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Camino Primitivo ad aprile: 13 tappe da Oviedo a Santiago

Racconto dal Camino Primitivo: 13 tappe da Oviedo a Santiago per la variante degli Hospitales e Lugo – tappe di montagna, incontri, autostrada dei pellegrini.

8 ottobre 202614 min di lettura
Camino Primitivo ad aprile: 13 tappe da Oviedo a Santiago

Ad aprile, in 13 tappe da Oviedo a Santiago de Compostela: il racconto di un pellegrinaggio sul Camino Primitivo, con la variante degli Hospitales, tanti incontri e l’«autostrada dei pellegrini» da Arzúa in poi.

Nemmeno sei mesi dopo essere tornato dal Camino Portugués, sentivo di nuovo il richiamo del Camino.

Questa volta sul Camino Primitivo

Partito da Francoforte via Madrid, ero atterrato in Asturie in un piovoso sabato di aprile e avevo raggiunto in autobus Oviedo, il punto di partenza. In serata il tempo si era già un po’ rasserenato e la pioggia continua si era trasformata in rovesci. Guardavo quindi pieno di entusiasmo al cammino che mi aspettava. Sapendo bene che il Primitivo ha parecchio dislivello e che sarebbe stato fisicamente più impegnativo.

Tappa 1: Oviedo – Grado (28 km / 466 m D+)

Alle 8 del mattino mi concessi una colazione in un piccolo caffè di Oviedo e poi si partì dalla cattedrale. Partii proprio mentre i nottambuli uscivano dalla discoteca. Il percorso attraverso la città non era bello, ma nemmeno brutto, e una volta raggiunto il confine della città il paesaggio diventò davvero bello e ebbi un assaggio del mondo di montagna. Il tempo era bellissimo, sole e non troppo caldo. I sentieri erano in parte ancora molto bagnati e qua e là bisognava fare attenzione, ma non era un problema. Feci gran parte della tappa con un danese e nel pomeriggio arrivai a Grado.

Tappa 2: Grado – La Espina (30,5 km / 1085 m D+)

Al mattino presto partii da Grado insieme a una pellegrina tedesca e le prime salite non si fecero attendere, ma era ancora tutto molto tranquillo. Anche qui c’era molto da vedere e la natura era una gioia per gli occhi. A Salas le nostre strade si divisero e poco dopo Salas feci una pausa, ritrovai il danese, un polacco e una ceca. Ci fermammo insieme e poi arrivò la parte probabilmente più faticosa della tappa, e per di più alla fine della giornata. Sentivo chiaramente che quei tre avevano parecchi, anzi molti anni in meno sulle spalle e andai al mio ritmo, per arrivare comunque a La Espina. Quella fu probabilmente la prima di diverse tappe dure che sarebbero ancora arrivate. La sera chiacchierai ancora con un irlandese molto simpatico, che avrei rivisto spesso.

Tappa 3: La Espina – Campiello (25,5 km / 620 m D+)

Partii da La Espina con un tempo splendido e presto ritrovai pellegrini già conosciuti, con cui camminai in parte insieme. Passando per Tineo si saliva su sentieri bellissimi, per poi scendere di nuovo verso Campiello. Gli ultimi 3-4 chilometri circa non furono davvero belli, perché si camminava lungo una strada provinciale e cominciò anche a piovigginare. Tanto più bello fu poi sistemarsi a Campiello, all’albergue Casa Herminia, in una camera singola, e fare lì belle chiacchierate. Fuori pioveva quasi senza sosta e si poteva stare seduti all’asciutto. Con la testa ero già alla tappa successiva, la variante degli Hospitales, che dicono essere splendida dal punto di vista paesaggistico, ma anche molto impegnativa fisicamente. Speravo che la pioggia smettesse e che questa variante speciale avesse davvero senso. Di provviste ne avevo a sufficienza, perché sulla variante degli Hospitales bisogna tenere conto che per oltre 20 chilometri non si trova nulla da comprare da mangiare.

Tappa 4: Campiello – Berducedo (variante degli Hospitales, 27,8 km / 987 m D+)

Mi misi in cammino di primissima mattina. Era ancora molto buio e la valle era avvolta nella nebbia, il che però regala anche viste meravigliose.

Superato l’ultimo paese per un bel po’, si saliva lentamente ma costantemente e il paesaggio diventava sempre più bello. Più salivo, più il tempo migliorava e i panorami erano un sogno. Ero contento di aver scelto questa variante e non l’alternativa. Sì, il tratto è davvero faticoso e richiede parecchio fisicamente, ma la quiete e la natura ripagano della fatica. Per via delle tappe di montagna avevo portato i bastoncini e non solo in questa tappa ne fui contento. Passando accanto al primo rudere degli antichi ospizi si sale fino al punto più alto di questo Camino, oltre altri ruderi, e poi di nuovo giù, il che è anch’esso molto impegnativo. In parte camminai solo soletto e in parte avevo intorno alcuni pellegrini. Anche la discesa dal passo Alto del Palo non scherza. Si scende ripidi su pietraia. Per me fu anche una tappa particolarmente emozionante, perché riuscii a chiudere una questione personale. Arrivato a Berducedo cominciò a piovere, e continuò fino a notte. Ancora una volta avevo avuto fortuna con il tempo. La sera andai a ordinare il menù del pellegrino in un albergue e conobbi un olandese simpatico (Dolf).

Tappa 5: Berducedo – Grandas de Salime (20,2 km / 664 m D+)

Partii presto al mattino, sapendo che mi aspettava una tappa piuttosto breve, ma non meno impegnativa, perché si saliva e si scendeva di nuovo, con bella regolarità. Ma i paesaggi da sogno ripagano della fatica. In questa tappa all’inizio il tempo era caliginoso e si aveva la sensazione che non si sarebbe schiarito davvero. Quel giorno camminai per un bel tratto con alcune persone dall’Argentina e un’italiana. Lungo la strada incontrammo due tedeschi e, quando superammo il lago artificiale e arrivammo all’hotel Grandas de Salime, probabilmente tutti i pellegrini si erano riuniti. La vista da quell’hotel è fantastica e ancora una volta il tempo era stato clemente con noi. Si schiarì e uscì il sole. Le conversazioni con persone di tutto il mondo fanno un bene incredibile e la sera Dolf, l’irlandese e io restammo ancora un po’ insieme a parlare del più e del meno.

Tappa 6: Grandas de Salime – A Fonsagrada (26,4 km / 882 m D+)

Cominciai la tappa con i miei due compagni di cammino della sera prima. Sul Primitivo è davvero interessante come nei primi giorni si incontrino sempre gli stessi pellegrini, ma si abbiano anche tanti momenti di quiete, perché non tutti camminano in gruppo. Come nei giorni precedenti partimmo con il cielo coperto e poi arrivammo al sole, che in montagna regala panorami da sogno con le nuvole nelle valli. Verso mezzogiorno c’era un sole splendido, proseguii con Dolf, facemmo una lunga pausa nel primo pomeriggio e lì ritrovammo anche tre poliziotti spagnoli che stavano facendo il Camino. Ci regalarono due credenziali della Guardia Civil: un ricordo speciale. E durante quella sosta ebbi con Dolf una conversazione così profonda che eravamo entrambi commossi. È proprio questo ciò che rende speciale il Camino, e lo apprezzo davvero tantissimo.

L’unica vescica sul Primitivo l’ebbi quel giorno, ma era innocua, al contrario dell’ultima salita verso A Fonsagrada, che è davvero tosta. Ma si è anche orgogliosi quando si porta a termine una tappa, e fa semplicemente bene arrivare alla meta a fine giornata e poi passare la serata a cena con persone simpatiche e interessanti. In questa tappa si passa dalle Asturie alla Galizia.

Tappa 7: A Fonsagrada – O Cadavo (25,4 km / 773 m D+)

Una volta in Galizia era chiaro che le montagne pian piano sarebbero rimaste alle mie spalle. Almeno così pensavo, ma questa tappa fu davvero tosta ancora una volta. Camminai a lungo da solo, e me lo godetti fino in fondo. Il paesaggio era sempre affascinante. Dopo aver scalato una montagna arrivai a un rudere che mi ispirò semplicemente a fare una pausa e mi godetti il silenzio lassù, finché a poco a poco arrivarono pellegrini che conoscevo già, e i saluti furono davvero calorosi. Dopo la meritata pausa proseguii con alcuni di loro e seguì un bel momento, quando un’italiana e un italiano, scendendo, cantarono «Bella Ciao». L’allegria era così tangibile e mi riempì completamente. Dopo un’altra pausa decisi di fare un tratto tutto da solo e fu la decisione giusta. Silenzio dentro di me, silenzio sul cammino, e così potei lasciar vagare i pensieri. Fu davvero un bene, perché mi aspettava ancora una salita bella tosta che proprio non mi aspettavo. Fui così contento quando ebbi superato quella salita e in un caffè ritrovai alcuni dei pellegrini, compreso Dolf. Poi si salì ancora un po’, quindi si scese, e tutto con un tempo splendido, che però mi procurò anche una leggera scottatura su un braccio. A proposito, lì l’albergue aveva camere molto moderne e belle, sia quelle multiple sia le doppie.

Tappa 8: O Cadavo – Lugo (31,1 km / 499 m D+)

L’ottavo giorno lo camminai tutto con Dolf e all’inizio anche con due tedeschi. Poi a un certo punto Dolf e io scegliemmo il «Complementario», che fu davvero bello, perché attraversammo un bosco e sentivamo solo il cinguettio degli uccelli e nessuna auto, che invece sul percorso normale sono di più, dato che costeggia una strada. Sentivamo entrambi anche che la tensione ora calava pian piano, perché le tappe non erano più così impegnative, anche se quel giorno erano più di 30 chilometri, ma il dislivello diminuiva. Tra belle chiacchierate la giornata sembrò passare molto in fretta. Avevamo trovato un buon ritmo, ma ci eravamo anche concessi ogni tanto delle pause, passate nei caffè. Ci avvicinavamo quindi a Lugo, il che significava che mancavano solo 100 chilometri a Santiago. In qualche modo è pazzesco come passi il tempo sul Camino, e si ricevono così tanti momenti meravigliosi che ci si può vivere di rendita. La città di Lugo ha un centro davvero bello e una cinta muraria storica, che da lontano non si riesce nemmeno a percepire. Concludemmo la giornata con una buona cena.

Tappa 9: Lugo – Ferreira (27,6 km / 540 m D+)

Lasciai Lugo al mattino presto e all’uscita della città mi concessi ancora un caffè, che alla fine si sarebbe rivelata una buona decisione. Devo dire che i primi 20 chilometri non brillavano certo per bellezza e per molto tempo non si incontrava nessun caffè o simili. Solo ogni tanto una stazione con distributori automatici. Dopo circa 20 chilometri arrivò un caffè, e lì c’erano di nuovo alcuni pellegrini che mi avevano accompagnato spesso. Mi fermai un po’ più a lungo ed ero quasi da solo, quando all’improvviso arrivarono alcuni pellegrini dai volti del tutto nuovi per me e con zaini leggerissimi. Li chiamai poi i «pellegrini dei 100 chilometri»: erano tutti, tedeschi, americani o da dovunque venissero, partiti da Lugo e si facevano trasportare il bagaglio. Non è il mio modo di fare il pellegrinaggio, ma va benissimo così, e dal caffè fino a Ferreira passai un bel momento con tre tedeschi che in questo modo volevano scoprire se il pellegrinaggio facesse per loro. La serata fu poi molto tranquilla e chiacchierai un po’ con quattro americane che facevano anche loro i 100 km da Lugo.

Tappa 10: Ferreira – Melide (20,6 km / 387 m D+)

Dopo che la sera aveva piovuto, al mattino ripartii da solo. Il silenzio mi fece molto comodo, perché così potevo lasciar girare i pensieri. Si andava fino a Melide e lì, come avevo già saputo in anticipo, avrei incontrato il Camino Francés. Quel giorno il tempo sembrava non voler diventare davvero bello, ma dopo che per un attimo sembrava arrivare un temporale, si rischiarò e il paesaggio diventò sempre più come lo conoscevo dalla Galizia del mio Camino Portugués e come avevo imparato ad amarlo. All’inizio avevo camminato da solo, più tardi ritrovai Dolf e andammo insieme fino a Melide, dove ci sedemmo in un caffè e poi concludemmo insieme la serata in un bistrot. Avevo deciso di affrontare con calma le tappe rimanenti e di camminare semplicemente un giorno in più. La prima settimana era stata davvero tosta, per questo trovai piacevole rallentare ora un po’.

Tappa 11: Melide – Arzúa (16,8 km / 316 m D+)

Da Melide ad Arzúa mi aspettava dunque la tappa più breve del mio Camino Primitivo e così la presi con tutta calma: partii tranquillo da solo al mattino e lungo la strada mi concessi qualche pausa. A un certo punto ritrovai Dolf e camminammo fino a poco prima di Arzúa, dove facemmo una pausa molto lunga. Su un’altura prima di Arzúa c’era un caffè delizioso, dall’aspetto anonimo, ma c’era tutto quello che si può desiderare e il bocadillo era incredibilmente buono. Lì arrivarono anche i tre tedeschi che avevo incontrato poco prima di Ferreira. Restammo seduti lì un po’ in cinque, bevemmo qualcosa e poi proseguimmo. Quel giorno per la prima volta ebbi dolore agli stinchi ed ero davvero seccato e non capivo perché succedesse proprio nella tappa più breve. Cercai di non pensarci. Mancavano ormai solo due tappe. Ad Arzúa, tra l’altro, anche il Camino del Norte si unisce al Primitivo e al Francés, e in più ci sono i «pellegrini dei 100 chilometri», tanto che una collega, che era passata di lì qualche giorno prima, mi disse: «Allora sei sull’autostrada dei pellegrini.» Non ero sicuro di aver interpretato bene le sue parole, ma ne parlerò tra poco. La serata ad Arzúa fu fantastica, con buon cibo, l’atmosfera di una partita di calcio e belle conversazioni.

Tappa 12: Arzúa – O Pedrouzo (20,9 km / 323 m D+)

Il penultimo giorno di cammino e, chissà perché, raggiunsi il Cammino di Santiago alle 8 in punto: dovevo fare qualche metro dall’alloggio fin lì, e allora capii esattamente cosa intendesse la collega con «autostrada dei pellegrini». Guardai a sinistra e vidi circa 25 pellegrini, guardai a destra, dove il cammino proseguiva, e anche lì ce n’erano almeno altrettanti. La quiete iniziale del Primitivo era ormai finita, ma la presi con un sorriso e cercavo sempre i varchi per camminare da solo. Il dolore del giorno prima tornò, così feci una pausa e mi misi il tape alle gambe. Una meraviglia, questo tape kinesiologico. Bello fu anche che una giovane donna, vedendomi lì seduto mentre applicavo il tape, mi chiese se poteva aiutarmi. Anche questo è il Camino, e ti dà così tanto. Dopo camminai come se niente fosse. Già in mattinata raggiunsi un posto che pare sia una specie di luogo di culto. Migliaia di bottiglie di birra con delle scritte decorano il bar. Ovviamente dovetti fare una foto. E poi si proseguì verso O Pedrouzo, dove arrivai nel pomeriggio. La sera mi trovai con Dolf e andammo a mangiare qualcosa con un’olandese e una spagnola che avevamo incontrato spesso lungo il cammino da Lugo in poi. Lì decidemmo anche di fare l’ultimo giorno insieme e ci demmo appuntamento piuttosto presto, per non avere troppa «autostrada».

Tappa 13: O Pedrouzo – Santiago (20,8 km / 358 m D+)

Rinvigoriti da un caffè, affrontammo dunque piuttosto presto l’ultima tappa verso Santiago. Facemmo parecchie chiacchierate, ma ogni tanto restavamo anche in silenzio. Era davvero bello aver trovato in Dolf un compagno di cammino che percorse dei tratti con me e con cui potevo avere conversazioni molto profonde. Dal mio Camino Portugués sapevo già che il cammino ti regala queste conversazioni. Si incontrano le persone che si devono incontrare. Sulla strada per Santiago ci venne anche in mente che sarebbe stato bello rivedere alcuni dei pellegrini che avevamo incontrato in montagna, ed è esattamente ciò che accadde mentre andavamo verso la cattedrale. Quasi tutti erano seduti in un caffè davanti al quale passammo. Davvero un momento fantastico, che ci diede un’ultima spinta. Inoltre la mia collega aveva concluso il del Norte qualche giorno prima e mi aspettava alla cattedrale. Già nei primi metri a Santiago sentii l’emozione dentro di me e arrivai poi raggiante e commosso con Dolf alla cattedrale, dove vidi anche la mia collega. Che arrivo a Santiago!

Purtroppo già il giorno dopo dovetti prendere l’aereo e tornare a casa, ma il bel periodo, gli incontri e le esperienze sono profondamente dentro di me. Sono felice di aver potuto percorrere anche questo Camino e che anche il corpo abbia retto.

Il Primitivo è molto faticoso soprattutto nella prima settimana, ma si viene più che ricompensati dai paesaggi meravigliosi. Le foto non possono esprimere ciò che l’occhio vede lassù. Ero molto contento di aver comprato i bastoncini prima della partenza, perché in montagna valevano oro. Ogni Camino è probabilmente speciale a modo suo, e così conservo il Primitivo in un ricordo bello quanto il Portugués e sto pensando a quale sarà il prossimo, perché è chiaro che non è stato l’ultimo.

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