccio il toast.

Poi salgo a preparare le mie cose. Voglio andare verso le 9:30 alla cattedrale, perché conto sulla messa delle 10. Ho il cerotto per vesciche attaccato sotto il piede sinistro e lo lascio lì. Quando arrivo alla cattedrale poco prima delle 10, la messa è già cominciata alle 9:30. Così aspetto la messa delle 11.

Davanti alla cattedrale è incastonata nel pavimento una lastra che ricorda l'incontro di pace tra Charles de Gaulle e Konrad Adenauer nel 1962. L'incontro avvenne su un suolo di grande storia: Reims era infatti già ai tempi di Carlo Magno, come Aquisgrana, un luogo importante per lui. Lì fu incoronato imperatore nell'816. La cattedrale però fu costruita solo tra il 1211 e il 1311. Un primo sguardo all'interno mostra l'imponente navata gotica, alta quasi 39 m e lunga 138 m. Un vero simbolo dell'architettura medievale. Inoltre con Reims comincia la Champagne, cosa di cui però durante la mia sosta qui non mi rendo ancora conto. Poi vado all'ufficio del turismo e cerco altre cartine per il cammino verso Sézanne e oltre. La ricerca è inutile. Su Booking.com mi scelgo un hotel a Épernay prenotabile per 45 €. Ricarico anche lo smartphone, perché questa volta la batteria basti. Do per scontato di arrivare a destinazione dopo 26 km.

La messa comincia alle 11 con un sacerdote anziano, accompagnato da chierichetti adulti, anch'essi in là con gli anni. La liturgia francese fa molto uso di cantori e canti alternati. Il cantore sta davanti e guida l'assemblea. Molti cantano, io invece so solo l'alleluia. C'è un buon mix di età alla messa, però è un piccolo gruppo di al massimo 80–100 persone! Dopo la messa mi faccio ancora mettere il timbro del pellegrino e poi si parte, verso le 12. Dopo circa 2 km mi accorgo che questa non può essere la direzione giusta, perché mi trovo sulla strada da cui ieri sono entrato in città.

Un controllo del navigatore rivela che mi ha impostato il percorso a ritroso, invece che verso la nuova località. Cioè quattro chilometri di cammino in più. Questa volta imposto il navigatore sulla destinazione giusta e in tutto sono circa 31 km da percorrere. Bravo. Mi siedo su un muretto a bordo strada per digerire la cosa. Una giovane donna arriva cantando sull'altro lato della strada. Le faccio un cenno, lei si avvicina e mi chiede se può aiutarmi. Le dico che trovo bello il suo canto. Prima voglio parlare inglese, ma poi viene fuori che parla anche tedesco. Conosce molto bene Aquisgrana ed è la sua città preferita, perché lì ha dei conoscenti grazie all'università. È molto gentile e trovo insolito che sia venuta da me con tanta spontaneità. Dice di essere contenta di incontrare, nel bel mezzo della Francia, qualcuno che parla tedesco. Poi ci salutiamo e io resto ancora un po' seduto. Così capitano sempre di nuovo incontri con persone che non ti aspetti.

Il tempo oggi è molto piacevole, soleggiato e caldo, ma non torrido. L'uscita dalla città di Reims passa naturalmente per molte strade diverse, e presto raggiungo una statale a doppia carreggiata, che seguo perché non si vede nessun'altra via.

Camminare lungo questa strada, che somiglia a un'autostrada, è un po' rischioso e ho anche una brutta sensazione, ma almeno c'è una corsia d'emergenza, che seguo andando incontro alle auto che sfrecciano. Alcuni mettono la freccia e cambiano corsia, la maggior parte però almeno mantiene la distanza. Alcuni mi passano molto vicino, e due o tre volte anche suonando il clacson. Non voglio nemmeno immaginare quanto si suonerebbe sulle strade tedesche. Nel complesso gli automobilisti sono molto disciplinati, eppure il rumore delle auto che sfrecciano e il pericolo mettono a dura prova i miei nervi. Non è tanto la paura di essere investito, quanto il frastuono continuo delle auto che mi vengono incontro o che mi superano da dietro. Cammino contromano rispetto al traffico, perché se proprio devo essere investito, almeno a occhi aperti.

La strada non finisce mai. Ripetutamente sale a lungo, poi prosegue sempre dritta su un grande altopiano e infine scende ancora una volta in una valle, prima di risalire verso la destinazione. Intanto mi accorgo di essere ormai nella Champagne: lo indicano i tanti cartelloni pubblicitari e le insegne dei vignaioli.

Macino i chilometri recitando il rosario, oppure cantando canzoni o pregando i salmi. È il miglior atteggiamento interiore per non pensare ai chilometri. Solo 5 km prima della meta arrivo su una strada più piccola e posso finalmente rilassarmi. A quel punto però anche le mie forze sono ormai piuttosto esaurite e sono contento quando finalmente raggiungo la meta verso le 20:15.

L'hotel, come descritto, è un edificio signorile e anche le camere sono belle. Qui incontro il pellegrino belga Thomas, che vuole camminare fino a Santiago. Al momento ha una tendinite allo stinco e riesce a fare solo 12–14 km al giorno. Mi sembra anche un po' piagnucoloso, perché, se penso alla mia vescica, nemmeno io dovrei fare grandi tappe. Comunque è il primo pellegrino a piedi che incontro, e vuole passare per Vézelay. Poi vado in camera, per prima cosa a dettare questo diario e a chiamare Andreas, chiedendogli di mandarmi per e-mail il diario dei primi cinque giorni che ha scritto.

Negli ultimi giorni ho ascoltato un audiolibro che parla di una ragazza, Lea, che dopo la perdita della madre si risolleva grazie al violino, ma alla fine impazzisce. È la fissazione su un modo ben preciso di vivere, che non lascia più spazio ad altre possibilità. Questa fissazione su un unico tema, con spirali sempre più profonde fino alla follia, mi ricorda altri due romanzi che ho letto. Prima di tutto la «Novella degli scacchi» di Stefan Zweig, che parla di un giocatore di scacchi che si arrovella sempre di più sul gioco e alla fine impazzisce interiormente. Uno che è già molto avanti con le mosse e non sopporta i tempi di riflessione dell'avversario. Il secondo romanzo, infine, è di Patrick Süskind e si intitola «Il profumo». Parla di un uomo dotato di un olfatto straordinario, con cui crea profumi sempre più preziosi da essenze e miscele diverse. L'avidità di un odore definitivo e squisito sfocia in un omicidio, per catturare il profumo di una donna.

Nella storia di Lea è il padre a raccontare al narratore, che lo conosce durante un viaggio, tutta la vicenda di Lea e il proprio ruolo in essa. La ragazza finisce in psichiatria e alla fine si toglie la vita, perché crede di aver causato al padre un danno irreparabile. Il padre non lo sopporta. Dopo aver raccontato tutta la storia, si uccide anche lui. Una lettura malinconica per il cammino, ma molto intensa e profonda, e quindi in fondo adatta.

Bilancio: ieri, dopo 13 giorni sul cammino, ho raggiunto Reims, l'antica città imperiale dalla grande storia. Stamattina ho poi potuto partecipare alla santa messa delle 11 nella cattedrale di Reims. Sono molto contento del cammino. Da un lato c'è il bel tempo, che mi ha riservato un solo giorno di pioggia; per il resto solo sole, al massimo qualche nuvola, che vedo volentieri perché fa un po' d'ombra. Il tempo è bello come in Spagna sul Camino. Inoltre riesco a farmi capire meglio di quanto temessi. Il francese è la lingua del paese, ma a gesti e con tanta buona volontà c'è sempre un modo per intendersi. E anche se solo oggi ho incontrato il primo pellegrino di Santiago, Thomas dal Belgio, ho già avuto molti incontri con persone simpatiche e interessanti. Molti si interessano al Cammino di Santiago e mi rivolgono la parola quando vedono la conchiglia sul mio zaino. Grazie al tanto tempo che trascorro in cammino da solo, posso pregare il rosario e i salmi, cantare canzoni, seguire i miei pensieri o semplicemente gioire interiormente della bellezza della natura lungo la strada.

Naturalmente ci sono anche piccoli tormenti a margine. Così ho di nuovo una vescica sotto il piede sinistro, che però non ho ancora lasciato ingrandire. E anche qualche goccia di sudore fa parte del Camino. Tutto sommato sto molto bene e sono contento se nei prossimi giorni potrò percorrere il Camino ancora fino a Orléans.

Lunedì 12/8/2013: Épernay – Vertus (27 km)

Quando stamattina mi sveglio verso le 7, sono ancora indeciso su cosa affrontare per primo. Dato che ieri sera non ho più dettato il diario, mi dedico prima a questo e detto il diario di ieri e di altri due giorni da recuperare. Così sono in pari. Poi rifletto su quale percorso fare oggi in direzione di Sézanne.

Già ieri sera avevo pensato se passare a sinistra della statale attraverso i paesi, saltando Sézanne e andando direttamente a Nogent-sur-Seine. La mia preoccupazione è che nei paesi non ci siano bar o negozi, e tanto meno alloggi. Allora sarei nei guai. Perché questo percorso richiede probabilmente tre giorni. L'altra possibilità è passare a destra della statale, sempre attraverso i paesi, ma lungo un itinerario escursionistico riconosciuto, e quindi probabilmente provvisto di alloggi e ospitalità. Lo svantaggio di questo percorso è che passa per Sézanne e quindi mi costa un giorno in più. D'altra parte oggi posso limitarmi a 24 km, il che, visto il mio piede sinistro e la vescica, non mi sembra affatto male. Strappo il cerotto dalla vescica del piede sinistro e vedo che la vescica non si è ingrandita molto e si intravede attraverso la pelle bianca. Questa volta provo con il cuscinetto che ho portato con me, che lego con l'anello attorno al mignolo del piede e poi fisso sotto la pianta, per attutire i colpi sulla vescica. Prima buco anche la vescica, ma non esce liquido. Fatti tutti i preparativi, lascio la casa verso le 10. Prima però torno in città per informarmi ancora una volta all'ufficio del turismo su altre possibilità. Ma lì trovo poco aiuto. Mi indicano un alloggio economico a Vertus per dodici euro. Questo è decisivo per scegliere il percorso di destra e quindi la tappa breve di 24 chilometri.

Entro ancora in un bar per bere un caffè e mangiare un po' di pane. Mi accorgo presto che con i sette euro della colazione in hotel me la sarei cavata meglio che con i dieci € per la colazione in questo caffè. La mia taccagneria non mi ha già ripagato più di una volta. Finalmente parto verso le 11 e, con passo spedito, cerco con il navigatore la strada per uscire dalla città. All'inizio pioviggina leggermente, ma dopo qualche minuto smette. Devo dapprima seguire comunque una strada grande, prima che se ne stacchi una più piccola. Ora finalmente ho un bel tratto libero da percorrere.

Che dire del percorso? È la Route du Champagne, e solo a poco a poco mi rendo conto che questa è la zona di produzione del celeberrimo champagne. E che lo champagne non è una varietà, ma un genere, come il vino del Reno, con innumerevoli marche diverse. Ovunque ci sono case e sedi di champagne e nomi più o meno prestigiosi, che l'intenditore saprà certamente collocare.

Il percorso segue belle strade asfaltate in mezzo agli immensi vigneti, che a destra e a sinistra a volte si estendono a perdita d'occhio, interrotti da piccoli paesi che stanno come isole nel mare verde delle viti. L'uva è ancora piccola e poco invitante, nessuna tentazione per il viandante.

Verso le 17 mi avvicino a Vertus, un arrivo piuttosto anticipato, che mi fa sperare di sbrigare oggi tutte le mie faccende con la massima soddisfazione. Lungo la strada mi ha preoccupato che al numero di telefono dell'alloggio da 12 € risponda sempre e solo una segreteria. Ma ho il mio navigatore e mi avvio verso la via indicata. Lì c'è davvero una grande struttura, e anche una scuola (insomma, una casa per gite scolastiche), e accanto una casetta. La struttura sembra chiusa, l'enorme cortile è deserto, non si vedono veicoli e temo il peggio. Spero che nella casetta abiti il custode e che mi accolga. Quando suono, una donna apre davvero subito. Le spiego che l'ufficio del turismo mi ha dato questo indirizzo. Lei sembra un po' perplessa e dice che non può dare lei la scuola in uso. Prova a raggiungere al telefono la direttrice, ma senza successo. Faccio del mio problema, dove dormire, la questione di questa donna e di sua figlia adulta, non mollo e le guardo implorando aiuto. Si consultano e fanno altre telefonate.

Finalmente la giovane donna mi fa cenno di salire in macchina con lei: vuole portarmi a un alloggio. Non so dove andiamo, ma salgo fiducioso e torniamo verso il centro, e lì a una chiesa.

Scendiamo e saliamo per un sentiero fino alla canonica, dove apre un signore anziano. Probabilmente è il vecchio parroco, dall'aria molto familiare e casalinga. Porta le pantofole, una semplice camicia fuori dai pantaloni, ma è gentile. Parla persino qualche parola di tedesco e poi mi accompagna nel seminterrato della casa parrocchiale, dove ricevo tutto per me una stanza con due WC, però manca il letto o almeno un materasso. Più tardi mi porterà un materasso, così mi dice.

Per prima cosa lavo il bucato, per non dover più portare addosso vestiti sporchi e puzzolenti. Poi vado in città a cercare un negozio di alimentari, il che non è un'impresa facile. Qui in Francia tutti i negozi di alimentari sembrano essere stati spostati dai centri dei paesi alla periferia. Piccoli negozi quasi non ce ne sono. Lo ritengo uno sviluppo infelice, che in Germania non si delinea ancora così. Dopo aver chiesto e cercato un po', trovo però finalmente un enorme centro commerciale «Brickolage» e lì faccio scorta di bevande e cibo. Poi torno alla casa parrocchiale, dove entro con una chiave. Il bucato sta già asciugando bene: l'ho steso su un supporto per carte geografiche e l'ho messo fuori all'aria aperta. Stasera lo riporterò dentro. Mi ha fatto particolarmente piacere la disponibilità delle donne, cioè della custode e di sua figlia, che in questo modo mi hanno aiutato a trovare un alloggio presso la chiesa.

Stamattina, tra l'altro, mi ha chiamato Hermann, che sabato si incontra con Maria, la pellegrina berlinese del 2010. Le mando tanti cari saluti. L'anziano signore col suo bastone mi ha portato un piccolo materassino gonfiabile; sono curioso di vedere quanto mi proteggerà dal freddo delle piastrelle. La vescica sotto il piede è invariata, lungo la strada a volte ha fatto più o meno male. Credo che la fasciatura compressiva sotto sia un'ottima soluzione, che adotterò anche domani.

Solo dopo la spesa mi accorgo che le due stanze hanno ciascuna solo un WC, ma nessuna doccia. Ora mi pento di non essermi fatto la doccia ieri sera, per la prima volta, anche se c'era una doccia meravigliosa. Così adesso devo passare la seconda sera senza doccia e la cosa comincia a diventare spiacevole. Domani sera voglio assolutamente dormire di nuovo in un vero letto e prima farmi una doccia con calma. Le cose importanti non vanno rimandate, come capisco ancora una volta.

Martedì 13/8/2013: Vertus – Sézanne (34 km)

Sono davvero stupito di aver dormito relativamente bene sullo stretto e sottile materassino. Prima di tutto mi sono sistemato in modo che la testa stesse oltre il materassino, su un cuscinetto che mi sono fatto da solo con dei vestiti. Sotto c'è il cuscino da seduta rivestito di alluminio, contro il freddo delle piastrelle di pietra, che ho usato solo due volte. Il mio sonno è leggero e superficiale, perché ogni volta che mi giro sulla piccola superficie è una fatica. Nella notte mi viene in mente che posso benissimo usare lo zaino come appoggio per la testa. È la svolta, e mi regala un sonno profondo fino alle 6:30 circa. Questa volta parto già alle 8:30. Fuori fa ancora molto fresco e sono contento quando posso camminare ai raggi del sole: subito sento più caldo.

Si passa per tanti piccoli paesi, dapprima ancora attraverso i grandi vigneti della Champagne, poi accanto a campi di grano e altri terreni.

Le stradine sono piacevoli da percorrere; si sale e si scende, ma tutto nei limiti. Prima della meta, Sézanne, c'è un'altura che si fa un po' lunga. Lì si trovano anche alcuni piccoli specchi d'acqua, la cui origine per me resta un mistero.

L'ufficio mi aveva dato un numero di telefono per un «Bed and Breakfast», che però non riesco a chiamare, perché nessuno risponde. Così cerco di arrivare a Sézanne entro le 17, per avere informazioni direttamente all'ufficio del turismo. E infatti mi offrono in un hotel una camera singola per 40,00 €, di buona qualità. Finalmente di nuovo una vera casa accogliente. Sotto la doccia mi accorgo che sulla spalla destra, dove poggia la cinghia dello zaino, si sono formate delle piccole pustole rossastre.

Non so cosa sia. Sembra un'allergia. Oggi ho messo l'altra maglietta di Wolfskin, forse dipende da quello. Spero che la pomata Bepanthen aiuti anche in questo caso. In ogni caso la pelle non prude e non fa male. La vescica sotto il piede sinistro, invece, si è stabilizzata e lungo la strada non fa più grandi capricci. Andando verso il mio alloggio, oggi incontro due pellegrine belghe, partite anche loro in direzione di Santiago. Alloggiano nell'altro hotel, dove il proprietario voleva offrirmi la singola a 70,00 €. Quando glielo racconto, restano a bocca aperta, perché per una camera con 2 letti hanno pagato in tutto solo 50 €. Ma anche loro seguono l'altro itinerario di pellegrinaggio, via Vézelay.

Il tempo oggi è stato per lo più soleggiato e poi, da mezzogiorno, sempre più nuvoloso, ma asciutto. Non si apprezzerà mai abbastanza avere un tempo così da pellegrinaggio, tanto più che oggi e anche ieri le temperature si sono mantenute su miti 22°.

Mercoledì 14/8/2013: Sézanne – Villenauxe-la-Grande (27 km)

Dopo un'abbondante e buona colazione parto dall'hotel alle 9. Ora c'è un bel sole e fa già caldo a quest'ora. Camminare mi viene facile e le strade sono davvero poco trafficate: passano solo di rado delle auto attraverso il paesaggio del vino.

È piacevole andare di paese in paese; il percorso scompare quasi da solo sotto i miei piedi. Non faccio grandi pause. Oggi voglio arrivare nel primo pomeriggio al paese di Villenauxe, invece di proseguire fino alla città di Nogent-sur-Seine.

Le mie tappe fino a Orléans sono pianificate in modo che basti arrivare a Nogent-sur-Seine domani. Dopo ho tre giorni fino alla città di Montargis e poi altri due giorni fino a Orléans. A proposito, ogni tanto si vede un cespuglio di rose ai bordi dei vigneti.

“Rose? Eh?”

Viene spontaneo chiedersi se una delle degustazioni non sia stata di troppo… ma no: i vignaioli piantano rose nobili lungo i loro filari. Ma perché mai…?

La soluzione è di una semplicità disarmante. Uno dei peggiori nemici dell'uva è l'oidio. C'è però qualcuno che è ancora più sensibile: la rosa. Quindi funziona così:

Quando la rosa prende l'oidio, il vignaiolo ha ancora abbastanza tempo per proteggere le sue viti, trattandole chimicamente. La sensibilità della rosa fa da sistema di allarme precoce per le preziose viti. Un'idea geniale!

Quali sono i sistemi di allarme precoce per la nostra fede? Che cosa lascia intuire che nei prossimi mesi e anni potrebbero sorgere seri problemi di fede? Tocca a te! Io intanto comincio…

  • costruirsi facciate devote: non si ha più il coraggio di essere trasparenti
  • negare il perdono, non quello ricevuto, ma quello da concedere a chi ci ha ferito
  • l'insinuarsi strisciante del legalismo o di una «fedeltà» alla Bibbia funzionale o formalistica
  • cominciare nello Spirito e proseguire con le proprie forze, cioè secondo la vecchia natura (Galati 3,3)

Questo testo in corsivo l'ho trovato su internet e mi è sembrato così bello che l'ho inserito qui.

Mi affretto però, perché l'ufficio del turismo sia ancora aperto quando arrivo. Poco dopo le 16 raggiungo il paese di Villenauxe.

L'impiegata dell'ufficio del turismo mi trova un hotel per 35 € e mi ci accompagna anche di persona: è a circa 200 m dal centro. A quanto pare è chiuso, ma la proprietaria fa un'eccezione per me. Domani posso lasciare l'hotel lasciando la chiave nella serratura, senza che qualcuno debba farmi uscire.

Così sono praticamente solo nell'hotel, niente male. Con la chiave posso uscire e rientrare dalla porta sul retro.

Mi riposo un po' sul letto. Poi arriva una chiamata da Lienen, penso che siano i Kaufmann. Rispondo. La signora Kaufmann mi racconta a fatica che Luca di Lengerich è morto in un incidente. Con altri 6 ragazzi partecipava a un gemellaggio scolastico con Wapakoneta, negli USA. Durante la tradizionale uscita di rafting il gommone si è ribaltato e lui è annegato. Sono sconvolto. Proprio Luca: ancora stamattina avevo pregato per lui e per il gruppo di ragazzi, e anche per i coniugi R. (i nonni). Chiamo per prima cosa i coniugi R. ed esprimo loro le mie condoglianze e la mia vicinanza.

Poiché per il rimpatrio della salma di Luca ci vorranno almeno 10 giorni, in un primo momento penso di proseguire il pellegrinaggio fino a domenica, fino a Montargis, e poi tornare. Ma più ci rifletto, più mi è chiaro che per quest'anno il mio pellegrinaggio è finito. La leggerezza del Camino è svanita e, come pastore d'anime, voglio essere lì ad aiutare a sostenere la situazione. Il mio confratello Michael Hürter ha già fatto visita ai genitori e ha avviato alcuni passi importanti.

Poi compro da bere e qualcosa da mangiare. Vado ancora in chiesa e lì prego. Mi dispiace così tanto per Luca, per i suoi genitori e per tutta la sua grande famiglia. In serata chiamo i R. per dire che già nel fine settimana sarò di nuovo a Lengerich.

Giovedì 15/8/2013: Villenauxe-la-Grande – Nogent-sur-Seine (20 km)

Per la strada principale sarebbero solo 12 km fino a Nogent-sur-Seine. Ma ho tempo e voglio vivere l'ultimo giorno ancora con calma e raccoglimento interiore. Il cammino finisce fin troppo bruscamente, quindi prendo la via più lunga attraverso i paesi. Il sole scalda piacevolmente da un cielo azzurro splendente e le strade sono silenziose e tranquille. Ci sono anche diverse salite, ma sono dolci e regolari, come le discese.

Da Courtioux vedo le due torri di raffreddamento della centrale vicino a Nogent-sur-Seine. Il loro vapore bianco sale quasi in verticale nel cielo azzurro e da certe prospettive sembra che ci siano due incendi dietro le case di un paese. Resson (comune di Saulsotte) è un altro paese che attraverso, poi taglio la grande arteria che va da Villenauxe a Nogent-sur-Seine.

La strada ora è fiancheggiata da vecchi alberi e diversi corsi d'acqua vengono superati da ponti piccoli e grandi. Sulla destra si vedono ora le tante diramazioni della Senna, che formano specchi d'acqua piccoli e grandi, e in mezzo isole coperte d'erba e di alberi. Interessante è una passerella di legno su palafitte che attraversa il paesaggio ricco d'acqua e supera con dei ponti i corsi d'acqua più grandi.

Ci avrei passeggiato volentieri, ma alla fine non bastano né il tempo né la voglia, tanto più che non so come e dove poi ritornerei sulla strada. Poi raggiungo la periferia della città, una vasta zona industriale. Con il navigatore vado dritto alla stazione, che si trova praticamente sul percorso. Quando sono in cima al ponte, vedo un TGV fermo in stazione, da cui scende gente. Sono abbastanza sicuro che sia il mio treno per Parigi, ma tanto non ce la faccio. Così vado con calma alla stazione e vedo il treno sparire in lontananza.

È proprio così. E il prossimo treno per Parigi parte solo tra 2 ore e mezza: è ancora parecchio tempo. Un giovane francese mi aiuta a fare il biglietto per Parigi: solo 8,50 €, con cui in Germania non si andrebbe lontano. Qui ci faccio oltre 100 km: in questo i francesi sono esemplari. Poi mi metto lo zaino in spalla e vado in città a cercare un bar o simili. La scelta è scarsa: un locale è aperto ed è, come stile, un bel po' sopra il livello da pellegrino. Ma mi danno la mia acqua e intanto provo a informarmi sul collegamento da Parigi ad Aquisgrana. La tratta la fa il Thalys, ma si può prenotare solo alla stazione di Parigi: NON CON LO SMARTPHONE. Quando verso le 18 sono di nuovo in stazione, per entrambi i treni serali per Parigi c'è scritto: Retard (ritardo)! Mi suona molto familiare. Invece che alle 18:46, il TGV arriva sfrecciando verso le 19:50. Molti passeggeri nel frattempo sono già tornati a casa. Ma io salgo contento e parto per la Gare de l'Est (la stazione Est di Parigi), dove arrivo poco prima delle 21. Dormo profondamente e bene.

Venerdì 16/8/2013: Parigi – Aquisgrana – Lengerich

Alle 5:30 sono giù alla porta, che però è chiusa a chiave. Mentre cerco di uscire da una finestra, arriva un giovane che ha dormito giù e mi apre la porta. In stazione c'è poco movimento, ma ci sono due Thalys e sono inquieto su quale sia quello giusto, e nessuno sa dirmelo. Poco prima delle 6, però, arrivano dei ferrovieri che salgono sul treno, e allora posso prendere posto anch'io in 1ª classe (con 3 euro di supplemento!). In cambio ci sono poltrone con ampi braccioli e un tavolino per la colazione.

Appena il treno parte, infatti, arriva presto il capotreno e porta un vassoio della colazione, ricco come in aereo, con croissant, panini, burro, marmellata, yogurt, caffè in abbondanza e frutta. È davvero un servizio incredibile e faccio colazione con gusto; più tardi lui ripassa dopo ogni fermata e vuole servire altre cose, che però rifiuto ringraziando. Così, dopo circa 3 ore, arrivo puntuale ad Aquisgrana.

La strada per il convento di Sant'Elisabetta la trovo al primo colpo grazie all'app di navigazione. La suora mi accoglie gentilmente e mi consegna le chiavi della macchina. Cercando un distributore di benzina, vedo per caso la fabbrica di cioccolato Lindt con spaccio aziendale e lì faccio subito scorta di qualche golosità. Poi finalmente parto per Lengerich, dove arrivo verso mezzogiorno. Con un grande senso di gratitudine e di gioia ripenso al Cammino di Santiago. Poi mi metto in contatto con i familiari di Luca in lutto.

Karl Jasbinschek
appassionato pellegrino di Santiago
parroco nella parrocchia Beato Niels Stensen, Lengerich

Il cammino in Camino Ninja

Il percorso di Karl da Aquisgrana per Liegi fino a Namur corrisponde alla Via Mosana; il tratto successivo lungo la Mosa, per Dinant e Givet e attraverso le Ardenne fino a Reims, alla Via Campaniensis. Trovi entrambi i cammini con tappe, mappa e alloggi in Camino Ninja.