Pellegrini nella neve: Camino Primitivo d’inverno da Oviedo
Il racconto di un pellegrino sul Camino Primitivo nell’inverno 2012: da Oviedo a Santiago tra pioggia, temporali e neve alta nelle Asturie e in Galizia.

Alla fine di novembre del 2012 – pochi mesi dopo il suo primo Camino Francés, in estate – Michael ha percorso il Camino Primitivo da Oviedo a Santiago. Al posto di un autunno dorato lo aspettavano pioggia incessante, temporali e neve alta; il 7 dicembre è arrivato a Santiago.
Dopo il primo cammino sul Camino Francés, l’estate dell’anno scorso, anche una volta tornato a casa con la testa ero ancora lì. Per questo avevo deciso di fare un altro cammino prima della fine dell’anno. All’inizio le previsioni del tempo avevano promesso un autunno dorato.
Poi c’è stato un cambiamento drastico del tempo – prima pioggia incessante, un temporale e un crollo delle temperature. Sopra i 1000 m il cammino attraversava la neve alta. Il giro si è rivelato un’alternativa economica a un trekking sull’Himalaya.
25 novembre: Oviedo, il capoluogo delle Asturie

Al punto di partenza del Camino Primitivo arrivo di nuovo con il pullman a lunga percorrenza da Karlsruhe – in tutto sono in viaggio 24 ore e mezza. Sul pullman viaggiano soprattutto spagnoli e portoghesi che sono venuti in Germania per lavoro e tornano a casa.
Uno spagnolo racconta che a lui e agli altri con cui viaggia era stato offerto un lavoro a Francoforte, motivo per cui si era sobbarcato il lungo viaggio. Una volta arrivati a Francoforte, però, gli hanno detto che al momento non avevano più bisogno di nessuno: erano venuti per niente. Lo spagnolo prosegue più lontano di me, fino a Málaga, che in pullman richiede ancora un giorno di viaggio in più.
Oviedo sembra essere una meta turistica piuttosto amata dagli spagnoli.

C’è tantissima gente in giro, da vedere ci sono innumerevoli chiese, la cattedrale, un monastero, moltissimi bar e ristoranti. Soprattutto, il centro è affollato di bancarelle dove si vendono soprattutto… scarpe. E pure piuttosto economiche: avrei potuto risparmiarmi di comprarle prima del viaggio.

La sera all’albergue arrivano ancora due francesi, che raccontano di essere già in cammino da qualche giorno, sul Camino del Norte partendo dalla Francia. Lì non c’era quasi nessuno, perciò hanno deciso di passare all’altro cammino. In quei 10 giorni sarei solo il terzo pellegrino che incontrano lungo la strada.
26 novembre: Oviedo – San Juan de Villapañada

La prima tappa sale a tornanti passando accanto a pascoli di bovini, sullo sfondo montagne innevate. Un paesaggio idilliaco come quello delle Alpi austriache. Lì incontro il secondo gruppo di pellegrini, due spagnole – una di Madrid e una di Maiorca. Raccontano che per gli spagnoli questa regione, le Asturie, è la “piccola Svizzera”: mi sembra piuttosto azzeccato.

Poi si scende verso un fiume che serpeggia. Lungo il sentiero trovo una gran quantità di castagne, e ne posso raccogliere un po’ strada facendo. D’estate, sul Camino, a volte potevo nutrirmi tutto il giorno di more. Allora mi ero chiesto di cosa potesse nutrirsi il pellegrino “primitivo” d’inverno – la domanda ha trovato risposta.
A un certo punto ho sbagliato a svoltare – per molto tempo nessun segnale. Ma invece di sentirmi perso, ho una specie di illuminazione spirituale:
anche se non si seguono i sentieri prestabiliti, finché si sa dove si vuole andare, si è sempre sulla strada giusta. Il Camino è ovunque. Andrebbe aggiunto, naturalmente, che con il GPS e l’app di mappe escursionistiche sullo smartphone so sempre se la direzione è giusta o se è meglio tornare indietro.

Poco prima della successiva cittadina più grande, Grado, il sentiero passa tra alte rocce, e la pioggia sempre più forte rende il pomeriggio un po’ sgradevole. Comodo che lo zaino che mi sono fatto prestare abbia un coprizaino integrato, così il contenuto resta più o meno asciutto.
La sera, all’albergue, che si trova un po’ fuori dal Camino, ritrovo i due pellegrini francesi, arrivati già qualche tempo prima di me.
Poi compare anche l’hospitalero per timbrare le credenziali. Vuole vedere le nostre guide – gli mostro la mia lista degli albergue, non ho altro… L’hospitalero va a prendere un raccoglitore e mi mostra le descrizioni delle tappe del Camino, poi mi scrive un elenco di tappe consigliate fino a Santiago. Ci dedica parecchio tempo, davvero disponibile.
Poi arrostiamo e dividiamo le castagne – più tardi, alle nove e mezza di sera, arrivano ancora le due spagnole insieme a un altro pellegrino spagnolo. A quell’ora era buio già da 2 ore e pioveva a dirotto – prima avevano cercato un hotel a Grado, ma vista la stagione erano tutti chiusi.
Di notte fa piuttosto freddo – i 3 pellegrini spagnoli, per scaldarsi, si dividono due letti accostati.
27 novembre: San Juan de Villapañada – Bodenaya

La giornata comincia con tanta pioggia, il Camino corre in gran parte su sentieri di fango scivolosi, passando a un certo punto accanto a un monastero – un paio di volte riesco a riprendermi quando scivolo, una volta no e finisco in una profonda pozza di fango.
Un’ora dopo passo accanto a una fontana, la “Fuente de Santiago”, dove posso lavare via il fango e rimettermi i vestiti – tanto è tutto bagnato comunque, e camminando tra un acquazzone e l’altro si asciuga di nuovo.

A Salas c’è un menù da 8 euro, quattro portate con zuppa di frutti di mare a volontà, bistecca con patatine, mezza baguette, insalata di pomodori, una fetta di torta e, per la sete, una bottiglia di vino.
Mi chiedo se con un menù così ci guadagnino ancora qualcosa…

Il resto del cammino sotto una pioggia battente, il Camino nel bosco si è trasformato in un ruscello, poi un lungo tratto in parte lungo la strada provinciale, in parte lontano da essa, e alla fine più pianeggiante – sullo sfondo si vedono montagne innevate.

All’albergue ritrovo i francesi, e la responsabile dell’albergue cucina per tutti una cena abbondante. Il tutto, alloggio compreso, in cambio di un’offerta libera. Poco dopo le dieci di sera arrivano anche i pellegrini spagnoli, che per l’ultimo tratto hanno preso un taxi.
28 novembre: Bodenaya – Campiello, tra neve alta e maltempo

Di notte fa un freddo gelido e arriva un temporale, che poi dura tutto il giorno portando pioggia battente e neve. Il Camino è allagato senza interruzione. Bisogna aggirare in equilibrio i ruscelli e i laghi in cui si è trasformato. Oppure scavalcare il filo spinato e fare la deviazione attraverso i campi.

Prima di partire mi ero immaginato il cammino d’inverno come un contrasto con il Camino d’estate, un’avventura completamente diversa, un percorso poco frequentato, escursioni alpine e condizioni meteo difficili come sfida particolare. Soprattutto c’era un desiderio importante: abbastanza neve per fare un pellegrino di neve. Su Giacomo si può contare: i miei desideri erano già stati tutti esauditi al terzo giorno di cammino.

Vicino a Tineo il sole fa capolino per qualche minuto, poi le nuvole temporalesche mi raggiungono di nuovo e piove a catinelle. Un paio di spagnoli del paese si divertono all’idea che qualcuno si metta in cammino con questo tempo.

Poi si sale ad altitudini gelide, dove la pioggia si trasforma in neve, e il cammino attraversa una poltiglia di neve alta fino alle ginocchia. Un po’ di neve l’avevo desiderata, ma non così tanta. L’ultimo tratto dopo un incrocio lo percorro lungo la strada provinciale – dopo innumerevoli scivoloni e un nevischio incessante è decisamente più piacevole, e per giunta è anche una scorciatoia rispetto al Camino.
29 novembre: Campiello – Berducedo

Camminiamo in tre accanto ad allevamenti di bovini, finché il Camino si divide in due varianti: una più pianeggiante e 4 km più lunga, l’altra invece molto più in quota. Gli hospitaleros di entrambi gli albergue precedenti ci avevano raccomandato con insistenza, a un certo punto, di svoltare a destra e prendere il percorso alpino. Viste le pessime condizioni meteo, qui scegliamo la variante più pianeggiante.
A Pola de Allande uno dei francesi, per seri problemi al ginocchio, decide di prendere l’autobus per il resto della tappa.

Il secondo francese va avanti, parecchio più veloce – io me la prendo con più calma, tanto non riesco a stare al suo passo e lungo la strada ci sono castagne da raccogliere. Qui trovo le castagne giganti, quelle che di solito si conoscono solo come importazione dalla Turchia. E in quantità enormi.

All’inizio il sentiero è piuttosto idilliaco, tra le rocce lungo un fiume. A un certo punto il Camino stesso diventa un fiume, oppure bisogna attraversare ampi torrenti impetuosi. Capisco il nome “Primitivo”: qui i ponti bisogna costruirseli da soli, almeno d’inverno. Oppure passarci sopra in equilibrio con destrezza. Cosa che non mi riesce del tutto: scivolo una volta ed entrambe le scarpe si riempiono d’acqua.
Si prosegue a lungo in salita, prima un po’ di neve, poi sempre di più – camminare nelle impronte del pellegrino francese qui è un sollievo. A un certo punto il sentiero finisce sulla strada trafficata.

Qualche metro più avanti il segnale indica di lasciare la strada e salire su un sentiero coperto di neve. Non proprio praticabile, ma lì si riconoscono di nuovo le impronte del francese nella neve alta, e da lì passa anche il Camino – quindi avanti, seguendo il sentiero segnato. Prima si sale ripidi per qualche tornante, poi dritti in salita, attraversando ogni tanto piccoli gruppi di cespugli e abeti.

Finirà prima o poi questo cammino nella neve alta? Non si capisce dove porti il sentiero. In più la nebbia si fa sempre più fitta.
Le impronte proseguono nella direzione che seguo, ma nessuna torna indietro. Questo almeno mi dà la certezza che il sentiero non sia un vicolo cieco. Fare una sosta qui è impossibile: se mi fermo anche solo per qualche secondo, i piedi cominciano a congelarsi.

Non pensare troppo, badare solo alle impronte e andare avanti a passo costante, chilometro dopo chilometro.
Mi arriva un’illuminazione:
è proprio questo il sentiero, non l’altro, da cui ci avevano messo in guardia i due hospitaleros! Altro che pericoloso – il sentiero è impraticabile. A un certo punto, nella nebbia sopra di me, vedo luccicare qualcosa di metallico – un guardrail! Una strada, quindi non mi sono perso del tutto in mezzo al nulla, e c’è una possibilità di sfuggire all’inferno bianco. I segnali del Camino indicano a destra, le impronte dei francesi vanno verso il guardrail.

Un’uscita di emergenza.
Seguo le impronte – il che non è affatto semplice: anche a quattro zampe è difficile salire sul terreno ripido. Finalmente arrivo su una strada sgombra dalla neve!

Giù per i tornanti – a un certo punto il Camino incrocia la strada e scende ripido nella neve alta: ne ho abbastanza, continuo a seguire la strada. Quando la nebbia si dirada, si ha una vista impressionante sulle montagne verdi delle Asturie tutt’intorno, con le cime innevate. Davvero spettacolare. Passo per Montefurado, da lì mancano solo 10 km alla meta – ovvero una semplice camminata sulla strada libera dalla neve. Il Camino corre parallelo, ma sempre nella neve alta. Poco dopo il calar della notte arrivo sollevato a Berducedo, dopo circa 40 km di una camminata un po’ faticosa, e ritrovo gli altri due pellegrini.
30 novembre: Berducedo – Grandas de Salime

La tappa successiva prima sale per un tratto. Poi scende lungo la strada, e più avanti attraversa pascoli fradici, dove si può scegliere se camminare nella neve sciolta o nello sterco fresco di mucca.

Camminiamo in due: l’altro francese oggi, con i suoi problemi al ginocchio, non è in condizione di camminare e deve prendere l’autobus. Si prosegue a lungo in discesa su un sentiero a tornanti attraverso boschi di castagni. Lascio di nuovo andare avanti l’altro, così ho tempo per raccogliere castagne e fare foto.

Nel punto più basso del Camino c’è un grande bacino artificiale; scatto qualche foto dalla diga, a strapiombo verso il basso – impressionante, ma soprattutto da far girare la testa.

Da qui il sentiero risale lungo la strada, tornanti lunghissimi, finché non ci si ritrova di nuovo in quota.
Un breve tratto nel bosco, poi l’albergue non è più lontano. È piuttosto nuovo e arredato in modo accogliente – i due francesi hanno cucinato riso con verdure e pesce, con una bottiglia di vino, e posso mangiare con loro. Serata molto rilassante; più tardi proviamo ancora un paio di bar del paese e ci concediamo qualche birra.
1° dicembre: Grandas de Salime – Padrón, sulle alture del Puerto del Acebo

La tappa di oggi è più o meno esattamente come mi ero immaginato il Camino Primitivo: in gran parte attraverso boschi, stretti sentieri accanto ai campi e fattorie con galline, tacchini e conigli. E con un panorama montano idilliaco lungo tutto il percorso.

La particolarità qui sono inoltre le numerose piccole cappelle rustiche e le fonti dedicate a diversi santi e decorate con piccole statue. Sulle bacheche si trovano tanti foglietti con poesie, proverbi o desideri. Qui ci si possono immaginare vividamente i pellegrini che erano in cammino già circa mille anni fa e visitavano questi luoghi come mete di pellegrinaggio.

Il clima freddo e umido sembra ideale per i funghi – lungo il sentiero i più numerosi sono gli ovoli malefici, ma ci sono anche, tra l’altro, molti boleti baii e porcini.
Quel giorno uno dei pellegrini francesi era già andato avanti. Il secondo, che per i problemi al ginocchio inizialmente voleva fare anche questa tappa in autobus, lo ritrovo in un piccolo paese – e insieme percorriamo poi il resto della tappa.

La Galizia
Il Camino risale oltre il limite della neve, e lì attraversiamo il confine con la Galizia.
Dopo aver superato la cima con il sole, si alza all’improvviso un vento gelido: in pochi secondi la temperatura scende di quelli che sembrano 15 gradi, e si prosegue battendo i denti.
A Padrón chiediamo a un vigile la strada per l’albergue. Avanti e dopo la fine del paese, dice – l’hospitalero è un suo buon amico, per questo conosce la strada. Più tardi lo rivediamo all’albergue, alla reception – è anche lui l’hospitalero responsabile.
Quando incontriamo il secondo francese, ci chiede se abbiamo visto il pellegrino di neve che ha costruito lungo la strada. Purtroppo il pellegrino di neve ce lo siamo persi, perché a causa della neve alta sul Camino abbiamo fatto un tratto lungo la strada.
2 dicembre: Padrón – O Cádavo Baleira

Di notte ha gelato. Al mattino tutte le pozzanghere sono ghiacciate e l’erba è coperta di brina. Il freddo è ideale per camminare – sul terreno gelato si cammina molto meglio che con qualche grado sopra lo zero sul sentiero fradicio dei giorni prima.

Il Camino attraversa di nuovo bei paesaggi montuosi, in parte ancora con salite e discese piuttosto ripide.

Quel giorno i francesi avevano preso l’autobus, uno per i problemi al ginocchio, l’altro per i piedi gonfi. All’albergue li trovo tutti e due addormentati: nel pomeriggio si erano procurati una gran quantità di birra e a un certo punto erano stati presi dal sonno. E resta ancora una certa scorta di lattine, a cui posso servirmi anch’io.
3 dicembre: O Cádavo Baleira – Lugo

Gli altri due fanno di nuovo questa tappa in autobus, perché vogliono essere sicuri di poter camminare in ogni caso gli ultimi 100 chilometri. E fino ad allora vogliono risparmiare un po’ i piedi.

Da qualche parte vicino a Castroverde devo aver mancato un cartello, non sono più sul Camino – dopo essermi orientato con il navigatore dello smartphone, decido di proseguire attraverso i paesi finché più avanti non ritrovo il Camino. Anche questa sembra una zona ideale per i funghi: sul sentiero attraverso i boschi se ne vedono a non finire.

Dopo tanti piccoli paesi, Lugo al confronto sembra una metropoli. C’è parecchio da visitare tra le testimonianze dei tempi antichi, anche di epoca romana. Sulle mura si può fare il giro della città. Per la pioggia incessante ne vedo solo una piccola parte e approfitto soprattutto dell’occasione per il cibo spagnolo a buon mercato – nel ristorante più vicino all’albergue.
I pellegrini francesi vogliono fare ancora un giro per i bar; io sono troppo stanco e quindi mi offro volontario come apriporta – l’albergue chiude alle 22:00, e se si arriva più tardi qualcuno deve aprire da dentro. Cioè, poi, poco prima di mezzanotte. Anche a un gruppo di 3 giovani spagnoli, che verso le 23 volevano entrare ma erano rimasti chiusi fuori con un tempo pessimo, ho potuto aprire la porta.
I francesi più tardi raccontano che un’erba buona come quella che si sono procurati qui non la fumavano da tempo. E costava anche parecchio meno che dalle parti di Chamonix, da dove vengono.
4 dicembre: Lugo – San Román (San Romao da Retorta)

Alle 7 in punto del mattino la luce si accende automaticamente – anche qui sembrano essere piuttosto rigidi sul fatto che entro le 8:00 si debba aver lasciato l’albergue.

Camminiamo di nuovo in tre – le montagne ce le siamo lasciate alle spalle. Per me, e soprattutto per gli altri due, che con i continui saliscendi avevano avuto problemi, un sollievo notevole.
Su un albero vedo fluttuare un mini-pellegrino. Che a un’osservazione più attenta si rivela un’illusione ottica – è solo una foglia di fico rimasta impigliata a uno dei frutti.

Passando accanto a giardini curati con gusto, arriviamo alla fine prima a un bar con negozio, e da lì, un chilometro più avanti, all’alloggio – una piccola casetta con 6 letti a castello. Di albergue ce ne sono addirittura due, uno pubblico e uno privato. E questi sono tutti gli edifici, a parte un paio di case coloniche di cui è fatto il paese.
Per cucinare una cena trovo in cucina qualche provvista – tra l’altro una zuppa in busta, farina di frumento, olio e sale. Perché il cibo basti per tutti, provo ad allungare la zuppa con la farina – il risultato è sorprendentemente buono: invece di 2 piatti ne vengono fuori 6, e la zuppa non sembra nemmeno annacquata.
5 dicembre: San Román – Melide

La tappa successiva è all’inizio un cammino piuttosto pianeggiante ma poco vario. In un paese il sentiero è bloccato per un po’ da una grande mandria di mucche in transumanza.
In Spagna c’è una regola del codice della strada: pecore e mucche hanno sempre la precedenza. Probabilmente è stata stabilita così perché la maggior parte di loro non sa leggere i cartelli stradali.

Segue poi un tratto più bello su una collina rocciosa coperta di erica, poi lungo un ruscello attraverso un paesaggio di rocce.

Alla fine si arriva a Melide, la città delle pulperías. Con un gran numero di ristoranti di pesce che offrono come specialità soprattutto il polpo.
A Melide il Camino Primitivo si unisce al Camino Francés, percorso dalla maggior parte dei pellegrini. Qui incontriamo per la prima volta di nuovo pellegrini nuovi, anche se ora, d’inverno, sul cammino ce ne sono molti meno.
I miei compagni di cammino hanno comprato gli ingredienti per cucinare – la cucina c’è, ma niente pentole, padelle, né stoviglie o posate di alcun tipo. Frustrati, rimettono via gli ingredienti, magari per usarli il giorno dopo.
Una pellegrina canadese ci chiede se parliamo francese – i due francesi rispondono di sì e lei si unisce a noi. Con le mie conoscenze linguistiche un po’ arrugginite riesco a partecipare alla conversazione nel mio piccolo.
La sera facciamo ancora un giro per la città e proviamo diversi bar. Siccome l’albergue chiude alle 22, sblocchiamo un paio di finestre, da cui più tardi, poco dopo mezzanotte, rientriamo.
6 dicembre: Melide – Pedrouzo

Il tratto successivo lo conosco già dal cammino d’estate, quindi vedo poco di nuovo. Su questo percorso, battuto da molti più pellegrini, colpisce che ci siano molti più caffè, bar e ristoranti, molti dei quali al momento sono evidentemente chiusi. I francesi vanno di nuovo avanti, io proseguo al mio passo normale, anche per avere tempo di fare foto.

Nel pomeriggio mi fermo in un bar e mi concedo una birra – mi abbandono un po’ alla nostalgia, perché qui, d’estate, nel giardino del bar avevo visto per la prima volta le cinque pellegrine spagnole.
Negli ultimi 2 chilometri incontro ancora 3 pellegrini spagnoli. Fanno la variante breve dei 100 km a un ritmo molto rilassato e hanno con sé un otre pieno di vino, che offrono anche a me. Arriviamo insieme all’albergue e lì ci registriamo contemporaneamente presentando la credenziale. Pedrouzo è di nuovo un paese più grande, dove ritrovo subito i francesi e mi siedo con loro in un bar. Prima, nella cucina dell’albergue, i due erano riusciti a usare anche gli ingredienti per la cena.
7 dicembre: da Pedrouzo di nuovo a Santiago

Da Pedrouzo a Santiago mancano solo circa 18 chilometri. Il percorso lo ricordo dall’estate – alberi coperti di muschio, boschi di eucalipti. La canadese è partita molto prima di noi, voleva mettersi in marcia alle 5:30 – non come me e i francesi, che aspettiamo l’alba alle 9:00. Giacomo, dicono loro, sarebbe stato il primo pellegrino ad andare a Santiago… pazienza – di lui non si sa nemmeno quale delle tante leggende sia vera – una cosa sola è certa: la meta dei pellegrini è una delle città più straordinarie che esistano al mondo.

Prima camminiamo verso la cattedrale, la superiamo e arriviamo alla grande piazza in centro, dove si ritrovano tutti i pellegrini. Lì incontriamo subito la canadese e insieme ci incamminiamo subito verso l’ufficio del pellegrino, per farci rilasciare i nostri attestati. Presento la credenziale con i timbri del Camino e una gentile signora mi rilascia subito la Compostela. Mi spiega che sull’attestato, scritto in latino, il mio nome è riportato in forma latina. Do una rapida occhiata al documento e vedo che il mio nome, “Michael”, tradotto in latino diventa “Ruben” – la cosa mi è sembrata un po’ strana, ma loro di sicuro se ne intendono parecchio più di me.
Con la Compostela, che ti attesta come vero pellegrino, nell’hotel più lussuoso della piazza si riceve un pasto del pellegrino gratuito – era un consiglio segreto di una hospitalera & è una tradizione dell’ex monastero che è stata mantenuta – ci vogliamo andare insieme la sera.
Sto giusto mettendo via con cura il mio attestato appena ottenuto, quando la signora dell’ufficio del pellegrino mi richiama – dice che con la mia credenziale probabilmente c’è un problema.
Insicuro, rifletto – perché mi manca un timbro? Per gli ultimi 100 km ne servono due diversi al giorno. Oppure perché su 2-3 timbri manca un dettaglio importante, la data?
Mi chiede di nuovo di vedere la credenziale. Controllandola, dice che il nome non corrisponde a quello che ho scritto nella lista. Inoltre, a giudicare dai timbri, non si tratta nemmeno del Camino Primitivo.

E lì mi arriva – ancora una volta – un’illuminazione: la credenziale – quella che ho presentato – appartiene a uno degli spagnoli che ho incontrato il giorno prima. Nell’albergue precedente dobbiamo averle scambiate per sbaglio al momento della registrazione.
A quel punto la credenziale e la Compostela rilasciata vengono confiscate. Se il pellegrino spagnolo si presenta con la mia credenziale, mi dicono in ufficio, sono tutti al corrente. E se ripasso più tardi, forse posso riavere la mia credenziale.

I due francesi, la canadese e io andiamo per prima cosa in un bar messicano a festeggiare, dove ogni birra costa 1 euro. Più tardi ripasso all’ufficio del pellegrino e ho fortuna: nel frattempo lo spagnolo è passato di lì. Riavo la mia vera credenziale e mi rilasciano anche la Compostela, che mi serve per il pasto del pellegrino gratuito, e vado insieme agli altri all’hotel che l’hospitalera sul Camino ci aveva indicato.

Della tarda serata ricordo più o meno che prima abbiamo festeggiato in un bar con qualche birra, lì abbiamo conosciuto 4 simpatiche spagnole, con cui poi siamo passati al bar successivo, e dopo siamo stati ancora in 3 diversi locali con musica. Dove ogni birra costa tra 1,50 e 2 euro. E che una delle spagnole in realtà non lo era affatto: studia a Santiago ed è originaria di Heidelberg. È stata l’unica volta in tutto il viaggio che ho incontrato qualcuno dalla Germania.
8 dicembre: il secondo giorno a Santiago

Alle 10 del mattino il gestore dell’albergue ci sveglia gentilmente: dobbiamo lasciare la stanza e mettere un po’ da parte le nostre cose, perché deve entrare il servizio di pulizia.
Ho un bel mal di testa – nei bar avevo speso in tutto circa 20 euro: con quei prezzi è facile calcolare il numero minimo di birre.
La canadese racconta che lei e uno dei francesi erano tornati prima, verso le 3, e poi avevano avuto l’idea di andare nel parco lì vicino a fare equilibrio sulla slackline. La slackline uno dei francesi se l’era portata sul Camino, ma negli ultimi 14 giorni, per la pioggia incessante, non l’aveva mai usata.
Io, con l’altro pellegrino francese, mi sarei presentato solo alle 5, quando loro erano già di nuovo all’albergue.

I francesi partono a mezzogiorno, la canadese e io nel pomeriggio recuperiamo per circa 5 ore il sonno arretrato. La sera ci affrettiamo per arrivare in tempo, alle 19, al pasto del pellegrino gratuito. Lì rivedo i 3 pellegrini spagnoli che avevo conosciuto all’inizio del Camino, subito dopo Oviedo. La canadese incontra qui altri 2 pellegrini canadesi che conosce dal Camino Francés. Con loro andiamo poi ancora in un caffè.
9 dicembre: volo di ritorno – Adiós Santiago

Al mattino saluto la canadese, che prosegue a piedi verso Finisterre. Io vado all’aeroporto. Al decollo, e ancora più intensamente poco prima dell’atterraggio nella nebbia fitta – quando la pista si vede solo a pochi metri da terra – torno a provare una sensazione di insicurezza che avevo già avuto nell’ultimo volo di ritorno dal Camino e che prima non avevo mai conosciuto. Probabilmente dipende dal fatto che per molto tempo si è stati legati alla terra e ora non si ha più il controllo del proprio spostamento, ma ci si deve affidare alla sicurezza della tecnologia moderna.
Paura di volare…
Il libro sul cammino d’inverno
Nel frattempo ho scritto un libro sul cammino d’inverno – con più dettagli, aneddoti e molto più approfondito. In e-book e in edizione tascabile:

http://www.amazon.de/dp/151178170X
Il resoconto delle tappe l’ho scritto lungo il cammino con lo smartphone e caricato sul mio sito pilgern-online.de. Insieme ai resoconti di altri viaggi.
(Per le foto ho scelto solo immagini in cui non si riconoscono persone oltre a me, perché non so se sarebbero d’accordo con la pubblicazione su internet)
Il cammino in Camino Ninja
Trovi il Camino Primitivo con tappe, mappa e alloggi in Camino Ninja: Camino Primitivo.