Il canarino di Santiago – un racconto di pellegrinaggio
Racconto inventato di Wolfgang Janowsky: nel caldo estivo della Via de la Plata un pellegrino incontra un compagno di cammino con un canarino.

Un racconto inventato dal Cammino di Santiago: Wolfgang Janowsky narra di un pellegrino in cammino in piena estate sulla Via de la Plata che, nella calura, incontra un misterioso compagno con un canarino.
Un pellegrino a metà della vita, dopo alcune esperienze difficili sul Camino Francés, percorso da sempre più pellegrini con gli interessi più diversi, cercava piuttosto la quiete e la solitudine di un cammino ancora non così frequentato, che tuttavia gli permettesse un’esperienza spirituale e buoni incontri con persone affini.
La sua scelta cadde sulla Via de la Plata, anche se poteva mettersi in cammino solo d’estate, cioè nel periodo più caldo dell’anno nel sud della Spagna. Ma amava quel paesaggio unico e sperava che il tempo gli fosse clemente.
Arrivò a Siviglia all’inizio di agosto e fu sorpreso da temperature di oltre 40 gradi. Vide confermate tutte le sue paure quasi da panico per il caldo! Ma era fiducioso di farcela! Però non era allenato, era quasi sempre più lento degli altri e il cammino si allungava. Anche quando sceglieva tappe non troppo lunghe e partiva – non a mezzanotte, ma – comunque piuttosto presto, finiva spesso nel caldo che nel pomeriggio diventava quasi insopportabile.
Un pellegrino di un’altra epoca
Un giorno, mentre nel primo pomeriggio si trascinava con le ultime forze, sotto un caldo soffocante, lungo una pista particolarmente monotona, senza quasi più percepire davvero ciò che lo circondava, vide un pellegrino completamente fuori dal tempo che procedeva per la sua strada con grande serenità. Sentì, cosa sorprendente, anche uno splendido canto di uccello. Si avvicinarono e si accorse che l’altro pellegrino era vestito come nei tempi antichi. Non mancavano nemmeno il bordone e la zucca!
Con sua grande sorpresa riuscirono a capirsi subito. Anche il pellegrino più anziano veniva su da Siviglia e faceva tappe lunghe più o meno come le sue. Aveva però calzature molto peggiori, piuttosto una specie di sandali romani – ariosi, ma poco stabili. E – aveva con sé un canarino!!! Ecco il motivo di quel bellissimo canto.
Il pellegrino di un’altra epoca, che guarda caso si chiamava Santiago, gli raccontò di aver ricevuto l’uccellino in dono da un buon amico e di essersi molto affezionato a lui. Siccome non voleva lasciarlo solo, anche perché si era troppo affezionato al suo canto, aveva deciso di mettersi in cammino con l’uccellino.
E così Santiago si godeva, proprio su quei tratti monotoni, il canto dell’uccellino, e grazie a esso conservava la sua pace interiore. E questa esperienza benefica la fece anche il pellegrino.
Quando arrivò in un paese, fu molto sorpreso che fosse già il luogo in cui avrebbe pernottato quel giorno. Ancora più strano era che Santiago fosse sparito – come dissolto nell’aria – o aveva soltanto sognato tutto…?
Mentre cercava un albergue, all’improvviso sentì di nuovo il canto di un canarino! Quando vide che veniva da un albergue per pellegrini, decise di dormire lì! Dopo essersi rinfrescato e aver mangiato qualcosa, si mise a parlare con l’hospitalero. Gli raccontò del suo episodio prodigioso lungo il cammino e che per questo aveva scelto quell’albergue.
La leggenda del canarino
Allora l’hospitalero gli raccontò che il canarino aveva eccome un significato storico! Secondo un’antica leggenda anche Santiago, il santo, aveva portato con sé un canarino nei suoi viaggi. Prendersi cura dell’uccellino e insegnargli quel canto meraviglioso richiedeva molta pazienza, che al santo, nei suoi compiti difficili, spesso mancava. Voleva ottenere molte cose più in fretta, cercava il successo con troppa impazienza. Spesso si arrabbiava quando qualcosa non riusciva abbastanza in fretta. In uno dei suoi sogni, mentre ancora una volta si lamentava con il suo Dio di non avere più successo, gli apparve un canarino! E il giorno dopo, per caso, un amico gli offrì un uccellino giovane. Imparò a prendersene cura; anche l’allevamento e l’insegnamento del canto richiedevano lentezza e grande calma, ma portavano anche, costantemente, dei risultati. Così Santiago imparò a perseguire i suoi obiettivi lentamente ma con sicurezza, e il canto dell’uccellino, sempre più bello, glielo ricordava di continuo.
Arrivo a Santiago
Qualche settimana dopo anche il pellegrino raggiunse la sua meta, Santiago. Quando le cose non andavano abbastanza in fretta o il caldo diventava insopportabile, si atteneva alle esperienze tramandate di Santiago, che probabilmente aveva incontrato in sogno.
La mattina del suo arrivo a Santiago ebbe fortuna e la cattedrale era ancora piuttosto vuota. Girò intorno all’altare e salì fino a Santiago. Lo abbracciò felice di aver compiuto il cammino fin lì sano e salvo e con buone esperienze, naturalmente in parte anche difficili. Ma all’improvviso quasi non credette alle proprie orecchie quando, nel mezzo della cattedrale, si levò il canto di un canarino. Ne fu colmato profondamente, anche se era quasi certo che solo lui – e forse Santiago – sentisse quelle note soavi! Per lui fu un segno: anche nel resto del suo cammino non doveva diventare troppo impaziente e, nel dubbio, andare avanti con lentezza.
Questo è uno dei tre racconti di pellegrinaggio di Wolfgang Janowsky. Gli altri due sono Camino 2024 e Il cappellino.