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Il cappellino – un racconto dal Cammino di Santiago

Racconto inventato di Wolfgang Janowsky: un pellegrino vuole forzare il cammino, finché nel caldo spagnolo non incontra un allegro cappellino.

8 ottobre 20263 min di lettura
Il cappellino – un racconto dal Cammino di Santiago

Un racconto inventato dal Cammino di Santiago: Wolfgang Janowsky narra di un uomo a metà della vita che parte dai Pirenei con troppi bagagli e troppa ambizione – e che nel caldo della Spagna incontra un allegro cappellino.

C’era una volta un uomo che, a metà della sua vita, partì per percorrere il Cammino di Santiago in Spagna. Senza allenamento, pieno di illusioni romantiche, partì con troppi bagagli, classicamente dal versante francese dei Pirenei.

Il tempo gli era favorevole, ma lo zaino troppo pesante, le continue salite ripide e la sua scarsa esperienza di montagna all’inizio gli resero la vita un inferno. Di notte dormiva male, di giorno camminava male, con dolori, vesciche e tuttavia con la ferma volontà di raggiungere la meta prefissata – nonostante tutti i primi dubbi sul perché si fosse imbarcato in un’impresa del genere.

Così resistette per un bel po’. Le vesciche guarirono, lo zaino venne sfoltito, le spalle si abituarono al carico rimasto.

Forzare il cammino

Ma ora arrivò il sole cocente della Spagna.

Voleva forzare il cammino. E camminava da mattina a sera. A mezzogiorno il sole bruciava senza pietà – ma chi si mette a fare – come quei pigri spagnoli – una siesta di diverse ore! Beveva troppo poco, la grande borraccia gli pesava troppo, proprio ora che aveva ridotto così tanto il bagaglio! E poi – chissà se si può bere dalle fontane spagnole.

In una giornata particolarmente calda, in cui voleva affrontare una tappa particolarmente lunga, a fatica e con grande stento raggiunse nel pomeriggio un albergue per pellegrini – molto prima della sua meta. Si sedette all’ombra davanti all’ingresso e cadde in un sonno profondo, quasi delirante – e si svegliò solo di notte: disperato, indebolito e con la convinzione ormai maturata di abbandonare quella follia omicida.

Una stella e un cappello

Ma quando aprì gli occhi, una grande stella luminosa gli strizzò l’occhio amichevolmente – proprio dalla direzione in cui voleva, doveva andare? Era un ammiccare come a dire: vieni! Era per lui un segno di incoraggiamento, di gioia, anzi di sollievo. E si riaddormentò.

Sognò un cappello che danzava allegro e camminava sul sentiero davanti a lui.

Si svegliò con i primi pellegrini. Rinfrancato, si rimise lo zaino in spalla e ripartì ancora una volta. Dopo 2 ore nell’aria fresca del mattino gli comparve davanti un allegro cappellino – stava sognando?? Accelerò un po’ il passo, aveva ancora forze. Il cappello stava sulla testa di una giovane, allegra pellegrina!

Le rivolse la parola: dove vai e da dove vieni? Così nacque una bella conversazione. Quasi non si accorgeva di quanta strada facessero! Ma all’improvviso lei disse: facciamo una lunga pausa, fa troppo caldo. Lui dapprima protestò: noi, no, almeno lui doveva proseguire – pensava a Santiago, alla stella, ma anche al cappello del suo sogno, quanto era allegro! E così si riposarono all’ombra vicino a un lago. Lui fece un bagno, bevvero molta acqua e ancora un caffè bello forte nel paese successivo, e nel tardo pomeriggio ripartirono ancora una volta.

Com’era leggero camminare! L’aria si fece più fresca e procedettero bene. Quella notte sognò Santiago, la stella, il sole e il cappello.


Questo è uno dei tre racconti di pellegrinaggio di Wolfgang Janowsky. Gli altri due sono Camino 2024 e Il canarino di Santiago.