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In bici sul Cammino – Parte 2: attraverso la Meseta

Il viaggio per immagini di Karin in bici sul Camino Francés nel 2011, parte 2: da Burgos per la Meseta, León e la Cruz de Ferro fino a Vega de Valcarce.

8 ottobre 202617 min di lettura
In bici sul Cammino – Parte 2: attraverso la Meseta

Questa è la seconda parte del viaggio per immagini in tre puntate di Karin, che nel settembre 2011 ha pedalato fino a Santiago de Compostela lungo il Camino Francés. In questa parte si va da Burgos attraverso la Meseta, passando per León e i Montes de León, fino a Vega de Valcarce.


24/09/2011: Burgos – Carrión de los Condes (85 km, 700 m di dislivello)

Tra Burgos e León si stende la Meseta, un altopiano di 200.000 km² dove d’estate regna un caldo soffocante e d’inverno soffiano venti gelidi e le temperature scendono sotto zero. La Meseta è spoglia, gli alberi si vedono di rado. È uno dei paesaggi più affascinanti del Cammino di Santiago. Adesso, a settembre, fa ancora caldo, ma si sopporta. Impensabile percorrere d’estate, sotto il sole a picco, questi rettilinei desolati lunghi chilometri. Qui sono stata contenta di avere una bicicletta.

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Anche questa notte è stata molto piacevole. I mattinieri sono stati silenziosi e anch’io mi sono alzata relativamente presto. Verso le otto meno un quarto ero pronta a partire. Nell’aria c’era una leggera foschia e faceva piacevolmente fresco.

Tanto era stato sgradevole l’ingresso a Burgos ieri, tanto è stata bella l’uscita nelle prime ore del mattino. Prima attraverso un parco, poi lungo un fiume. Ho raggiunto in fretta i pellegrini partiti prima di me. Ho anche rivisto i due spagnoli che da due giorni incrociavo ogni tanto. In poco tempo la città era alle mie spalle e pedalavo sotto un cielo coperto attraverso un paesaggio verde.

Il momento clou di oggi doveva essere la Meseta, una pianura vastissima sull’altopiano castigliano. Dopo aver fatto rifornimento a Tardajos, ho proseguito su strade sterrate attraverso un territorio poco abitato. Era per lo più pianeggiante, con qualche breve salita o discesa. Dominavano ancora i campi di cereali già mietuti, con pochissimi alberi. Con quel tempo velato la zona aveva un aspetto davvero affascinante. A Hontanas ho dovuto fare una sosta extra. Avevo forato per la prima volta, naturalmente la ruota posteriore.

Per fortuna poco prima di uno dei pochi paesi, così ho potuto riparare la gomma con calma all’ombra di alcuni alberi. Da Hontanas un bel viale portava a San Antón. La pittoresca strada di campagna passava proprio in mezzo alle rovine del monastero di San Antón, un tempo dell’ordine degli Antoniani. Dopo Castrojeriz è finalmente cominciata la Meseta. Il paesaggio si stendeva leggermente ondulato, di tanto in tanto incorniciato da alcune catene di monti. Il cielo si è fatto azzurro e passavano alcuni cumuli. Il viaggio sulle lunghe strade dritte era accompagnato da falchi e altri uccelli, numerosissimi da queste parti. Ogni pochi chilometri spuntava un piccolo paese. Di persone se ne vedevano poche, e anche di pellegrini ne ho visti solo qua e là.

In uno dei piccoli paesi mi sono messa comoda su una panchina davanti all’ostello del posto, quando all’improvviso è arrivata un’intera armata di ciclisti. Saranno stati 30-40, e come si è scoperto erano tedeschi. Indossavano tutti giubbotti catarifrangenti e avevano solo un bagaglio leggero. Di nuovo uno di quei pellegrinaggi soft organizzati. Li ho trovati sgradevoli e quando ho sentito che volevano sfacciatamente invitarmi a una foto di gruppo, ho fatto in modo di andarmene in fretta. In quel momento non ne avevo proprio voglia. Così ho proseguito godendomi il tempo e il paesaggio fantastico. Nel tardo pomeriggio sono arrivata a Carrión de los Condes e mi sono fatta assegnare un letto nell’ostello del posto. Ho rivisto i due spagnoli incontrati stamattina. Dopo essermi rinfrescata e aver visitato la bella chiesa, non troppo carica di decorazioni, ho ritrovato i due spagnoli a cena. Oggi era persino davvero buono. Purtroppo non parlavano una parola di tedesco e quasi niente inglese, quindi la conversazione era difficile. Al tavolo accanto sedevano altri due tedeschi, con cui sono riuscita a chiacchierare meglio.

Dopo cena molti pellegrini si erano riuniti nel giardino dell’ostello. Ascoltavano un chitarrista che suonava musica molto suggestiva. È stata una bellissima conclusione per quella lunga giornata attraverso l’infinita, solitaria vastità della Meseta.

Alle 8 del mattino, poco dopo Burgos, ho raggiunto di nuovo i tanti pellegrini. Ho visto anche i due spagnoli che avevo già visto ieri.

Rabé de las Calzadas, poco dopo Burgos. Uno dei tanti piccoli paesi sul Camino.

Nella leggera foschia il vasto paesaggio appare particolarmente suggestivo.

Impressioni dal Cammino di Santiago.

Su e giù attraverso un paesaggio spoglio e solitario.

È comparsa la prima meseta, cioè altopiano. Nel frattempo la foschia era sparita e il sole picchiava forte dal cielo.

Hontanas si trovava un po’ più in basso, in un antico solco scavato da un fiume.

Con i suoi alberi verdi, il viale tra Hontanas e il monastero di San Antón creava un piacevole contrasto con il giallo polveroso del paesaggio.

La strada passava proprio in mezzo alle rovine del monastero di San Antón.

Le rovine dell’antico castello sul monte dietro Castrojeriz.

Area di sosta proprio sul Camino.

Nella Meseta. È semplicemente piatto e lo sguardo arriva a chilometri di distanza. Impensabile marciare qui d’estate senza un filo d’ombra.

Canal de Castilla. Anche se qui sembra quasi tutto molto secco, ogni tanto c’è un po’ d’acqua, come questo canale poco prima di Frómista.

Impressioni dal Camino.

Per chi va a piedi dev’essere una vera prova. Camminare dritto all’infinito mentre il sole sprigiona il suo calore senza pietà. Niente ombra, niente varietà. Immagino questo tratto come uno dei più duri per chi cammina. In bicicletta, invece, è stato piacevole.

Soprattutto quando mancano ancora più di 450 km a Santiago.

Vastità infinita, cielo azzurro, nuvole bianche.

Il dormitorio dell’ostello di Carrión de los Condes.

25/09/2011: Carrión de los Condes – León (98 km, 650 m di dislivello)

Oggi ci aspetta il secondo giorno nella Meseta, che ci porta al centro del Camino Francés, a Sahagún. Chi è arrivato fin qui ha alle spalle metà del cammino. Anche oggi il paesaggio resta solitario e uniforme. La meta di tappa è León, con la sua cattedrale straordinaria all’interno. Rispetto alla spoglia semplicità, la grande città con oltre 100.000 abitanti offre un forte contrasto e molte comodità.

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Ancora una volta sono stata l’ultima ad alzarmi. Poco prima delle 7 la camera era già completamente vuota. Alle 7 e mezza sono partita anch’io verso una nuova alba.

Oggi faceva freddo. Il mio termometro segnava 5 °C. Ma l’aria era bella fresca e pedalando ci si riscaldava in fretta. Sul ciglio della strada ho incontrato un cagnolino che mi ha salutata nel chiarore dell’alba. Forse sperava in qualche bocconcino, ma purtroppo non avevo niente per lui. Si è proseguito. Ho superato un pellegrino dopo l’altro su una strada interpoderale dritta come un fuso. A poco a poco si faceva sempre più chiaro e il sole è comparso all’orizzonte.

Della civiltà non c’era traccia. Il percorso attraversava per chilometri un paesaggio sconfinato. Ogni tanto una casa o un piccolo paese spopolato, ma per il resto solo paesaggio. A un certo punto sono tornata sulla N-120. Il Camino correva un po’ in disparte, parallelo alla strada. Sulla strada però si stava molto bene. A Ledigos mi sono concessa un piatto di tapas in uno dei pochi bar lungo il percorso.

Si è proseguito verso Sahagún, la metà del Cammino di Santiago. Chi è arrivato fin qui ha alle spalle esattamente metà del cammino. Motivazione o disillusione per i singoli pellegrini? Credo che sia questione di punti di vista. Io l’ho vista in positivo, perché potevo ancora percorrere tanti bei chilometri attraverso la Spagna. Il tratto restante fino a León continuava attraverso la piatta Meseta.

All’orizzonte si vedevano di nuovo le montagne della Cordigliera Cantabrica. Il sole splendeva intenso nel cielo azzurro e il termometro è salito fino a 36 °C al sole. Faceva caldo ed era solitario, ma bello. Oggi non ho avuto molti contatti con le persone. Avevo l’impressione che i pellegrini non fossero più aperti come all’inizio. L’euforia e la curiosità dei primi giorni sembravano un po’ svanite. Se si pensa che i pellegrini a piedi sono in cammino già da circa tre settimane, si può immaginare che ormai siano entrati nella loro routine e si concentrino di più su sé stessi. Mi è un po’ dispiaciuto, perché gli incontri all’inizio del viaggio li avevo trovati molto arricchenti. Ma questo è anche lo svantaggio di essere pellegrini in bici. Si va tre volte più veloci e si sfreccia accanto a tante persone senza avere il tempo di attaccare discorso. Ciononostante mi sono goduta il viaggio fino a León.

L’ingresso in città oggi è stato molto più piacevole, perché era domenica. Niente camion a sollevare polvere e fare rumore. Anche il traffico era moderato. Ho raggiunto in fretta il centro e l’ostello, che di nuovo si trovava proprio accanto alla cattedrale. L’ostello era gestito da un ordine benedettino, e donne e uomini dormivano in camerate separate. Non c’era un prezzo fisso per la notte. Ognuno poteva mettere un’offerta a piacere in una grande urna. Appena arrivata mi sono diretta di nuovo verso la cattedrale. Tanto era imponente da fuori la cattedrale di Burgos, tanto era bella da dentro quella di León. Particolarissime erano le tante vetrate colorate, attraverso cui la luce entrava in tutti i colori. Ogni finestra con dipinti elaborati e di dimensioni notevoli. L’atmosfera in questa cattedrale era unica.

A un certo punto la fame mi ha spinta di nuovo fuori. Oggi ho mangiato il peggior menù del día di tutti i tempi. L’unica cosa commestibile era il dolce per dessert. Pazienza. Un pellegrinaggio non è certo un viaggio gastronomico per buongustai. Così sono tornata all’ostello e sono arrivata giusto in tempo per la benedizione dei pellegrini, una breve funzione serale delle benedettine con canti bellissimi. E dopo, nel mio bel letto morbido, in mezzo a donne silenziosissime, sono scivolata in fretta nel sonno.

Poco prima dell’alba ero già in viaggio. L’atmosfera del mattino era sempre la più bella della giornata.

Uno dopo l’altro ho superato i pellegrini.

Atmosfera d’alba. Pace e silenzio.

Il cagnolino sperava di sicuro in un bocconcino, ma purtroppo non avevo niente per lui. Per fortuna qui passa abbastanza gente ogni giorno. Qualcuno avrà pur qualcosa.

Il sole basso proiettava lunghe ombre nella vastità infinita.

Un piccolo ostello sulla strada per Sahagún. Quasi in ogni paese lungo il Camino c’è un ostello. In media distano circa 10 km l’uno dall’altro. Negli ostelli più piccoli si può avere la sfortuna di trovarli già pieni. Nei paesi più grandi spesso ce ne sono diversi. E in caso di necessità si deve dormire sul pavimento o all’aperto.

Sahagún. Il centro del Camino Francés. Chi è arrivato fin qui ha alle spalle esattamente la metà.

Un piccolo edificio religioso come area di sosta lungo il Camino.

Ancora in viaggio nella Meseta. In fondo si intravede una catena montuosa. È la Cordigliera Cantabrica, che si vedeva già qualche giorno fa. Attraversa da un capo all’altro tutto il nord della Spagna.

Un piccolo bar da qualche parte lungo il cammino.

Ombra e acqua sono rare in questo paesaggio infinito.

León, una città molto bella e vivace.

Da fuori la cattedrale non è sfarzosa come quella di Burgos, ma è comunque imponente e nel tipico stile gotico che si trova così spesso in Spagna.

Dentro la cattedrale è molto più impressionante e molto più bella di quella di Burgos. Innumerevoli vetrate colorate creano splendidi giochi di luce nella cattedrale.

Fino a tarda sera le strade di León sono molto animate.

Le rastrelliere per le bici davanti all’ostello. Il numero dei pellegrini in bicicletta era aumentato parecchio.

Atmosfera serale sul sagrato del monastero benedettino che ospita l’ostello.

Qui uomini e donne dormono separati. Di solito si ha a disposizione un letto con lenzuolo. Tutto il resto, come sacco a pelo e cuscino, il pellegrino deve portarselo da sé. In nessun ostello si può restare più di una notte, a meno che non si sia malati.

26/09/2011: León – Rabanal (72 km, 750 m di dislivello)

Il paesaggio dopo León è ancora spoglio, ma non più così vasto e monotono come la Meseta. In leggera discesa si arriva a Hospital de Órbigo con il suo ponte medievale dei cavalieri e poi, in leggera salita, si passa per Astorga, con il palazzo vescovile progettato da Gaudí, fino ai primi contrafforti dei Montes de León.

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

Ieri sera la città era ancora così piena di gente, così viva. Stamattina era deserta. Nessuno in giro, tranne i solerti spazzini che in Spagna si vedono così spesso al mattino. Una spazzatrice puliva l’intero sagrato e del giorno prima non restava neanche un pezzetto di carta. Ho seguito i segni sulla strada e ho lasciato la città ancora addormentata.

Purtroppo non è stata una bella uscita, perché qui la zona era decisamente più urbanizzata di prima. Ho dovuto attraversare molti sobborghi prima di ritrovare la strada nazionale N-120. Anche su questa il traffico era più intenso ed era assolutamente anonimo pedalarci. Solo poco prima di Astorga è tornato tutto più rurale e tranquillo.

A Hospital de Órbigo c’era una piccola attrazione da vedere. Il ponte Puente de Órbigo, del XIII secolo, è il ponte più lungo del Cammino di Santiago. Attraversa il fiume Órbigo, ormai ridotto a un corso d’acqua stretto. Un tempo un cavaliere aveva una dama del cuore di nome Doña Leonor. Per lei si era imposto, con una promessa fatta alla sua confraternita, di digiunare ogni giovedì portando al collo un pesante anello di ferro. Quando col tempo la cosa gli è diventata troppo gravosa, ha voluto sciogliere la promessa. Per farlo doveva battersi sul ponte con tutti i cavalieri che passavano di lì. Alla fine il cavaliere fu liberato dal suo voto e portò il collare alla cattedrale di Santiago, dove ancora oggi pende al collo del busto di Giacomo il Minore. E da allora questo ponte è un passo d’onore e una volta all’anno vi si svolgono tradizionali giostre cavalleresche che rievocano la vicenda.

Sì, attraversare questo ponte in bici è stato davvero qualcosa di speciale e ci si poteva immaginare bene come un tempo i cavalieri si fossero battuti qui. Oggi, sotto un sole splendente, il ponte era popolato soltanto da qualche innocuo pellegrino. Ho proseguito in bici verso Astorga. La città si trova a circa 850 m di altitudine, vicino ai Montes de León, ed è un importante crocevia dei Cammini di Santiago. Qui la Vía de la Plata da Siviglia e il Camino Francés si incontrano e proseguono uniti fino a Santiago. Per questo ad Astorga c’è anche un imponente palazzo vescovile, il cui edificio è stato progettato e in parte costruito nientemeno che da Gaudí. Oggi il palazzo è un museo, che però in quel momento era chiuso. Dopo una breve sosta ad Astorga il viaggio è continuato. Il tratto da Astorga a Rabanal è stato uno dei più belli del Camino. Il paesaggio continuava a essere leggermente ondulato e il percorso correva ormai quasi solo lontano dalle strade, oppure su un tratto di strada asfaltata solitaria, in mezzo a tantissima natura. All’orizzonte si vedevano già le montagne successive, i Montes de León, che sembravano verdissimi. In leggerissima salita si arrivava a Rabanal e diventava tutto sempre più solitario e vuoto. I pochi paesini erano in parte quasi spopolati e molte case stavano già crollando. Senza i pellegrini questi paesi qui sicuramente non esisterebbero più. Anche Rabanal era un piccolo paese isolato con un ostello accogliente. Tutto era pieno di fiori e l’intero paese irradiava una calma indescrivibile. Qui volevo restare, e così alle 4 del pomeriggio ho già concluso la mia giornata di viaggio.

Pian piano sono arrivati anche gli altri pellegrini in bici, alcuni dei quali vedevo ogni tanto già da parecchio tempo, e anche facce nuove. È buffo con i pellegrini in bici, un po’ come nelle gare di volo a vela. Ci si vede, ci si saluta, ci si supera o si viene superati e, anche se ci si scambiano solo poche parole, si comincia piano piano a conoscere i propri compagni di gara. Solo il gruppo olandese di 15 ciclisti, di nuovo con bagaglio leggero, non suscitava granché il mio interesse. La sera però non ho incontrato ciclisti, ma Oliver, un informatico di Heilbronn, e un tipo di Colonia, che è stato felicissimo del pane nero che gli ho dato. Sapevo che in Spagna non c’era pane come si deve e mi ero portata una buona scorta di pane nero confezionato. Il collega era ormai in cammino a piedi da molte settimane e quindi aveva una gran voglia di pane buono.

A cena abbiamo chiacchierato tanto, con birra a sufficienza, ed è stata una serata molto piacevole e conviviale. Alle 7 siamo andati alla messa serale, dove ho scambiato anche due parole con gli altri ciclisti, e la sera tutti hanno potuto ammirare un cielo stellato incredibilmente bello, con una Via Lattea limpidissima.

Di primo mattino a León. Strade deserte.

Ancora 300 km a Santiago. La freccia gialla indica la strada giusta.

Monumento al pellegrino alla periferia di León.

Ho lasciato León attraverso il groviglio di autostrade che la circonda.

La statale per uscire dalla città era molto anonima, trafficata e rumorosa.

Hospital de Órbigo con il Puente de Órbigo. Un tempo un cavaliere combatté su questo ponte per liberarsi da una promessa fatta alla sua dama del cuore.

Ad Astorga si incontrano due Cammini di Santiago, la Vía de la Plata da Siviglia e il Camino Francés.

Impressioni.

La cattedrale di Astorga.

Ma il palazzo vescovile accanto, costruito su progetto di Gaudí, è decisamente più spettacolare. Oggi ospita un museo.

Dopo Astorga è diventato tutto solitario e di nuovo molto bello dal punto di vista del paesaggio.

Sullo sfondo la catena boscosa e verde dei Montes de León.

Piccoli paesi isolati a ovest di Astorga. In parte restaurati, ma spesso anche molto diroccati.

Tutti hanno bisogno di una pausa.

Impressioni.

Atmosfera serale a Rabanal.

L’ostello di Rabanal.

L’ostello di Rabanal.

27/09/2011: Rabanal – Vega de Valcarce (77 km, 1000 m di dislivello)

Su bei sentieri si sale costantemente verso i Montes de León. Alla Cruz de Ferro si raggiunge il punto più alto del Camino Francés. Poi, con una discesa mozzafiato, si scende nella fertile valle del Bierzo, che si trova tra Ponferrada e Villafranca del Bierzo. Grazie a un particolare microclima qui si coltiva molta vite. Dopo Villafranca si risale lentamente verso i contrafforti sudoccidentali della Cordigliera Cantabrica.

Mappa: © GPSies.com and OpenStreetMap contributors

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Era ancora buio pesto quando la maggior parte dei pellegrini era già in cammino. Ora, man mano che si andava verso ovest, si notava giorno dopo giorno che il sole sorgeva sempre più tardi. Quando alle otto meno un quarto ero pronta a partire, alcuni pellegrini erano ancora seduti al bar a bere con calma il loro caffè. Per una volta non ero l’ultima. Questa mattina è stata la più bella del viaggio fino a quel momento.

Quando sono partita all’orizzonte si vedeva già una striscia argentea di luce. Le albe di settembre qui sono davvero da sogno e quella di oggi è stata una delle più belle del mio viaggio. Dal lilla all’arancione e al giallo, il cielo si è tinto lentamente di un azzurro luminoso. Ci si trovava in mezzo alla natura, circondati dal cinguettio degli uccelli e da una solitudine quasi totale. Ogni tanto qualche pellegrino, che si superava salutando: “Buen camino!”. Era semplicemente meraviglioso. In leggera salita si andava ora verso i Montes de León. La prima sosta è stata Foncebadón, un paese diroccato sul Camino. Solo poche persone vivevano ancora nelle case fatiscenti. Il flusso costante di pellegrini ha però ridato un po’ di vita a questo luogo, importante nel Medioevo, cosa che si notava anche da una buffa pubblicità immobiliare in tedesco sul muro di una casa. Ma oltre a due case restaurate, un ostello e un ristorante con bar, qui non c’era ancora altro da scoprire. Il fascino della decadenza prevaleva nettamente.

Qui avrei volentieri passato la notte, ma per quello era decisamente troppo presto. Perciò ho proseguito verso la Cruz de Ferro, che con oltre 1500 m di altitudine è il punto più alto del Camino. Già da lontano si vedeva un enorme tronco di legno con una croce di ferro su un grande cumulo di pietre. Da migliaia di anni è tradizione deporre una pietra presso questa croce. Di solito questa pietra la si porta da casa e in questo punto del Cammino di Santiago la si può lasciare come “il proprio fardello”. La pietra può rappresentare i peccati lasciati alle spalle fin qui, può raccontare una storia, essere un ricordo o valere come addio a qualcosa. Anch’io avevo con me le mie pietre, che finalmente ho potuto deporre. C’era molta gente, tante persone deponevano le loro pietre, si facevano fotografare, scambiavano due chiacchiere in tutte le lingue possibili. Anch’io mi sono fatta scattare una foto ricordo, ho osservato le tante pietre, ma anche foto e ricordini, e sono rimasta un bel po’ in questo luogo carico di storia. Dopo questa visita, dopo un breve saliscendi, è arrivata la discesa per eccellenza. 1000 m di dislivello in 20 km, tutti in discesa. La strada era a tratti molto ripida, piena di curve e anche l’asfalto non era dei migliori.

Ma non importava, la mia bici andava bene ed è arrivata giù sana e salva. Giù fino a Ponferrada, il capoluogo del Bierzo. Ponferrada si trova all’inizio di una stretta pianura, delimitata a est dai Montes de León appena lasciati e a ovest dalla Cordigliera Cantabrica. Prima di ripartire ho fatto una pausa a Ponferrada e ho visitato l’imponente castello templare della città. I 6 euro avrei potuto risparmiarmeli. Molto più interessante era il castello templare costruito da sé da un eremita poco dopo la Cruz de Ferro, ma non ho potuto o voluto visitarlo, perché in quel momento era assediato da un’orda di ciclisti olandesi. Così ho proseguito attraverso la pianura verso le montagne successive. Questa volta ho scelto di nuovo il Camino originale invece della strada e me ne sono pentita abbastanza in fretta. Il Camino correva su sterrati estremamente sassosi, sempre su e giù. Con temperature afose oltre i 30 °C non era affatto divertente. Di malumore, dietro ogni dosso constatavo che semplicemente non migliorava. Solo la zona era molto graziosa e caratterizzata dai vigneti. Il fresco clima oceanico che arriva da ovest, mescolato alle temperature calde della Meseta, crea qui di nuovo buone condizioni per il vino. Dopo un lungo e faticoso saliscendi su sterrati polverosi e sassosi, sono finalmente arrivata a Villafranca del Bierzo, il capoluogo del Bierzo ai piedi della Cordigliera Cantabrica.

Il paese era bello, con molte chiese, monasteri e case graziose, ma ormai ero troppo distrutta. Dopo una breve pausa volevo ancora raggiungere la meta della giornata. Lentamente ma costantemente la strada, di nuovo asfaltata, saliva verso le montagne. La zona si faceva sempre più verde e nelle foglie si notavano i primi segni dell’autunno. Adesso ho rivisto anche i miei pellegrini ciclisti spagnoli. Avevano la mia stessa meta, l’ostello del posto a Vega de Valcarce, ai piedi dell’ultima grande salita prima di Santiago. Mentre nella piccola cucina mi scaldavo la pasta al pomodoro, che fra l’altro mi trascinavo dietro già dalla Francia, ho incontrato tre pellegrine tedesche. Mangiando abbiamo parlato del Camino e mi è stato chiaro quanto più intenso dovesse essere pellegrinare a piedi. Mi hanno raccontato dei tanti compagni di strada che avevano incontrato, alcuni dei quali erano andati avanti o erano rimasti indietro. Abbiamo parlato molto delle persone e ho capito che con la bici andavo semplicemente troppo veloce e potevo cogliere solo metà dell’esperienza del pellegrinaggio. Ma pazienza, comunque meglio che niente. La prossima volta, spero, a piedi.

Una delle albe più belle, al mattino sui Montes de León.

Foncebadón, un paese quasi abbandonato ai piedi delle montagne.

Foncebadón.

Solo l’ostello e un bar con ristorante, oltre a pochissime case, sono relativamente nuovi.

Si saliva verso il punto più alto del Camino, sui Montes de León.

La Cruz de Ferro si vede già da lontano.

Ogni pellegrino può deporre qui una pietra portata da casa. Come ricordo, come addio o per lasciare i propri peccati. Una foto qui è d’obbligo.

Su e giù per le colline verdi e poi giù in ripida discesa fino a Ponferrada.

Il Puente de Molinaseca nell’omonimo paese poco prima di Ponferrada.

Il castello templare di Ponferrada. L’ingresso si può pagare, ma non è obbligatorio.

Una stretta pianura si trova tra i Montes de León e la Cordigliera Cantabrica, che separa la Castiglia e León dalla Galizia.

Ciclisti allegri a Villafranca del Bierzo.

Dopo Villafranca del Bierzo si saliva verso la Cordigliera Cantabrica.

La statale corre solitaria, mentre le auto viaggiano in autostrada.

L’ostello di Vega de Valcarce.

L’autrice

Mi chiamo Karin, vivo a Delmenhorst vicino a Brema e mi piace moltissimo viaggiare in bici con i bagagli, a volte con il mio compagno ma spesso e volentieri anche da sola. Sul mio blog presento i percorsi in bici che ho fatto in Germania e in Europa. Magari c’è qualche consiglio anche per voi.

Il cammino in Camino Ninja

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