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In bici sul Cammino di Santiago – Parte 1: fino a Burgos

Il viaggio per immagini di Karin in bici sul Camino Francés nel 2011, parte 1: l'arrivo e le tappe da Saint-Jean-Pied-de-Port per Pamplona fino a Burgos.

8 ottobre 202617 min di lettura
In bici sul Cammino di Santiago – Parte 1: fino a Burgos

Karin di Delmenhorst ha percorso in bicicletta il Camino Francés nel settembre 2011: dopo quattro giorni di viaggio di avvicinamento, undici giorni da Saint-Jean-Pied-de-Port attraverso il nord della Spagna fino a Santiago de Compostela. Il suo viaggio per immagini è diviso in tre parti:


Il Cammino di Santiago è uno dei più famosi cammini di pellegrinaggio della cristianità. La tomba sacra di San Giacomo a Santiago de Compostela, nella Galizia spagnola, è insieme a Roma e Gerusalemme una delle tre grandi mete di pellegrinaggio dei cristiani. Il Cammino di Santiago è un'immensa rete di vie di pellegrinaggio che attraversa tutta l'Europa. Per la maggior parte delle persone il Camino Francés è il Cammino di Santiago classico. Per 800 km corre dal piccolo paesino di Saint-Jean-Pied-de-Port, nei Pirenei francesi, attraverso tutto il nord della Spagna fino a Santiago de Compostela in Galizia.

Fin dal Medioevo le persone si mettono in cammino verso Santiago lungo le vie di San Giacomo. I loro motivi sono molteplici. Se un tempo erano piuttosto l'espiazione e la penitenza a spingere ad affrontare il lungo cammino, oggi le ragioni sono molto più varie: «curiosità, ispirazione, avventura, spiritualità, aiuto, rallentare». Solo per citarne alcune. Ognuno ha il proprio motivo per percorrere questo cammino.

Anch'io avevo i miei motivi per percorrere questo cammino: circa sei mesi prima avevo perso il mio compagno di bici e amico e non mi ero ancora del tutto ripresa. Un libro aperto per caso nel bagno del mio amico di università Stefan mi portò sul Cammino di Santiago. Se il libro fosse lì per caso aperto proprio alle pagine giuste o se fosse destino, resta da vedere. Per me fu subito chiaro come avrei potuto elaborare questo capitolo. Ma non c'era solo il lutto: anche la curiosità per questo cammino così carico di storia era grande. Ed ero curiosa di vedere se la magia del Cammino di Santiago sarebbe riuscita a catturarmi.

Il Camino Francés in bicicletta – una panoramica

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Sul Cammino di Santiago bisogna superare tre catene montuose: i Pirenei, i Montes de León e la Cordigliera Cantabrica. Tra Burgos e León ci si trova sulla Meseta, un immenso altopiano nel centro e nel nord della Spagna. Il percorso dai Pirenei francesi fino a Santiago misura circa 800 km con poco più di 11.000 metri di dislivello. Io ci ho messo 11 giorni. Dato che si trova un albergue all'incirca ogni 10 km, si possono tranquillamente fare tappe più corte o più lunghe. Perdersi è impossibile: ovunque ci sono cartelli, frecce, segnali, sia sulla strada sia sulle sterrate. Il ciclista non può seguire al cento per cento il sentiero pedonale, ma anche sulla strada i segni si vedono sempre. Il periodo migliore per il viaggio è sicuramente la primavera o l'autunno. In primavera è tutto fresco e verde, in autunno piuttosto secco e brullo. Penso che ogni stagione abbia il suo fascino, anche se eviterei l'estate, perché le temperature, soprattutto sulla Meseta, dove l'ombra è rara, possono diventare molto alte. Non bisogna aver paura di fare questo viaggio da soli, in bici o a piedi. Sul Cammino di Santiago non si è mai soli, questo è certo. Ogni giorno si possono incontrare tantissime persone dei paesi più diversi. Nel 2018 sono arrivate a Santiago oltre 300.000 persone. Ma niente paura. Anche se il cammino gode di una popolarità sempre maggiore, lungo la strada si trova ancora abbastanza solitudine, almeno in autunno. Dal punto di vista culinario non bisogna aspettarsi grandi cose. I menù del pellegrino sono spesso semplici e non sempre buoni, ma di fame non si muore. Di letteratura sul Cammino di Santiago ce n'è a bizzeffe. Anche internet è pieno di informazioni. Per il viaggio mi sono affidata alla guida per ciclisti di Bruckmann «Der spanische Jakobsweg», pensata apposta per chi va in bici. Tutte le tappe vi sono descritte nel dettaglio e viene indicato quando si può pedalare sul cammino pedonale e quando è meglio di no.

Segue ora il mio racconto di viaggio lungo questo cammino così significativo e carico di storia, compresi andata e ritorno. La prossima volta non lo farei più in bicicletta, perché due settimane sono in realtà troppo poche per lasciarsi andare completamente al cammino, a se stessi e alle altre persone. Ma per un assaggio intenso bastano.

16–19/09/2011: viaggio di andata Brema – Saint-Jean-Pied-de-Port

L'estate 2011 non era stata una bella estate. Dopo una primavera e un inizio d'estate tutto sommato piacevoli, per il resto dell'estate aveva piovuto molto e faceva decisamente troppo freddo. Avevo una gran voglia di caldo e non vedevo l'ora di partire per la Spagna, ancora molto calda. Il viaggio di andata però fu per me piuttosto complicato. Non c'erano voli diretti per i Pirenei francesi e volevo arrivare spendendo il meno possibile.

Questo significava un viaggio in treno da Brema a Kevelaer, un paesino al confine olandese. Da lì, il giorno dopo, volevo volare con Ryanair dall'aeroporto regionale di Weeze a Béziers, in Francia, poi fare un tratto in bici lungo il mare, quindi prendere il treno da Narbonne fino a Orthez e infine fare ancora un pezzo in bici fino a Saint-Jean-Pied-de-Port.

Dopo un pernottamento economico a Kevelaer, la mattina seguente volai quindi, felice ed emozionata, a Béziers. Béziers si trova proprio sulla costa mediterranea nel sud della Francia, tra Montpellier e Narbonne. Puntuale all'una e mezza l'aereo atterrò nella Francia soleggiata. Ci volle un po' prima che tutto fosse disimballato e la bici pronta a partire. Dopo un breve spuntino con due cheeseburger (in quel momento non c'era altro) partii in direzione del Mediterraneo. La mia meta di quel giorno era un piccolo campeggio a Narbonne Plage. All'inizio la strada non era granché. Faceva un caldo pazzesco e pedalavo per lo più su strade statali molto trafficate verso il mare. Solo da Valras Plage in poi diventò più bello, ma un forte vento da sud-ovest rendeva la pedalata molto lenta. Verso le sei e mezza arrivai al piccolo campeggio e fui contenta di non essermi fermata prima in un altro posto. Era bellissimo e il mare era proprio lì accanto. Dopo aver montato in fretta la tenda, via verso il mare. Una spiaggia enorme e larghissima, senza nessuno. L'acqua era bella calda e mi godetti il refrigerio dopo un pomeriggio caldo e polveroso. Tornata al campeggio, seguì la solita procedura: doccia, cena, lavarsi i denti e a letto. E subito eccola di nuovo: quella sensazione di essere in viaggio. La sensazione di doversi occupare solo dell'essenziale: pedalare, guardare il mondo, montare e smontare la tenda, mangiare, leggere, dormire. Niente più distrazioni, niente televisione, niente appuntamenti. Era una sensazione bellissima e con 25 °C tiepidi e il frinire dei grilli mi addormentai prestissimo.

La mattina dopo il cielo era coperto. C'era molto vento, ma non faceva freddo. In meno di un'ora ero di nuovo in sella, pronta a partire. I primi chilometri fino al bivio per Narbonne li feci con il vento in poppa e passarono in un attimo, poi però la strada girò controvento. Quello che venne dopo mi ricordò il levante sulla strada per Ronda l'anno prima in Spagna. Il vento era così forte e a raffiche che si riusciva a stento a stare in sella. Ci misi quasi due ore per i 19 km fino alla stazione di Narbonne, compresa una catena di colline da superare. Meno male che ero partita così presto, così ebbi ancora un po' di tempo per vedere la città prima che partisse il treno per Bayonne. Dopo diverse ore di treno lungo i Pirenei arrivai a Orthez, dove andai in fretta al campeggio, mangiai qualcosa e crollai a letto distrutta. La giornata era stata più faticosa del previsto. Il tempo peggiorò e ogni tanto pioveva.

Ma la mattina seguente il mondo sembrava di nuovo bello. Il tempo era tornato bello, potei far sistemare ancora una volta la bici (il cambio era starato), fare la spesa all'Intermarché e mettermi in strada verso Saint-Jean-Pied-de-Port, a 65 km di distanza. Quel giorno era un po' più fresco e mi sentivo di nuovo come in Germania. Dolci colline, prati verdi con le mucche, case come da noi. Solo le salite cattive e velenose delle ondulate propaggini dei Pirenei erano un po' sgradevoli. E a un certo punto li si poteva vedere, i Pirenei, e Saint-Jean era segnalato. Finalmente mi avvicinavo alla mia meta, il paese più famoso dei Pirenei, punto di partenza del Camino Francés: Saint-Jean-Pied-de-Port. Quante persone erano già partite da qui prima di me. Una strana sensazione. E ora c'ero anch'io. All'inizio il posto sembrava molto anonimo: officine, case, distributori di benzina, ma poi raggiunsi il centro storico e riconobbi subito tutto. Ovviamente avevo letto prima il libro di Hape Kerkeling e altri libri sul Camino e avevo studiato a fondo il percorso. E ora c'ero anch'io e all'improvviso tutto era pieno di vita. Nel piccolo campeggio comunale tantissime persone che si preparavano al cammino. Nei tanti negozietti di souvenir c'era tutto ciò di cui un cuore di pellegrino ha bisogno. Davanti all'ufficio del pellegrino c'era una piccola coda, per chi non aveva ancora la credenziale. Io mi comprai solo una conchiglia di San Giacomo, come segno del pellegrino jacopeo. E dopo un pessimo menù del pellegrino in una bettola per turisti-pellegrini, il lungo viaggio di andata giunse al termine. Un po' emozionata, sprofondai in un sonno profondo.

Il viaggio iniziò in un soleggiato pomeriggio di settembre alla stazione di Brema. Seguirono 4 giorni di viaggio fino a Saint-Jean-Pied-de-Port, nei Pirenei francesi.

Un giorno dopo ero già nel caldo sud della Francia. Ci volle circa un'ora prima che la bici fosse pronta a partire.

E qualche ora più tardi ero finalmente sul caldo Mediterraneo, a Narbonne Plage.

Il giorno dopo, da qualche parte sul Mediterraneo tra Béziers e Narbonne. Sullo sfondo si vedono già i Pirenei.

Dopo un lungo viaggio in treno lungo i Pirenei arrivai a Orthez. Ultima tappa prima della partenza.

Sulla strada per Saint-Jean-Pied-de-Port. Sembrava un po' la Germania. I prati verdi, le dolci colline e qua e là mucche pezzate bianche e nere.

All'inizio Saint-Jean-Pied-de-Port sembrava piuttosto anonimo.

Il centro storico di Saint-Jean-Pied-de-Port.

20/09/2011: Saint-Jean-Pied-de-Port – Pamplona (75 km, 1500 m di dislivello)

Prima tappa del classico Cammino di Santiago attraverso i Pirenei. La prima prova arriva subito all'inizio del cammino, con un alto passo appena oltre il confine franco-spagnolo.

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Finalmente si partiva. Il Camino e la Spagna mi aspettavano. Al mattino una fitta nebbia copriva il campeggio. I miei vicini di tenda di Eckernförde erano già partiti, mentre io stavo ancora impacchettando. Alla casa del pellegrino presi il mio primo timbro. La credenziale l'avevo già richiesta prima in Germania, ma la si può avere anche qui sul posto. Senza questa credenziale il viaggio non è ufficiale e alla fine non si riceve il certificato. Ogni giorno bisogna raccogliere almeno un timbro in un albergue e negli ultimi 100 km (o 200 km in bici) due timbri al giorno. Ora avevo il mio primo timbro e in una fresca mattinata potei mettermi in cammino piena di motivazione. Mentre chi va a piedi deve salire faticosamente su stretti e ripidi sentieri dritto sopra i Pirenei, i ciclisti prendono la strada nazionale. Prima ondulata, poi sempre più ripida, si inerpicava verso l'alto. Il passaggio del confine con la Spagna fu del tutto anonimo, il paesaggio invece grandioso. Dopo poco meno di 3 ore avevo raggiunto il passo di Ibaneta a 1057 m di altitudine. Sì, un po' faticoso lo era, ma con il bagaglio pesante sono arrivata su bene. Al passo vidi i primi pellegrini «turisti». Un pullman si fermò in cima al passo, scesero dei turisti dall'aspetto asiatico, fotografarono la cappella e i dintorni e poco dopo sparirono di nuovo nel loro pullman, che ripartì spedito. Dopo una breve sosta e qualche foto ripartii verso Roncesvalles, a 2 km di distanza, prima meta di tappa della maggior parte dei pellegrini. Un antico monastero agostiniano circondato da un ristorante, un hotel e un ufficio turistico. Un timbro da qui era d'obbligo. Questo luogo è famoso per la battaglia di Roncisvalle del 778, in cui le ultime truppe di Carlo Magno, di ritorno da una campagna militare, furono annientate dalle truppe basche. Una grande pietra al passo ricorda questa famosa battaglia.

Mentre, sotto un sole ormai splendente, mangiavo il mio panino sulla scalinata del monastero, incontrai un pellegrino di Kiel. Una persona che aveva abbandonato tutta la sua vita, venduto tutto e ora cercava qui sul Cammino di Santiago la strada verso una nuova vita. Ero colpita dal coraggio di quest'uomo.

Dopo la pausa ripartii. In discesa verso Pamplona, a un'ora di distanza. Da questa parte dei Pirenei faceva di nuovo caldo, anzi caldissimo, e non vedevo l'ora di godermi il fresco della città. Vidi molti ciclisti da corsa e anche una coppia di pellegrini in bici, ma dopo non li rividi mai più. Verso le 5 arrivai all'ufficio turistico in cerca dell'albergue municipale. Quel giorno mi aspettava dunque la mia prima vera notte da pellegrina. L'edificio in centro aveva una sala enorme. Su due piani, 55 letti ciascuno. Stipati uno accanto all'altro e la sala piena di gente. Per fortuna avevo avuto un letto di sopra, al secondo piano, dove c'era un po' meno «traffico di passaggio». Nel letto accanto al mio si stava sistemando proprio un giovane e bel francese, ma con lui non scambiai nemmeno una parola. Dopo una piacevole doccia andai però prima a vedere il centro storico. Pamplona è una città piena di vita. La sera le piazze sono piene di gente, tutti seduti fuori nei ristoranti e nei bar, la musica usciva dai locali e i ragazzi stavano seduti in tanti gruppetti per strada. Qui la gente vive molto più all'aperto che da noi. Nessuna meraviglia, con questo clima. Con 12 °C in una fredda giornata di settembre a Brema non vorrei proprio stare seduta fuori. Osservai ancora per un po' la vita notturna e poi, stanca per la lunga pedalata, tornai all'albergue e cercai di dormire.

Attraverso la porta della città e poi su questo ponte sul fiume Nive. Qui comincia il classico Cammino di Santiago.

E con 11 °C freschi, in una mattina di nebbia, iniziò il mio pellegrinaggio.

Mentre i pellegrini scelgono la faticosa via dritta sopra i Pirenei, i ciclisti pedalano sulla poco trafficata strada nazionale verso la Spagna.

Immagini della salita al passo di Ibaneta.

Il passo di Ibaneta. In cima, a oltre 1000 m di altitudine, una chiesetta e una pietra in ricordo della battaglia di Roncisvalle. Un tempo la chiesetta suonava le campane per i pellegrini che nella nebbia cercavano la strada verso il passo. Dal punto di vista climatico questo passo è il più freddo e nebbioso del Camino Francés. Quel giorno però il tempo era splendido.

Il monastero agostiniano di Roncesvalles. Il primo albergue sul cammino di pellegrinaggio.

Per me però la strada continuava. Non fino a Compostela, ma fino a Pamplona, a 77 km in tutto.

In leggera discesa si attraversava una zona bellissima e poco trafficata in direzione di Pamplona.

Mentre da sola sulla strada non nasceva ancora una vera sensazione di pellegrinaggio, arrivai in un punto in cui il cammino dei pellegrini attraversa la strada. Quindi non ero affatto sola, solo che non li vedevo.

Uno splendido paesaggio verde nelle propaggini meridionali dei Pirenei.

I primi sobborghi della città.

Pamplona, capoluogo della Navarra, famosa per il controverso San Fermín, la corsa dei tori per i vicoli stretti della città in estate. Pamplona è una città molto vivace. Fino a tarda sera la gente si riversa fuori, per strada, nei bar e nei parchi. La città mi è piaciuta.

L'albergue municipale (Jesús y María) di Pamplona. 114 letti su 2 piani. Notate la macchina per il massaggio ai piedi.

21/09/2011: Pamplona – Los Arcos (75 km, 1100 m di dislivello)

Attraverso la provincia di Navarra, con la visita alla chiesa romanica di Santa Maria de Eunate e al famoso ponte di Puente la Reina, dove due Cammini di Santiago francesi si uniscono nel Camino Francés. In mezzo, dolci colline circondate da alcune catene montuose, come la Sierra del Perdón. Poco prima della fine aspetta la fontana del vino gratuita del monastero di Irache.

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Poco prima delle 8 del mattino. Rimpiangevo la mia tenda. 114 persone in una grande sala aperta facevano davvero un sacco di rumore. Non riuscivo ad addormentarmi e dormii anche malissimo. E già prima delle 6 nella sala c'era movimento. I pellegrini si alzavano, impacchettavano le loro cose facendo rumore e io non riuscivo più a dormire. Perché partono così presto? Hanno tutto il giorno per le loro tappe. Non capivo. Anche il mio bel francese se n'era già andato. Probabilmente non lo rivedrò mai più. Mi alzai con calma, impacchettai tutto, cercai una panadería e un supermercato e poi partii tranquilla.

Mentre i pellegrini a piedi dopo Pamplona salivano sull'Alto del Perdón, un crinale con una vista fantastica e belle sagome di pellegrini in cima, i ciclisti pedalavano un po' più a est su una bella stradina secondaria. Correva solitaria tra le colline con i campi già mietuti. Dopo aver superato le propaggini del Perdón seguiva un breve tratto di superstrada con poco traffico e poi si proseguiva su una strada ben tenuta e moderatamente trafficata verso Puente la Reina. Prima però feci una breve visita alla chiesetta di Santa Maria de Eunate. La chiesa risale al XII secolo ed è una delle poche chiese sul Cammino di Santiago costruite in stile romanico. La pianta ottagonale ricorda il Santo Sepolcro di Gerusalemme, ma per quale motivo questa chiesa sia stata davvero costruita qui non è chiaro ancora oggi. Qui incontrai di nuovo turisti in pullman che disturbavano la quiete pacifica e meditativa, ma che sparirono anche presto. Almeno dopo sapevo che bisogna girare tre volte intorno alla chiesa. Il motivo non l'avevo scoperto, ma pensai che farlo anch'io non poteva certo nuocere.

Verso mezzogiorno arrivai a Puente la Reina. Un piccolo paese con uno splendido vecchio ponte di pietra. Qui, sul ponte sul fiume Arga, i due Cammini di Santiago francesi che vengono dai Pirenei si uniscono nel Camino Francés ufficiale. Presi un timbro in più, pranzai a tapas e ripartii. I primi pellegrini erano già davanti all'albergue del paese e aspettavano di poter entrare. Che partano così presto perché vogliono assolutamente assicurarsi il letto, come i tedeschi in vacanza all-inclusive che alle cinque e mezza del mattino si prenotano il lettino in piscina? O vogliono evitare di camminare nel caldo del pomeriggio arrivando presto? Ancora non lo sapevo. Ebbene sì, a volte ci si rincontra davvero. Poco dopo Puente rividi il francese dell'albergue, che però si presentò come belga. Parlammo brevemente del da dove – verso dove e poi ognuno riprese la propria strada. Ma ci rincontrammo presto, perché invece della strada scelsi il sentiero pedonale, che finiva in una ripida salita su ghiaia. Dovetti spingere a fatica. Poco prima di raggiungere la strada mi raggiunse di nuovo e mi aiutò a spingere gli ultimi metri. Fu molto gentile. Durante una breve sosta alla fine della salita parlammo un po' più a lungo. Era partito dal Belgio già all'inizio di agosto e voleva camminare fino a Finisterre, la fine del mondo, circa 100 km a ovest di Santiago. Là dove comincia il mare. Per questo era così incredibilmente veloce: da Pamplona erano già passati parecchi chilometri.

La strada da Puente a Los Arcos era fenomenale. Un paesaggio collinare vastissimo, dominato da campi mietuti e circondato da belle sierre. Fino a Los Arcos non lasciai più la poco trafficata strada nazionale. Dopo Ayegui si trovava il monastero benedettino Monasterio de Santa Maria de Irache. La particolarità di questo monastero è la cantina accanto, le Bodegas Irache. È famosa per la Fuente del Vino, una fontana di vino pubblica dove i pellegrini possono dissetarsi senza dover pagare nulla. Una grande idea di marketing, che compare in ogni libro sul Cammino di Santiago. A me il vino non piace, ma un minuscolo sorso l'ho assaggiato anch'io, prima di affrontare gli ultimi chilometri verso Villamayor de Monjardin, la mia vera meta del giorno. Purtroppo arrivai troppo tardi, perché l'albergue di quel paesino era già pieno. Il successivo, a Los Arcos, era a circa 12 km. Non mi restò altro che rimontare in sella e continuare a pedalare. Mi dispiaceva un po' per un pellegrino anziano, anche lui respinto. Avrebbe dovuto fare i 12 km a piedi, con sicuramente altre due ore di marcia davanti a sé, oppure trovare una costosa camera in pensione. Sospettavo che partire presto fosse davvero, per molti pellegrini, il modo per avere un letto il prima possibile.

L'albergue di Los Arcos era molto più piccolo di quello di Pamplona. Un gentile volontario belga mi assegnò un letto in una camera da 4. Sarebbe stata di sicuro una notte più piacevole della precedente. Con una Coca-Cola ghiacciata (quel giorno al sole faceva piuttosto caldo) mi sdraiai prima di tutto, stanca e contenta, sul prato verde davanti all'albergue e mi godetti il sole. La sera nella chiesa vicina ci sarebbe stata la messa. In realtà volevo andarci, ma a cena, nel ristorante di fronte, incontrai Rico. Rico veniva da Francoforte, aveva qualcosa tra i 20 e i 25 anni, senza una formazione, ed era finito nel giro della droga di Francoforte. Era sul Cammino di Santiago per trovare, guidato da Dio, una nuova vita. La sua storia mi colpì. Restammo seduti insieme fino alle nove e mezza di sera a parlare di Dio e del mondo. Dopo che ci salutammo a tarda sera, quella conversazione mi restò in testa a lungo. Che giornata piena di incontri. Ed è proprio questo il Camino. Sono le relazioni umane a renderlo così interessante. Ogni giorno si incontrano persone e ci si ritrova di continuo a parlare con loro. Sono incontri belli e interessanti, di quelli che nella vita normale capitano piuttosto di rado.

Verso le 8 anch'io ero pronta a partire. L'altra ciclista, una signora un po' più anziana, l'avevo presto persa di vista.

Uno sguardo indietro su Pamplona. Pamplona si trova su un piccolo altopiano, circondata dai Pirenei e da altre catene montuose.

Il paesaggio dopo Pamplona è ondulato e vasto. Campi mietuti caratterizzano il quadro, con le alture tutt'intorno.

L'Alto de Perdón. Il cammino ufficiale per i pellegrini a piedi passa su questo monte, parallelo alle pale eoliche. In cima il pellegrino viene ricompensato con una vista magnifica e tante sagome di pellegrini. Per le bici normali il sentiero non è adatto.

Campi mietuti tra le dolci colline.

La chiesa romanica di Santa María de Eunate, pochi chilometri prima di Puente la Reina.

L'edificio ottagonale ricorda il Santo Sepolcro di Gerusalemme, i doppi archi e le colonne ricordano i Templari. La facciata è piena di smorfie, figure e simboli. Da dove venga davvero la chiesa, ancora oggi nessuno lo sa con precisione. Ma è sicuramente qualcosa di speciale, e girarle intorno tre volte ha un qualche significato che non sono mai riuscita a scoprire.

A Puente la Reina si uniscono due grandi Cammini di Santiago. Il cammino navarro da Saint-Jean-Pied-de-Port e il cammino aragonese da Somport, che si trova più a est nei Pirenei. Ma è qui che il Camino Francés comincia ufficialmente.

Puente la Reina è famosa per il ponte romanico sul fiume Arga. Fu donato nell'XI secolo dalla regina Doña Mayor, moglie del re di Pamplona, per facilitare il cammino ai pellegrini.

Dopo aver attraversato il ponte, la strada proseguiva verso Estella.

Decisi di fare un tratto sul cammino dei pellegrini a piedi. Qui era in qualche modo più bello che sulla strada. Una ripida salita alla fine di questo sentiero mostrò però quanto i percorsi pedonali a volte siano poco adatti ai ciclisti. Qui incontrai di nuovo il belga dell'albergue, che mi aiutò a spingere su la bici pesante.

Impressioni a bordo strada.

Di nuovo sulla strada verso Estella. Sullo sfondo il paese di Lorca. La strada corre parallela all'autostrada, e per questo qui non c'era quasi traffico.

Anche il ponte romanico di Estella è un vero spettacolo. La maggior parte dei paesini che si trovano direttamente sul Cammino di Santiago trae vantaggio da secoli dal passaggio dei pellegrini.

La prossima attrazione è la «Fuente de Irache». Poco dopo Estella si trova l'ex monastero benedettino di Santa Maria la Real de Irache con l'annessa cantina. Ogni pellegrino può spillarsi un po' di vino dalla fontana pubblica, da bere sul momento.

L'albergue di Los Arcos. Era molto più piccolo e accogliente di quello di Pamplona, e una camera da quattro fa sperare in più tranquillità.

La chiesa di Los Arcos con le sue sfarzose decorazioni dorate, tipiche della Spagna. Ma invece di andare a messa la sera, ero rimasta tutta la sera seduta sulla piazza della chiesa con Rico di Francoforte a parlare di Dio e del mondo.

22/09/2011: Los Arcos – Azofra (65 km, 900 m di dislivello)

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

La notte fu cento volte migliore della precedente. Di notte c'era molta più tranquillità e al mattino i miei tre sconosciuti compagni di stanza erano già sgattaiolati fuori in punta di piedi. Verso le otto e un quarto anch'io ero pronta a partire. Con me partì anche una ciclista sveva, che però persi subito di vista. Alla partenza incontrai Rico sulla strada, ci augurammo un allegro «Buen camino» e le nostre strade si separarono di nuovo.

La mattina era bellissima. Il sole basso creava una luce incredibilmente bella su quella vastità quasi infinita. Sullo sfondo una sierra con una scura cortina nel cielo, e c'era un tale silenzio. È questa la cosa particolarmente bella della Spagna. Questa vastità. Si vede lontanissimo, a volte non si vede quasi nulla, a parte l'orizzonte. E appena il terreno si fa un po' più ondulato, dietro ogni dosso nascono nuove impressioni, nuove prospettive.

Sulla strada per Logroño vedo ogni tanto qualche pellegrino in bici: la sveva della mattina, una ragazza asiatica e alcuni ciclisti spagnoli. Logroño è il capoluogo della provincia de La Rioja. Da qui viene il famoso vino spagnolo e ora, a settembre, si è a ridosso della vendemmia. Ovunque c'erano viti cariche di succosa uva nera e ancora una volta mi dispiacque di non bere vino. In realtà volevo attraversare in fretta la città, ma in centro era in corso una feria, «San Mateo», la grande festa della vendemmia. La piazza del mercato e il centro erano pieni di gente. Davanti a un pentolone gigantesco sulla piazza c'era una coda enorme. Avrei anche voluto assaggiare qualcosa, ma l'attesa mi sembrava troppo lunga. Così per un po' mi lasciai assorbire dall'atmosfera, feci foto, venni fotografata a mia volta («Sei una peregrina?») e diedi una rapida occhiata alla cattedrale. Poi ripresi la strada. Poco dopo Logroño trovai un grazioso laghetto per la pausa pranzo. Si stava bene all'ombra fresca degli alberi, anche se quel giorno non faceva più caldo come il giorno prima. Poco dopo il lago incontrai di nuovo la sveva e scambiammo di nuovo due parole. Ma pedalare insieme non volevamo, e così anche qui le nostre strade si separarono. Il resto del percorso fino ad Azofra si svolse quasi interamente sulla N-120. Dapprima una strada nazionale poco trafficata, ma a un certo punto l'autostrada parallela finiva e il traffico aumentò parecchio. Concentrai lo sguardo sulla Cordigliera Cantabrica, che a nord appariva sempre più nitida. Ogni tanto spiluccavo qua e là un acino d'uva e in un attimo arrivai ad Azofra. Azofra era un paesino in mezzo alle vigne. Anonimo, piccolo, con un piccolo supermercato e un albergue municipale. Non c'era molto da vedere e quel giorno non incontrai nemmeno persone interessanti. Di Azofra non conserverò il ricordo migliore. La camera da 5 letti in una vecchia dépendance dell'albergue era buia e spartana. Almeno il letto era bello morbido. Il menù del pellegrino al ristorante era pessimo. Maccheroni al pomodoro scaldati al microonde, nasello che nuotava gocciolante in patatine molli. Almeno con lo yogurt confezionato non potevano sbagliare. Chi vuole fare un viaggio di piacere culinario non deve andare nei ristoranti per pellegrini. Dopo cena feci ancora una passeggiata per quel paese desolato e così chiusi la giornata.

Il sole basso creava una luce meravigliosa sulla vasta campagna.

Una vastità sconfinata. All'orizzonte, lontanissima, una catena montuosa. Chi ama queste cose in Spagna si trova a casa.

Tanti rettilinei sulla strada nazionale quasi deserta verso Torres del Rio.

Torres del Rio si vedeva già molto prima di arrivarci, tanto è vasta la campagna qui.

Quel giorno vidi pochi pellegrini, ma in compenso tanto vino.

Qui la pellegrina asiatica pedalava stoica tra i vigneti de La Rioja.

Pellegrini in cammino parallelamente alla strada.

Poco prima di Logroño.

Sulla strada per Logroño c'è anche la piccola bancarella che un tempo apparteneva a Doña Felisa, un'anziana signora che per molti anni ha rifornito i pellegrini di bevande, ricordini e un timbro. Il suo nome compariva in ogni guida ed è stato citato da Hape Kerkeling. È morta già molti anni fa, ma i suoi figli hanno portato avanti la tradizione di famiglia. Un timbro qui è d'obbligo.

Lungo tutto il cammino non serve preoccuparsi dell'orientamento. Non ho mai visto un percorso segnalato così bene. Ovunque si vedono i segni di San Giacomo. In città si seguono sempre i segnali a terra o le frecce gialle dipinte su muri e recinzioni. Attraverso il Rio Ebro si entrava nella città di Logroño.

In centro si stava svolgendo San Mateo, la festa della vendemmia.

Dopo una breve sosta uscii di nuovo dalla città, proseguendo sul Camino.

All'ombra degli alberi feci una pausa all'Embalse de La Grajera, poco dopo Logroño.

Incontrai di nuovo la mia collega ciclista sveva e scambiammo due parole, prima che ognuna riprendesse la propria strada.

Sullo sfondo la Cordigliera Cantabrica, in primo piano tanto verde, un po' di agricoltura, ma per il resto qui succede poco.

Nel tardo pomeriggio arrivai ad Azofra, un paesino sperduto da qualche parte nella Rioja.

L'albergue municipale.

Un letto semplice e spartano in una stamberga buia.

23/09/2011: Azofra – Burgos (85 km, 1100 m di dislivello)

Sempre in salita si passa davanti al miracolo delle galline di Santo Domingo de la Calzada verso i Montes de Oca. Sono la linea di confine geografica e climatica tra la Rioja e la Castiglia. La meta è la città di Burgos con la sua imponente cattedrale.

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

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Nonostante tutto, quella notte avevo dormito benissimo. I tre italiani con cui dividevo la camera erano gentili e soprattutto silenziosi. Si erano alzati presto ed erano già in cammino da un pezzo quando mi svegliai verso le 7.

La mia prima meta del giorno era Santo Domingo de la Calzada, a 12 km, che in realtà avevo puntato già il giorno prima. Fin lì presi di nuovo la strada nazionale N120. Ma prima, poco dopo Azofra, feci la mia prima pausa colazione. In mezzo alle vigne, che continuano a dominare il paesaggio. E proprio mentre guardavo verso est, in quello stesso istante il primo raggio di sole fece capolino da dietro un crinale. Che momento magico. E tutt'intorno era tutto così pacifico, solo gli uccelli cinguettavano il loro canto del mattino. Il sole salì in fretta e sparì dietro le nuvole. La strada per Santo Domingo non era il massimo. Già di mattina sfrecciavano tanti camion, ma l'ampia banchina permetteva di pedalare in modo sopportabile.

L'attrazione principale di Santo Domingo è la cattedrale gotica con le sue galline. Secondo la leggenda, un giovane pellegrino fu impiccato ingiustamente in città perché non si era lasciato sedurre da una serva, che per vendetta lo accusò di furto. Il figlio fu condannato a morte; i genitori proseguirono il viaggio senza di lui e al ritorno da Santiago trovarono il figlio ancora vivo sulla forca, perché l'apostolo lo aveva sorretto per tutto il tempo sulle spalle. Il giudice non credette al miracolo e disse che il figlio era vivo quanto i due polli arrosto nel suo piatto. A quel punto i polli si risvegliarono e volarono via. Nacque così il miracolo delle galline, e in ricordo di questa leggenda nella cattedrale vengono tenuti un gallo e una gallina: se cantano, portano fortuna al pellegrino per il resto del cammino.

E in effetti, proprio accanto all'ingresso si vedevano due galline vere in una grande gabbia (a quanto si dice, le galline vengono cambiate ogni giorno). Però non cantarono. Dopo aver visitato con calma l'imponente cattedrale con il suo campanile alto 70 m, la strada mi portò avanti sul Camino pedonale (la strada ormai era troppo trafficata) in direzione di Burgos. Da Santo Domingo i vigneti si erano diradati. Ora mi avvicinavo alla provincia di Castiglia e León. Il paesaggio era di nuovo dominato da campi mietuti. Dopo un po' passai sulla N-120, che corre sempre parallela. Qui si pedalava comunque in modo un po' più piacevole che sulla ghiaia. Dopo Villafranca Montes de Oca lasciai il Camino, che attraversa il crinale boscoso dei Montes de Oca su piste ripide e ghiaiose. Non me la sentii di prendere quella strada, perché la mia guida parlava di grandi fatiche e ripidi tratti di ghiaia, e rimasi sulla strada, che mi portò sul passo La Pedraja a 1150 m. Dopo una breve pausa in un'area di sosta dove sfrecciavano conigli neri, scesi in leggera discesa verso Burgos. La strada era sempre più anonima, il vento contrario sempre più forte. Il rettilineo d'ingresso in città fu terribile. Comparvero zone industriali, ciminiere da cui il fumo nero soffiava sulla strada, il traffico era sempre peggio e mi bruciavano gli occhi. Alla fine raggiunsi il centro storico e trovai subito l'albergue accanto alla grande cattedrale. Incontrai alcuni pellegrini spagnoli in bici, partiti anche loro quella mattina da Azofra. Sembravano piuttosto distrutti. Meno male che non avevo fatto la deviazione in montagna. Dopo che mi fu assegnato il letto, mi lavai in fretta di dosso il sudore e lo sporco della giornata e andai a visitare la cattedrale. Ogni pellegrino dovrebbe fare visita alla cattedrale di Burgos. È una delle chiese più grandi e più belle della Spagna ed è iscritta nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Da fuori però mi piacque decisamente di più che da dentro.

Quella sera non avevo voglia di compagnia. Mi concessi un kebab mediocre, feci due passi per la città e tornai all'albergue. Nell'albergue modernissimo, su più piani, dividevo un dormitorio con altre 40 persone. Nonostante fossimo in tanti c'era molto silenzio e riuscii di nuovo a dormire bene. Il problema della luce qui era risolto in modo molto semplice: alle dieci e mezza di sera la luce veniva spenta e alle 6 del mattino si riaccendeva. Così non c'erano litigi, ma di dormire fino a tardi non se ne parlava nemmeno. Non era un problema, perché ormai anche da pellegrina in bici ci si alza verso le 6, le sei e mezza e si è contenti di pedalare incontro all'alba.

Alle 8 del mattino la bici era di nuovo carica e pronta a partire.

Il mattino, all'alba, da qualche parte nella Rioja. Un momento meraviglioso, silenzioso e magico.

Il campanile della cattedrale di Santo Domingo de la Calzada.

La cattedrale è famosa per il miracolo delle galline e ancora oggi si possono ammirare il gallo e la gallina.

La chiesa è ricca di sculture in pietra dettagliate e di opere d'arte.

Vista dal campanile sulla piazza del mercato.

E sulla vastità della campagna intorno.

Il cammino dei pellegrini corre a lungo parallelo alla strada nazionale N-120.

Pausa a Grañón, il paese dei gatti.

Dopo Santo Domingo il paesaggio dominato dai vigneti tornava a essere un vasto paesaggio collinare, dominato da campi mietuti.

Due pellegrini solitari in cammino.

Cambio di paesaggio. Si sale in alto sopra i Montes de Oca. Io preferii restare sulla strada. Il Camino pedonale correva in disparte su ripide piste di ghiaia, da qualche parte nel bosco.

Sul passo.

Poco prima di Burgos tutto cominciò a diventare brutto, puzzolente e rumoroso.

La porta cittadina Arco de Santa Maria è il simbolo della città. Qui tutto tornava vivace e bello.

La cattedrale di Burgos è enorme e davvero impressionante.

La facciata ovest della chiesa gotica. Davanti a questa imponente cattedrale ci si sentiva piccolissimi.

Anche dentro questa cattedrale è uno spettacolo e c'è tantissimo da scoprire.

La chiesa di San Esteban davanti alla grande cattedrale.

L'albergue di Burgos si trova proprio accanto alla cattedrale e chiedeva solo 4 euro a notte. Di solito si pagano tra i 4 e i 10 euro a notte. Per lo più si restava sotto i 10 euro.

L'autrice

Mi chiamo Karin, vivo a Delmenhorst vicino a Brema e amo moltissimo viaggiare in bici con i bagagli, a volte con il mio compagno ma spesso, e volentieri, anche da sola. Sul mio blog presento i percorsi in bici che ho fatto in Germania e in Europa. Magari trovate anche voi qualche spunto utile.

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